Il bello è che in famiglia quello a cui mamma Rina si raccomanda di rallentare, di fare un po’ meno, è lui. Apprensione che a Marco Ligabue, fratello con le scarpe da tip tap armato di chitarra e di sogni, strappa un sorrisetto divertito. È appena tornato sulle piattaforme con “M.A.P.S.”, Manuale Alternativo Per Sentire, e lo presenta nello studio di Soundcheck, il format musicale disponibile sul sito web e sui social del nostro giornale.
“Ho voluto dare un titolo un po’ giocoso ad un viaggio musicale concepito un concetto dietro l’altro, come si faceva un tempo, aggiungendo la provocazione del ‘manuale alternativo’, perché, anche se abbiamo guide e tutorial di pronta consultazione per tutto, questo richiede attenzione e impegno per capirne i contenuti”.
Il lato A del disco racconta il mondo fuori, mentre il lato B quello dentro
“Cercando sfide artistiche sempre nuove, m’è venuta l’idea di raccontare i quattro elementi alla base della vita – terra, fuoco, aria e acqua – con una canzone ciascuno. ‘Anima in fiamme’, infatti, è fuoco, ‘Toc toc ecologico’ terra, ‘Il vento dell’estate’ aria, e ‘Quello che c’è’ acqua”.
E il lato B?
“Dopo aver esplorato la geografia esterna, ho capito che il viaggio avrebbe dovuto proseguire incrociando pure percorsi interiori. Così ho individuato sulla mappa cinque luoghi dell’anima un po’ nascosti e ci ho scritto cinque canzoni”.
Lei ha una vera passione per gli acronimi, visto che dieci anni fa aveva intitolato un altro suo album “L.U.C.I.”, Le Uniche Cose Importanti
“Sono uno che ancora sta lì a spaccarsi la testa su ogni parola di testo, perché scrivo canzoni solo quando ho qualcosa da dire e mi piace trovare titoli evocativi, capace di prestarsi anche a più letture”.
L’ultimo album “Tra la via Emilia e blue jeans”, raccolta impreziosita da sei ghost tracks, era del 2020. Cosa è successo in questi anni?
“Di tutto. La raccolta è arrivata durante il Covid quindi in un momento veramente terribile per me. Due anni quasi senza concerti sono stati davvero tosti; tant’è che, come è ripresa l’attività live, m’è tornata pure l’ispirazione e ho completato le canzoni di ‘M.A.P.S.’ suonando in giro per l’Italia”.
Alla batteria c’è suo nipote Lenny, figlio ventisettenne di Luciano
“Sono stato io il primo a mettergli gli occhi addosso quando, durante la pandemia, gli ho detto: Lenny chiama due o tre musicisti e facciamo qualcosa in studio se no impazzisco. Reinterpretando assieme una mia vecchia ballata, l’ho trovato molto cresciuto, così ho fatto ascoltare la registrazione a Luciano che l’ha poi chiamato a suonare con lui. Evidentemente pure sotto l’aspetto musicale ha trovato del buono in suo figlio”.
Il suo non è un “tempo spento” come lo chiama in “Anima in fiamme”
“No, quello che passo a casa è un tempo di recupero, non spento. Anzi, a volte è addirittura necessario per capire cosa ho vissuto, cosa ho fatto e dove sto andando. Quel pezzo vuol essere un invito a vivere e non a sopravvivere. Tra pandemie, guerre, disastri, la cronaca sembra voler smorzare il volume delle nostre passioni, dei nostri sogni, spingendoci in un clima di eterna attesa che tutto questo passi e si torni ad una vita viva. Ma con ‘Anima in fiamme’ voglio ricordare che ci portiamo dentro una scintilla da far brillare qui ed ora”.
Potendo rubare una canzone a suo fratello quale sceglierebbe?
“Premesso che ce n’è un baule pieno e che su questa risposta ho cambiato idea mille volte, dico ‘Urlando contro il cielo’ perché al momento ho addosso quel tipo di energia lì. E poi è un pezzo talmente liberatorio che è sempre bello da cantare”.
Ma Luciano gliela invidia un po’ la libertà di fare quel che vuole, di poter andare in giro come le pare a sentirsi dire “salutami tuo fratello”, di non essere oggetto di giudizio per ogni cosa che fa?
“Ogni tanto me lo dice: Marco, sai che ti diverti e ti godi la vita molto di più di me. Anzi, spesso ricorda che il suo punto d’arrivo è una sua canzone come ‘Leggero’. Probabilmente per quel senso di levità che, in famiglia, mi porto addosso molto più io di lui. Io che perché non ho ma avuto ambizioni pazzesche di mega concerti, mega autocelebrazioni, ma preferisco lasciarmi stupire ogni giorno dalla vita così come viene”.
E qual è stata l’ultima volta che è rimasto stupito?
“Quando il mese scorso, ad esempio, m’hanno chiamato a Bruxelles come ambasciatore dell’Emilia-Romagna per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. Ho tenuto un doppio spettacolo, prima all’Europarlamento e poi all’Istituto di Cultura, davanti ad una platea gremita. Poter rappresentare la propria regione e il proprio paese in contesti del genere è sempre qualcosa di grande”.