Mosca sotto l’assedio della neve: un inizio 2026 da record

Mosca sotto quasi 150 cm di neveLe immagini che arrivano dalla capitale russa parlano chiaro, forse più di mille bollettini meteorologici. Mosca appare come una città letteralmente inghiottita dal bianco, con cumuli di neve che si alzano come muraglioni ai lati delle strade e lungo gli argini del fiume, proprio a due passi dal Cremlino. Non è la solita nevicata invernale, o meglio, non è solo quella. Si tratta di una sequenza di eventi che ha messo a dura prova la logistica di una metropoli abituata al gelo ma che, stavolta, deve fare i conti con volumi di precipitazione davvero straordinari.

Mosca sotto quasi 150 cm di neve

Un gennaio da guinness dei primati

Tutto è iniziato in sordina con l’arrivo del nuovo anno, ma il vero punto di svolta si è registrato il 9 Gennaio. In quel frangente, nell’arco di sole ventiquattr’ore, il cielo ha scaricato sulla città circa 22 millimetri di precipitazione equivalente. Per intenderci, stiamo parlando di oltre il 40% di quanto dovrebbe cadere normalmente in tutto il mese. Un dato che, statistiche alla mano, si piazza tra i valori più alti registrati negli ultimi 56 anni.

Insomma, non proprio una spolverata. Da quel momento, la situazione non ha fatto che peggiorare o, a seconda dei punti di vista, consolidarsi. Altri impulsi perturbati hanno continuato a colpire l’area metropolitana, e le previsioni per il 14 Gennaio e i giorni a seguire non promettono nulla di buono, con nuovi apporti nevosi deboli ma costanti che mantengono il manto fresco e spesso.

 

La città tra cumuli e disagi

Basta guardare le strade per capire l’entità del fenomeno. Nel giorno clou, l’altezza della neve al suolo è cresciuta a vista d’occhio, con accumuli freschi tra i 20 e i 25 centimetri in una sola giornata, e punte anche superiori nell’hinterland. Se facciamo un bilancio complessivo da inizio mese, i valori sono schizzati ben oltre la metà della media climatologica attesa per tutto Gennaio.

Il risultato? Le carreggiate si sono ridotte drasticamente, trasformandosi in trincee scavate tra montagne di neve. Le operazioni di sgombero sono frenetiche, si vedono colonne di mezzi spalaneve — a volte schierati su più corsie contemporaneamente — che tentano di spostare la massa bianca verso i bordi, ma il volume è tale che eliminarla del tutto sembra un’impresa titanica. Molte auto risultano semi-sepolte, testimoni silenziosi di un evento che ha paralizzato la mobilità di superficie e non solo.

 

La dinamica atmosferica

Ma cosa ha scatenato questa furia bianca? La “colpa”, se così vogliamo chiamarla, è di un profondo Ciclone che ha stazionato sul settore europeo della Russia tra l’8 e il 10 Gennaio. Questa depressione ha agito come una pompa, richiamando aria molto umida che è andata a scorrere sopra il cuscino di aria gelida preesistente al suolo.

Il mix è stato esplosivo: nevicate fitte, visibilità azzerata da condizioni di “whiteout” e venti sostenuti. Anche dopo il passaggio del fronte principale, la circolazione è rimasta ciclonica, mantenendo le temperature costantemente sotto lo zero. Questo ha permesso alla neve non solo di accumularsi, ma di conservarsi perfettamente, mentre nuovi fronti continuano a rinnovare l’imbiancata.

Gli impatti sono stati pesanti. Tra il 9 e il 10 Gennaio, il traffico aereo è andato in tilt con centinaia di voli cancellati o in forte ritardo, mentre a terra le squadre di emergenza lavorano senza sosta per liberare ferrovie e snodi cruciali. La nebbia e i fiocchi sollevati dal vento rendono l’atmosfera spettrale, confermando che questa ondata di maltempo sull’Europa orientale è tutt’altro che conclusa.

 

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