L’oro spinge in alto il bilancio di Bankitalia: 91 miliardi di plusvalenze sulle riserve auree

Roma, 1 aprile 2026 – L’oro torna al centro del dibattito. Questa volta però a parlare non sono i politici, ma i numeri. Il bilancio 2025 di Banca d’Italia è infatti cresciuto di circa 10 miliardi grazie soprattutto alle “plusvalenze sulle riserve auree, pari a 91 miliardi”, sottolinea il governatore Fabio Panetta.

Plusvalenze che, aggiunge il titolare di via Nazionale, hanno “più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi, a 508”. Al momento, il dibattito su “rimpatrio” o uso politico dell’oro non trova conferma nei fatti. Anche quest’anno, infatti, nella relazione del governatore non c’è alcun riferimento né a modifiche della quantità di oro detenuta né a ipotesi di “rimpatrio”.

Corsa dell’oro, effetto diretto su Bankitalia

Continuano a salire le quotazioni spot del metallo prezioso, registrando oggi un aumento dell’1,11% pari a 4.561,1500 l’oncia. A sostenere la corsa del metallo prezioso sono anche le tensioni geopolitiche e l’incertezza sui mercati finanziari globali, fattori che continuano a consolidare il ruolo di bene rifugio. In questo contesto, l’oro torna ad assumere una funzione centrale nei bilanci delle banche centrali, non come strumento operativo ma come garanzia di stabilità.

Le riserve auree dunque hanno sì aiutato il bilancio di Bankitalia, ma non in qualità di patrimonio del “popolo italiano” come previsto dalla norma introdotta con la legge di Bilancio quest’anno, bensì per via dell’aumento del prezzo dell’oro che ha rafforzato la solidità patrimoniale della banca.
 

Sovranità e oro: il peso resta ai mercati

Il dibattito politico sull’oro italiano, rilanciato negli ultimi mesi dal governo Meloni con l’idea di “riportarlo sotto controllo nazionale”, non ha alcuna relazione con questi numeri. La disposizione introdotta in Manovra “non modifica né la rappresentazione in bilancio, né i compiti e le finalità legate alla detenzione dell’oro da parte dell’Istituto” spiega Panetta.

La Banca d’Italia gestisce le riserve in autonomia nell’ambito dell’Eurosistema, e i risultati contabili derivano da fluttuazioni di mercato, non da decisioni politiche sulla proprietà dell’oro. Il ruolo del metallo prezioso oggi più che mai è quello di rafforzare la solidità patrimoniale della banca centrale, rendendo più sicura la gestione della politica monetaria e il sostegno all’economia nazionale in caso di crisi. Parte delle riserve è custodita all’estero, presso la Federal Reserve, la Bank of England o la Banca Nazionale Svizzera, per ragioni storiche e di sicurezza, mentre il resto rimane in Italia.

Riserve in crescita, ma senza cambi di strategia

Stando ai numeri emersi dal bilancio di Banca d’Italia, le riserve auree sono depositate per il 44,9 per cento in Italia, per il 43,3 negli Stati Uniti, per il 6,1 in Svizzera e per il 5,7 nel Regno Unito. Al 31 dicembre 2025 il controvalore in euro dell’oro detenuto da Banca d’Italia era pari a 289,2 miliardi di euro rispetto ai 197,9 alla fine del 2024; l’aumento di 91,3 miliardi è ascrivibile “interamente” al rialzo del prezzo di mercato del metallo, che, espresso in euro, è stato nell’anno del 46,1 per cento.

La crescita del controvalore in euro dell’oro si è riflessa in un equivalente incremento del rispettivo conto di rivalutazione. La dimensione complessiva del bilancio alla fine del 2025 è lievemente cresciuta rispetto all’esercizio precedente, attestandosi a 1.113 miliardi. L’oro continua a svolgere una funzione essenzialmente prudenziale: non funge da leva di intervento diretto, bensì da riserva di valore che si rafforza nei momenti di incertezza. Più che una questione di sovranità formale, resta uno strumento di credibilità finanziaria.