Roma, 28 dicembre 2025 – “È una vendetta del governo contro la magistratura contabile” per lo stop al Ponte sullo Stretto. “No, nessuna vendetta”, anche perché l’iter della legge “è iniziato due anni fa”. Con il via libera del Senato la riforma della Corte dei Conti, che, tra le altre cose, introduce un tetto, non superiore al 30%, alla responsabilità erariale, fissando quindi un limite quantitativo ai danni risarcibili, diventa legge. Il clima è di forte contrapposizione tra la maggioranza e le opposizioni. Visioni opposte: da un lato l’idea che la riforma snellisca la burocrazia nella Pa, eviti la “paura della firma” che rallenta l’attuazione delle opere del Pnnr, ma punisca anche il pubblico ufficiale che commette danno erariale con “dolo” o con “colpa grave”, dall’altro la convinzione che questo si tradurrà in realtà in un allentamento dei controlli.
Per le opposizioni è una vera e propria “vendetta dell’esecutivo contro i giudici che hanno dichiarato illegittima la procedura per la realizzazione del Ponte sullo Stretto”. Accuse che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano respinge seccamente: “Non c’è nessuna vendetta” ma viene stabilito il principio secondo cui la buona fede degli amministratori si presume fino a prova contraria. Inoltre, puntualizza il sottosegretario, la riforma viene guardata con favore anche da una parte dei giudici contabili. Del resto l’iter del testo, ricorda, durato circa due anni, ha visto numerose audizioni di esperti oltre alla “costante interlocuzione con gli stessi rappresentanti della Corte” che ha permesso alcune modifiche al testo originario. Si ristabilisce così “il giusto equilibrio” tra la Pubblica amministrazione e i giudici contabili, “ridando allo Stato il potere di decidere”. Ma la polemica non si placa.
L’Associazione magistrati della Corte dei Conti parla in una nota di “pagina buia per tutti i cittadini” a causa di una riforma che “segna un passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici e inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito”. Pd, M5s e Avs mettono sotto la lente di ingrandimento alcune norme che, spiega il capogruppo Dem in Senato Francesco Boccia, “riducono drasticamente la responsabilità per colpa grave” nell’uso dei soldi pubblici, introducendo “veri e propri salvacondotti preventivi” e limitando “persino il risarcimento del danno”. Per il M5s “l’impunità è il filo rosso che lega tutti i provvedimenti della maggioranza”.
Sotto accusa il meccanismo del silenzio assenso sul parere preventivo di legittimità: la Corte ha trenta giorni, estensibili fino a 90, per rispondere, trascorsi i quali l’atto si considera valido e si esclude il danno erariale. Mantovano spiega, parlando con i giornalisti: “Non c’è copertura di frodi o di reati assimilabili, chi commette fatti con dolo che hanno rilievo contabile risponde al 100%, mentre per chi determina dei danni per colpa vi è la previsione di una condanna fino a due anni della sua remunerazione da dipendente pubblico, credo che rimanere due anni senza stipendio non sia una cosa leggera”.
La riforma, gli fa eco il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami, elimina “il rischio di danno erariale per meri atti amministrativi che aveva generato in tantissimi amministratori la ‘paura della firma’”. “È una svolta politica con l’obiettivo di favorire l’assunzione di provvedimenti legittimi in tempi rapidi nella pubblica amministrazione”, chiosa il ministro Tommaso Foti che da deputato presentò il disegno di legge.