Maduro ai giudici: “Sono un prigioniero di guerra”. Prima udienza per l’ex presidente del Venezuela: “Rapito da casa”

New York, 6 gennaio 2026 – La sua felpa azzurra è già sold out fino ad aprile. Anche gli abiti simbolici del Maduro carcerato vanno a ruba davanti agli scaloni del tribunale di Brooklyn dove l’ex presidente venezuelano si è presentato incatenato per dichiararsi “innocente e non colpevole”.

“Sono stato rapito dalla mia casa a Caracas”, ha ribadito definedosi vittima della violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti che lo hanno catturato nella sua camera da letto insieme alla moglie per accusarlo di narcotraffico, contrabbando di armi e attentati alla sicurezza Usa. “Sono un prigioniero di guerra”, ha poi aggiunto uscendo.

Il convoglio che trasporta Maduro lascia il tribunale federale di New York sotto scorta

La cattura di Maduro

Non è stata un’invasione, ma un’operazione di polizia, ha detto l’ambasciatore Usa all’Onu Waltz tra i sorrisi di scherno degli altri Paesi membri del Consiglio di Sicurezza. Con Noriega “faccia d’ananas” a Panama era successa la stessa cosa. Il processo e la condanna. Con Maduro e la moglie finirà nello stesso modo, mentre Trump anche ieri è tornato a minacciare Cuba, il Messico, la Groenlandia insieme ad altri che definisce “Paesi canaglia”.

Nemmeno le decine di guardie del corpo cubane che aveva sempre intorno per evitare attentati sono riuscite a proteggere il leader venezuelano. Almeno 32 di loro sono morte nell’attacco notturno sferrato col preciso blitz della Delta force.

La linea della difesa

Maduro difeso da Barry Pollack, già avvocato di Assange

Anche se la vita a Brooklyn e a Manhattan scorre normale e la città rimane elettrica, a livello internazionale l’America di Trump è profondamente isolata e sotto accusa perché continua a ignorare l’Onu e i trattati internazionali. A difendere Maduro in corte arriva l’avvocato Barry Pollack che era già stato l’avvocato di Julian Assange mentre la moglie Cilia Flores è assistita da Mark Donnelly. Per arrivare dal carcere alla corte di Brooklyn si sono dovuti muovere alle 7 del mattino, spostarsi anche in elicottero e sorvolare il porto di New York.
 

La linea della difesa punta sull’immunità sovrana riservata al capo di Stato, ma Maduro non viene riconosciuto come presidente legittimo dopo le elezioni del 2024 che in tanti ambienti internazionali hanno classificato come falsate. Paradossalmente a Caracas la vita sembra tornata a una lenta normalità con i negozi di nuovo aperti e nessuna manifestazione né a favore e né contro la cattura di Maduro.

L’obiettivo di Trump: avvantaggiare le compagnie petrolifere Usa

Osservatori attenti notano però che se Trump punta a un saccheggio studiato creato per avvantaggiare le compagnie petrolifere Usa, la Cina punta invece a far proseguire verso l’Asia i grandi carichi di petrolio non raffinato e pesante di cui Pechino ha bisogno. Se in una prima fase Trump si era allargato a dire che adesso sarebbe stati gli Usa a comandare, ieri Rubio è sembrato più realista limitandosi a registrare e sperare in una transizione tranquilla che non incendi ancora di più i Paesi della regione finiti già nella lista dei cattivi come la Colombia.
 

Cuba a Trump: terrorismo di Stato

Sono i cubani a parlare apertamente di terrorismo di Stato puntando il dito contro Trump: affermano di aver effettivamente perso almeno 32 militari chiamati a proteggere Maduro, mentre le forze venezuelane non sembravano offrire sufficienti garanzie di lealtà.

Sulla Carta è la vicepresidente Delcy Rodriguez a reggere il Paese come presidente ad interim. Ma se come prima mossa aveva chiesto l’immediato rilascio di Maduro, ieri ha invitato tutti alla moderazione in attesa che si faccia chiarezza su questo pericoloso vuoto di potere dove per ora tutti tacciono, soprattutto i militari.
Agli americani però non sfugge che da due giorni con Maduro alla sbarra e la minaccia di un testimone esplosivo, non si parla più del dossier Epstein che Trump non riesce in alcun modo a seppellire.