Una vicenda delicata scuote una scuola elementare del Torinese, dove una maestra di 66 anni è finita a processo con l’accusa di maltrattamenti nei confronti degli alunni. Le testimonianze dei genitori, ascoltate in aula il 31 marzo, descrivono un contesto educativo fatto di punizioni ritenute eccessive e modalità didattiche controverse.
Tra gli episodi riportati emergono situazioni definite insolite: “Niente intervallo, tutti in classe ad ascoltare musica classica e potendo parlare solo se avessero riconosciuto il brano; chiedere in inglese il permesso per andare in bagno (“mia figlia non se lo ricordava, aspettò l’ora dopo”); levare gli addobbi natalizi perché era sparita una borraccia”.
Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Livia Locci, la docente avrebbe adottato comportamenti reiterati come “urlando e spesso avvicinando il suo volto a quello dei bambini, applicando punizioni”, arrivando anche a “costringerli a restare in piedi per diversi minuti, anche per scrivere, effettuando paragoni tra di loro con modalità denigratorie, così ingenerando negli stessi condizioni di timore, malessere, asservimento, umiliazione”.
Le accuse: punizioni e comportamenti contestati in classe
Il procedimento si svolge davanti al collegio presieduto dal giudice Federica Florio ed è considerato complesso, anche perché arriva dopo una precedente inchiesta conclusa con una richiesta di archiviazione. Solo una seconda segnalazione ha portato il caso nuovamente in tribunale.
La vicenda ha profondamente diviso le famiglie. Da una parte genitori convinti della gravità dei fatti, dall’altra chi difende l’operato dell’insegnante. “C’era uno schieramento di genitori contro la maestra e altri di parere opposto”, ha raccontato un’ex rappresentante di classe, spiegando di aver lasciato l’incarico perché “ero stufa”.
La difesa, affidata all’avvocato Stefano Caniglia, respinge le accuse: “La maestra è serena — spiega il difensore — e decisa a dimostrare l’infondatezza delle accuse. La mia assistita ha infuso notevole passione nella sua professione, è un’insegnante innovativa e originale: forse non tutti apprezzavano il suo metodo didattico”.
Episodi specifici e testimonianze delle famiglie
Tra i fatti contestati, la Procura ha individuato episodi ritenuti particolarmente gravi. Si parla di una bambina “strattonata per un braccio con violenza e afferrata per i capelli, avvicinando il viso a quello dell’alunna e urlandole contro” e di un’altra “trascinata con violenza davanti alla cattedra”, dopo essersi lamentata di prese in giro.
Secondo quanto riferito, la risposta dell’insegnante sarebbe stata quella di coinvolgere la classe: “Invitava i compagni che fossero stati presi in giro da lei ad alzare la mano”. Un approccio sintetizzato nella frase: “Se tu dici che un tuo compagno ti prende in giro è perché sei tu la prima a farlo”.
Alcune testimonianze parlano di un clima pesante: “Abbiamo vissuto l’ultimo anno cercando di portare a casa la pelle”, ha dichiarato una madre. Nove famiglie si sono costituite parte civile.
Emergono anche episodi particolari sul piano educativo, come discussioni sulla morte: “Il tema veniva trattato durante la normale vita scolastica, ricordo che i bambini cantavano una sorta di filastrocca, “ogni giorno che passa ci avviciniamo sempre di più alla morte”. Sarà ora il tribunale a stabilire se si tratti di metodi educativi fuori dagli schemi o di comportamenti penalmente rilevanti.
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