“Non fidarti della st**nza dell’interno 23”, la serie con cui James Van Der Beek ha tentato di uscire da Dawson Leery

James Van Der Beek è prematuramente scomparso a causa di una malattia. Quando il cordoglio comincia a crescere, prevalgono le immagini più significative di una carriera che, nel caso dell’interprete di Cheshire, aveva ancora molto da dire. I fan, anche dall’Italia, non possono fare a meno di ricordare Dawson Leery in uno dei teen drama più famosi della tv. Dawson’s Creek ha raccontato gli adolescenti tra anni ’80 e ’90 con uno spirito particolarmente diverso. Al punto da risultare intramontabile.

Questo per Van Der Beek è stato croce e delizia: l’interprete era onorato di suscitare tanto scalpore grazie a un prodotto che funzionava e funziona – ancora oggi – molto bene, ma la vita continua e (come ha dimostrato la sua recente dipartita) finisce inaspettatamente. Quindi, nel tempo che bisogna vivere si deve cercare di dare il massimo. L’attore lo aveva capito, ma dopo Dawson’s Creek era per tutti soltanto ed esclusivamente Dawson Leery. Anche se di cose e progetti ne aveva fatti, pensiamo a Le regole dell’attrazione o The Bad Hair, ma non riusciva – per quanto ci provasse – a togliersi di dosso i panni di eterno ragazzo.

Provocatoria e dissacrante

Non come Gianni Morandi, piuttosto come uno con la sindrome di Peter Pan. Van Der Beek di rimanere sempre giovane, almeno artisticamente, non ne aveva la minima intenzione. Quindi ha cercato ruoli che lo distanziassero, sempre con il dovuto rispetto per una serie che lo ha reso iconico, dai panni di perenne adolescente in cerca di futuro. L’occasione giusta, in termini seriali, è arrivata con “Non fidarti della str**nza dell’interno 23”. Se il titolo in Italiano sembra volgare, la resa in americano è anche peggio.

Non fidarti della str**nza interno 23 James Van Der Beek protagonista della serie
Una scena della serie (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Un espediente voluto dagli autori per dimostrare, sin da subito, che si scherza con il fuoco. L’umorismo e il tono di questa serie sono particolarmente provocatori, ma il prodotto – nella resa e successiva messa in onda – ha subìto talmente tante peripezie da rimetterci in termini di ascolti. Dopo la prima stagione, infatti, avrebbe dovuto essercene una seconda con ben 19 episodi. Venne cancellata prima del tempo per bassi ascolti. Il primo capitolo, che di episodi ne aveva 7, è riuscito a difendersi egregiamente.

La serie giusta al momento sbagliato

Correva l’anno 2012 e determinati canoni non erano ancora pane quotidiano tanto in America quanto in Italia. Basti pensare, giusto per considerare un riferimento, che doveva ancora scoppiare la The Big Bang Theory mania. La serie di Chuck Lorre, per quanto riguarda gli USA, c’era dal 2007. Soltanto 5 anni più tardi, però, ha iniziato a uscire dalla propria “bolla” di riferimento definendo il fenomeno cult seriale ribattezzato come ‘la rivincita dei nerd’: in altre parole, non c’era tutto questo attaccamento alla brevità degli episodi né tantomeno al business correlato fatto di magliette, cimeli e quant’altro. Prima, ai tempi di Dawson’s Creek e fino ai primi dieci anni del 2000, le serie televisive erano un ripiego visivo.

Venivano viste, almeno in Italia, come attesa dei lungometraggi. Infatti Dawson’s Creek ha trovato i suoi fasti nella fascia pomeridiana. Oggi le serie tv si guardano, in massa, anche di sera grazie a una tendenza come il beinge watching. Tutto questo per sottolineare che “Non fidarti della st**nza dell’interno 23” ha sofferto di diversi fattori ambientali. In primis di natura tecnica, come dimostrato con l’avvento di TBT, e poi di natura autorale.

Distruggere Dawson

La trama c’era, le idee anche. È mancato il tempo e la pazienza di sviluppare una tendenza. Il progetto non è stato compreso appieno dagli utenti, ma sul piano di registri e caparbietà il titolo lanciato da Fox e poi ripreso da ABC e Hulu non era secondo a nessuno. La sua natura irriverente e gli sviluppi dinamici sarebbero oggi uno spunto da cui ripartire. Con i se e con i ma non si fa la storia, figuriamoci la fiction. Van Der Beek però ci aveva creduto. In questa serie ha messo anima e corpo, come si evince anche dalle interpretazioni – un mix tra satira ed emotività – che ha garantito.

James Van Deer Beek protagonista in Non Fidarti della str**nza dell'interno 23
James Van Der Beek in un frame della serie (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

All’interno dell’appartamento 23 di un grattacielo a New York vivono due ragazze, Chloe e June, rispettivamente interpretate da Krysten Ritter (Breaking Bad) e Dreama Walker (Gossip Girl), completamente diverse tra loro. Opposti che finiscono per attrarsi in una convivenza forzata che vede contrapporsi due caratteri diversi, quanto basta per dar vita a sketch comici di vario genere e imprevisti in grado di animare la risata. Cosa c’entra Dawson Leery in tutto questo? Niente, o quasi. È il motivo per cui James Van Der Beek si è buttato a capofitto nel progetto, aiutando anche in fase di scrittura. L’attore doveva interpretare sè stesso, in quanto amico di Chloe.

Il lato comico di James Van Der Beek

L’espediente della serie era proprio questo: James Van Der Beek era l’attore famoso e alla ricerca di un nuovo capitolo della carriera, ma nonostante provasse a fare qualsiasi cosa, l’opinione pubblica lo fermava e considerava soltanto ed esclusivamente per Dawson’s Creek. Circostanza che diventava comica e anche leggermente paradossale paragonata all’usura del tempo e alle nuove necessità dell’interprete. Insomma Van Der Beek, in “Non fidarti della str**nza dell’interno 23” fa sè stesso in cerca di gloria. Attingendo da momenti di vita vissuta che diventano spunto per il copione.

Pura autoironia che avrebbe dovuto spiazzare il pubblico. L’ha fatto soltanto parzialmente, per una questione di tempo. Una serie del genere non ha trovato giustizia esclusivamente perchè troppo lungimirante rispetto al periodo storico in cui è stata concepita. Oggi avrebbe nuova linfa e, forse, permetterebbe di ricordare James Van Der Beek con un sorriso in più. L’interprete era grato a Dawson Leery, ma voleva dimostrare anche di saper far altro. Con il progetto di Nahnatchka Khan ci è riuscito, ma è stata una vittoria di Pirro. La chiusura anticipata del prodotto non ha concesso ulteriori appelli, ma il rewatch – per nostalgici e temerari – è possibile su Disney, + JustWatch o YouTube dove si possono trovare anche gli episodi tagliati.