Roma, 31 marzo 2026 – Qualcuno, già da tempo, sostiene che con la chiusura dello Stretto di Hormuz fra qualche settimana recandoci alla pompa di benzina potremmo trovarla chiusa per “mancanza di carburanti”. Non solo dunque il caro prezzi (effetto già ampiamente in essere dall’inizio del conflitto) ma addirittura una carenza di energia che, qualcuno vaticina, potrebbe portare a veri e propri lockdown energetici (limitazione della circolazione, riduzione dei consumi…). Uno scenario inquietante alla luce dell’evoluzione della Guerra all’Iran.
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E il monito lanciato oggi dal Commissario Ue all’Energia (non uno qualunque), seppur in termini tecnici, fa tremare le vene ai polsi. I Paesi Ue dovrebbero “prepararsi tempestivamente” a “un’interruzione potenzialmente prolungata” delle forniture energetiche dovuta alla crisi in Medio Oriente. È l’avvertimento che, Dan Jorgensen, ha lanciato in una lettera ai 27 ministri dell’energia, scoraggiando l’adozione di “misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue”.

La lettera, datata 30 marzo, è stata inviata alle capitali in vista della riunione straordinaria che i ministri terranno nel pomeriggio in videoconferenza. Il commissario invita i ministri a promuovere misure di risparmio della domanda di petrolio, in particolare nei trasporti, nonché “a valutare la possibilità di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato”, si legge nella lettera.

Nella lettera, il commissario Jorgensen ammette che il conflitto in corso in Medio Oriente e gli attacchi alle infrastrutture energetiche “stanno esercitando una notevole pressione sui mercati mondiali del petrolio e del gas”. Riconoscendo che l’esposizione diretta dell’Ue alle forniture di gas e petrolio dalla regione “sia limitata”, ricorda che l’Ue dipende “dai mercati globali per il nostro approvvigionamento di combustibili fossili” e “particolarmente preoccupante” nel breve termine è la dipendenza dell’Ue dalla regione del Golfo del Medio Oriente per i prodotti petroliferi raffinati. Da qui l’invito a promuovere misure di risparmio della domanda di petrolio, in particolare nel settore dei trasporti.
Le capitali dovrebbero inoltre considerare “il potenziale impatto transfrontaliero delle misure nazionali” e “consultarsi con gli Stati membri confinanti e la Commissione per garantire il funzionamento del mercato interno”. I Paesi Ue sono incoraggiati “a rinviare qualsiasi manutenzione non urgente delle raffinerie”, nonché a “monitorare gli sviluppi relativi alle interruzioni dell’ approvvigionamento di petrolio e alle condizioni del settore”.
E intanto il prezzo del petrolio continua a salire. Il Brent che viaggia sopra i 107 dollari al barile e il Wti a 103,3 dollari. Il prezzo del Brent è sulla buona strada per un aumento mensile record di oltre il 60%, il Wti del 50%.
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