Nella sua Venezia, tra le calli e la laguna, Mariacristina Gribaudi incarna una delle figure più emblematiche dell’imprenditoria culturale italiana. Amministratrice unica di Keyline S.p.A. dal 2002 — azienda veneta del gruppo Bianchi con radici storiche nel 1770 — e presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, Gribaudi rappresenta l’incontro tra produzione e cultura, tra industria e bellezza. “Le fabbriche di ieri sono i musei di oggi, e le fabbriche di domani saranno i musei del futuro”, racconta con la serenità di chi ha fatto dell’ibridazione la propria cifra.
Per lei, impresa e cultura sono due facce della stessa medaglia: “La chiave non chiude, ma apre. È simbolo di accesso, conoscenza e memoria. Per questo, nella nostra azienda, abbiamo creato un museo d’impresa con oltre 2.000 pezzi storici: è il più ricco d’Europa nel suo settore. Conoscere le origini è il primo passo per innovare”.
L’azienda come comunità e il passaggio generazionale
Il passaggio generazionale, per Gribaudi, non è mai stato solo una questione familiare, ma un processo di condivisione tra persone di età ed esperienze diverse. “Ogni transizione porta con sé scossoni, ma l’importante è tenere lo sguardo fisso sul bene dell’azienda. I senior devono affiancare i giovani, e viceversa: i primi portano esperienza, i secondi portano nuove visioni”.
La stessa logica anima la Fondazione Musei Civici, una rete di 13 musei e oltre 700.000 opere d’arte: “Lì ho voluto portare lo spirito di fabbrica — organizzazione, rete e apertura al territorio — unito alla sensibilità della cultura. Lavorare insieme, pubblico e privato, significa creare valore sostenibile. Tutte le nostre scelte rispettano l’Agenda 2030: anche una semplice teca per una mostra deve nascere da un principio di economia circolare”.
Dal Nord Ovest al Nord Est: un modello d’impresa ibrido
Torinese di nascita e ormai veneziana d’adozione, Gribaudi ha fuso due culture industriali opposte. “Il Veneto ha costruito la propria identità sull’operosità e sulla capacità di rialzarsi. Io porto dentro la tenacia del Nord Ovest — mia padre, imprenditore e sopravvissuto a un campo di concentramento — e la visione concreta del Nord Est. Da questo incontro è nato un modello d’impresa diverso, studiato anche da molti studenti universitari”.
Leadership, sport e vita personale
Madre di sei figli e maratoneta, Gribaudi è l’esempio vivente di una leadership resiliente. “Lo sport mi ha insegnato la resistenza, la concentrazione, la capacità di superare la fatica. Quando corro, non sfido gli altri, ma me stessa. È ciò che faccio ogni giorno in azienda e nei musei”.
La sua giornata tipo inizia prima dell’alba, “alle 6.15 sono già in palestra”, e prosegue tra call, riunioni e viaggi, rigorosamente annotati in agenda — ancora cartacea, “piena di matite e post-it”. Un’abitudine che le ricorda il padre, per cui scrivere era un atto di libertà durante la prigionia: “Mi ha insegnato che l’acciaio e le parole sono la stessa cosa: forza e memoria”.
L’altalena rossa: la memoria e il racconto
Nel suo libro “L’altalena rossa”, Gribaudi ha trasformato il ricordo d’infanzia in una metafora universale: il continuo oscillare tra responsabilità e sogno, tra passato e futuro. “L’altalena è il simbolo del movimento tra due estremi, ma anche della possibilità di fare spazio agli altri: ci si può spingere a vicenda. Le donne fanno ancora fatica a raccontarsi, ma scrivere è necessario. Dobbiamo lasciare traccia”.