Morto investito l’orso Juan Carrito

orso

Simbolo del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e conosciuto per le sue scorribande nei centri abitati alla ricerca di cibo. Era nato da Amarena, la prima orsa nota nel parco ad aver avuto quattro cuccioli

Juan Carrito, l’orso marsicano simbolo del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, è morto dopo essere stato investito da un’autovettura sulla Strada Statale 17 prima della Galleria G. Fiore, fuori dal territorio del Parco, in provincia de L’Aquila. Dopo alcuni minuti di agonia è morto a causa del trauma riportato nell’impatto con una vettura in transito. La persona alla guida non sembra aver riportato traumi, a parte lo shock dell’evento. “È sbucato fuori all’improvviso” avrebbe detto.

L’orso, nato da mamma Amarena nel 2020, insieme ad altri tre cuccioli, è morto sulla strada che collega il Parco nazionale della Majella e il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, le due aree protette che in questi anni si sono presi cura del plantigrado che, per i suoi comportamenti confidenti, era osservato e monitorato dai tecnici dei due parchi e di quelli della Riserva regionale Monte Genzana Alto Gizio nei pressi della quale era nato. Per Legambiente la morte dell’orso Carrito apre nuovamente una importante riflessione sulla conservazione e gestione di questa specie, che conta circa 50 individui nel territorio appenninico, legata anche ai comportamenti umani, alla gestione dei rifiuti e alla messa in sicurezza delle infrastrutture a partire dalle strade con interventi di road ecology.  

“Stasera siamo tutti un po’ più poveri perché se ne è andato uno di famiglia” ha dichiarato il Presidente del Parco, Giovanni Cannata.

Leggi anche: UOMINI E PREDATORI, COESISTENZA POSSIBILE

A dare notizia dell’accaduto è stato proprio il Parco tramite il profilo Instagram ufficiale, dove si legge il ricordo degli operatori che da anni se ne prendevano cura. “L’animale sarà recuperato dal personale del PNALM e trasportato all’Istituto Zooprofilattico per la necroscopia. Non ci sono parole per quello che è successo. Juan Carrito era un orso problematico ma al Parco abbiamo fatto di tutto, contro tutto e tutti, per dargli una chance e farlo rimanere libero. Ora ci ha lasciato….”

Leggi anche: GRANDI CARNIVORI, PICCOLI RISCHI

“Sebbene la storia di quest’orso – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente – non sia differente da quella di altri simili che hanno subito un destino analogo, i comportamenti estremamente confidenti hanno reso Juan Carrito un’attrazione per i luoghi che frequentava, per le pasticcerie e le cucine dei ristoranti stellati che visitava.  Anche se, più che un’attrazione, era l’orso a essere attratto dal cibo che trovava con facilità tra i rifiuti dei centri abitati che frequentava da quando era nato, rovistando tra i resti della nostra inciviltà che contribuisce negativamente sui comportamenti di questo e di altri selvatici. Proprio qualche giorno fa abbiamo presentato Parchi nazionali rifiuti free, il primo report sulla raccolta differenzia dei comuni dei parchi nazionali, sottolineando che una inadeguata gestione dei rifiuti fosse anche un problema per la gestione della fauna selvatica e, possiamo confessarlo, la storia di Carrito che frequentava i cassonetti di Roccaraso ci ha fornito l’incipit per il nostro lavoro. Per questo torniamo a ribadire anche l’importanza di un nuovo patto tra parchi e comunità locali. Per realizzare la transizione ecologica è importante che le aree naturali protette, oltre a mantenere efficienti gli ecosistemi e tutelare le specie a rischio, non perdano la sfida di accompagnare i territori e le comunità locali verso scelte green e politiche di sviluppo innovative basate sulla qualità ambientale, la tutela della biodiversità e la coesione territoriale”.

