Roma, 12 luglio 2025 – Professor Antonio Missiroli, senior advisor Ispi, docente alla Johns Hopkins di Bologna e Science Po di Parigi, la guerra in Ucraina divampa e l’Occidente discute di ricostruzione.
“Effettivamente può sembrare strano, anche perché qualsiasi ricostruzione necessita di un quadro di pace. Diciamo che la conferenza di Roma è servita soprattutto per ribadire gli impegni, fare pressione sulla Russia e dare un segnale politico”.

Quali e quanti aiuti non militari al momento siamo in grado di dare?
“E’ presto andare sul concreto, ma credo che all’Ucraina servano comunque fondi per far andare spedita la macchina dello stato. Pensiamo agli stipendi pubblici”.
Come giudica il comportamento del governo italiano?
“L’Italia ha cercato di ritagliarsi uno spazio in questa vicenda che non sia quello strettamente militare, sul quale è più, diciamo, reticente forse anche per possibili divisioni all’interno della maggioranza”.
Il nuovo cancelliere tedesco ha mutato la postura di Berlino.
“Rispetto al predecessore, Merz ha cambiato molto, e si appresta a fornire Patriot americani costruiti in Germania. Ora Berlino è in prima linea”.
C’è chi dice anche per dare respiro alla propria macchina industriale in affanno.
“La possibilità di riconvertire la poderosa macchina tedesca verso gli armamenti è un’occasione anche per loro. Altri settori, come l’auto, tiravano sempre meno”.
E’ un bene o un male per l’Europa?
“Di fronte al progressivo disimpegno americano ritengo sia un’opportunità. Era già accaduto, penso agli anni Cinquanta”.
Ha citato Trump. Ogni settimana cambia idea. Può andare avanti così?
“Dovremo abituarci a una certa volatilità, che ha un sfondo anche caratteriale. In ogni caso dopo l’estate il Pentagono compirà importanti valutazioni sull’utilizzo futuro delle proprie forze dislocate in Europa e non è escluso che venga presa la decisione di diminuire la presenza Usa in Europa. Dobbiamo farci trovare pronti”.
Putin lancia strali verso tutti.
“Putin vuole fare guadagni importanti sul campo e nello stesso tempo non può inimicarsi troppo Trump, per evitare sanzioni o dazi. Un equilibrio difficile”.
Si torna a parlare più o meno sommessamente di nucleare. Crede che sia un’opzione praticabile?
“A fronte di un possibile disimpegno Usa il potenziale in possesso a Francia e Regno Unito può costituire un nucleo di deterrenza. Non comparabile però con quello russo”.
C’è qualcuno che non ha la bomba e potrebbe pensare di costruirla?
“Certo, di fronte a una escalation qualcuno potrebbe pensarci. Se ne parla in Corea del Sud e forse anche in alcuni strati arabi, ma quelle per fronteggiare l’Iran”.
Anche in Polonia il tema è venuto fuori.
“Si è parlato di ospitare bombe di altri. Anche in Italia ospitiamo bombe nucleari americane”.
La Germania nel suo piano di riarmo potrebbe dotarsene?
“Hanno firmato trattati che lo escludono. Lo stesso vale anche per il Giappone”.