Missili su gas e petrolio: è la ‘guerra energetica’. E Teheran minaccia i siti strategici del Golfo: “Vendetta”

Roma – Se l’Iran continuerà a bloccare il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, la risposta sarà la distruzione delle infrastrutture energetiche del Paese. È il messaggio inviato da Israele e Stati Uniti a Teheran con i raid contro gli impianti di South Pars – la più grande riserva di gas conosciuta al mondo, condivisa tra Iran e Qatar, di fondamentale importanza strategica per il mercato energetico globale – e di Asaluyeh, sito petrolifero e petrolchimico, nel sud del Paese. Un cambio di postura da parte dell’amministrazione Trump – inizialmente contraria a colpire le infrastrutture energetiche iraniane – che, alla terza settimana di guerra, punta all’escalation aprendo la strada a quella che già viene definita una ‘guerra energetica’.

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L'impianto di South Pars
(FILES) An Iranian man walks along the phase 15-16 of the South Pars gas field facilities in the southern Iranian port of Assaluyeh on the shore of the Gulf on January 22, 2014. Oil prices surged after Israeli strikes hit Iranian facilities at a major Gulf gas field on March 18, 2026, prompting Tehran to call for retaliatory strikes on energy infrastructure. The strikes hit the South Pars/North Dome mega-field, the largest known gas reserve in the world, supplying around 70 percent of Iran’s domestic natural gas. (Photo by Behrouz MEHRI / AFP)

L’attacco, ha tuonato Teheran, è un “crimine di guerra” che non resterà impunito. “È in vigore la legge del taglione e si apre un nuovo livello di confronto” ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf mentre il presidente irariano Masoud Pezeshkian ha parlato di “ripercussioni incontrollabili i cui effetti si estenderanno al mondo intero”. I pasdaran hanno inserito tra gli ‘obiettivi legittimi’ cinque siti: la raffineria Samref e il complesso petrolchimico di Jubail, in Arabia Saudita; il giacimento di gas di Al-Hasan (Emirati Arabi Uniti); il sito petrolchimico di Mesaieed e la raffineria di Ras Laffan, in Qatar. Quest’ultima è stata già ieri oggetto di un raid che ha causato gravi danni, mentre in Arabia Saudita è stato intercettato un drone indirizzato a un impianto di gas della Provincia orientale.

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Israele afferma di aver ucciso il ministro dell’intelligence iraniano

E, ora, la promessa di “radere al suolo” gli impianti energetici nemici cambia le carte in tavola mettendo in allarme i paesi del Golfo. Sebbene gli Emirati e alcuni altri Stati del Golfo Persico considerino, ormai, la teocrazia iraniana un nemico esistenziale e spingano affinché il regime venga smantellato non sembrano disposti a barattare la propria sicurezza (in primis energetica) per perseguire tale scopo. Il Qatar ha bollato come “pericoloso e irresponsabile” il raid che ha preso di mire infrastrutture legate al giacimento di South Pars in Iran invitando tutte le parti “alla moderazione, al rispetto del diritto internazionale e a lavorare per una de-escalation che preservi la sicurezza e la stabilità regionale”. Per gli Emirati Arabi Uniti “prendere di mira le infrastrutture energetiche costituisce un’escalation pericolosa, una minaccia diretta alla sicurezza energetica globale”.

L'account Telegram di Ali Larijani, il leader della repubblica islamica ucciso in un attacco israeliano, ha pubblicato un'immagine del caratteristico anello sciita sulla mano tra le macerie
L’account Telegram di Ali Larijani, il leader della repubblica islamica ucciso ieri notte in un attacco israeliano, ha pubblicato un’immagine del caratteristico anello sciita sulla mano tra le macerie nella scena dell’eliminazione. L’immagine ricorda quella diffusa in Iran dopo che gli Stati Uniti eliminarono nel 2020 Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, che era tra le figure più potenti del regime. Sull’account Telegram di Larijani è stata pubblicata un’immagine della sua mano prima e dopo l’uccisione. +++ TELEGRAM/ARI LARIJANI +++ +++ ATTENZIONE: L’ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Nel frattempo le Forze di Difesa Israeliane (Idf) continuano a decapitare la leadership di Teheran. “L’intensità degli attacchi in Iran sta aumentando: siamo nel mezzo della fase decisiva. Nessuno in Iran gode di immunità e tutti sono nel mirino” ha affermato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz annunciando l’uccisione in un raid del ministro dell’Intelligence iraniano, Ismail Khatib, considerato uno dei più stretti alleati dell’ex guida suprema Ali Khamenei. E ora le autorità di Teheran promettono vendetta. “Ogni sangue ha un prezzo che i criminali assassini dei martiri dovranno presto pagare”, ha avvertito Mojtaba Khamenei. “Il sistema è solido, non dipende da un singolo individuo” ha assicurato il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi.

Un elicottero d'attacco AH-64 Apache dell'aeronautica israeliana fa fuoco mentre sorvola il confine tra il nord di Israele e il sud del Libano
An Israeli Air Force AH-64 Apache attack helicopter fires rockets while flying along the border between northern Israel and southern Lebanon on March 18, 2026. The Israeli military said it planned to strike bridges and crossings over the Litani River in southern Lebanon on March 18 to disrupt what it said were Hezbollah arms-smuggling routes. Lebanon was drawn into the Middle East war on March 2 when militant group Hezbollah launched rockets into Israel to avenge the killing of Iran’s supreme leader. (Photo by Jalaa MAREY / AFP) /

Ieri, intanto, Teheran ha eseguito la prima esecuzione di una pena capitale dall’inizio della guerra: Kouroush Keyvani, cittadino provvisto anche di nazionalità svedese è stato giustiziato con l’accusa di “spionaggio in favore del regime sionista”. Un’esecuzione a cui il governo scandinavo ha reagito duramente, convocando l’ambasciatore dell’Iran.