“Non di sola conservazione ci si deve occupare nella gestione degli orsi, ma anche di strade, di rifiuti, e di comportamenti umani – commenta Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – Per mantenere la popolazione di orso bruno marsicano in una condizione favorevole, bisogna partire dalle persone che con i propri comportamenti incidono sul futuro libero o in cattività della fauna selvatica. È poi fondamentale accelerare sulla messa in sicurezza delle infrastrutture a partire della strada con interventi di road ecology”.

Tutti pazzi per mamma Amarena

copertina Nuova Ecologia febbraio 2021
IL MENSILE DI LEGAMBIENTE, LA PIÙ AUTOREVOLE RIVISTA ITALIANA SULLA SOSTENIBILITA’
Una femmina di orso marsicano e i suoi cuccioli attraggono curiosi nel Parco nazionale d’Abruzzo. Un pellegrinaggio pericoloso per animali e uomini

 

Dal mensile di febbraio 2021 – Una femmina di orso marsicano (Ursus arctos marsicanus) con ben quattro cuccioli nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un caso eccezionale, il primo in epoca recente di cui si abbia conferma ufficiale (mai si era andati oltre i tre cuccioli osservati). Poco dopo averla vista per la prima volta, la direzione del Parco ha deciso di rendere nota la presenza della mamma orsa, ribattezzata “Amarena”, per evitare un passaggio di informazioni non veritiere o un affollamento pericoloso alla ricerca dell’esclusiva. Tutto sommato, nei primi periodi di vita dei cuccioli (maggio 2020) non ci sono stati problemi, perché gli animali sono rimasti per lo più nella porzione alta della montagna, difesi dalla madre seppur visibili da alcuni centri abitati. Qualche tempo dopo, invece, gli animali hanno cominciato a scendere a valle passando, fra gli altri, nei centri abitati di Villalago e Gioia dei Marsi, in provincia de L’Aquila.

LO SPECIALE: UOMINI E PREDATORI (pdf)

Da quel momento in poi non hanno più abbandonato la zona fino agli inizi del mese di ottobre. Questo evento, un concentrato di vita in tempi di pandemia, ha rappresentato un’attrattiva irresistibile per turisti, visitatori, appassionati, curiosi ed escursionisti, tanto da provocare un nuovo “pellegrinaggio” alla ricerca dell’orsa. Centinaia di persone sono accorse di continuo per tutta l’estate, in alcuni casi dormendo addirittura in macchina, per tentare un avvistamento alle prime luci dell’alba e ottenere lo scatto più spettacolare. Una rincorsa eccessiva, un affollamento fuori misura che ha destato non poca preoccupazione fra gli esperti del Parco, che da anni si occupano di proteggere i preziosi esemplari di questa specie endemica e di rispettare la loro natura libera e selvaggia. Tutte le risorse disponibili sono state convogliate su questo caso, sul quale i tecnici hanno più volte richiamato l’attenzione per tentare di allontanare la folla dagli animali e dai luoghi di avvistamento. Nel mese di giugno scorso, su richiesta dello stesso Ente Parco, il Comune di Villalago ha anche vietato il transito sulla pista forestale fra l’abitato e la località Macchia di Rose. E poi molti inviti, rivolti tramite i profili social del Parco, affinché i visitatori si mantenessero lontani dagli animali e dall’area interessata. «Non conoscendo esattamente quali siano gli effetti del disturbo – spiega la zoologa del Parco nazionale, Roberta Latini – bisogna evitare il processo di “abituazione”. Dobbiamo fare in modo che gli animali non si abituino a sentire costantemente voci, odori, persone, altrimenti perdono la diffidenza verso contesti potenzialmente pericolosi». Questi quattro cuccioli ormai sono stati abituati alla presenza umana in tutta la loro crescita e a maggio verranno lasciati dalla loro madre. È molto probabile che continueranno a frequentare i centri abitati, se riusciranno a sopravvivere da soli. «Saranno condizionati dalle persone, e la nostra grave preoccupazione – conclude Roberta Latini – è che vivranno da ingenui in luoghi antropizzati».