I dettagli dell’omicidio di Manfredonia: un bambino di 7 anni ha ucciso il patrigno violento che picchiava lui e la sua mamma.
E’ stata la mamma a raccontare come sono andate le cose nell’omicidio di Manfredonia. Suo figlio, un bambino di 7 anni, ha ucciso il patrigno violento. Lo ha fatto per difendere se stesso e la mamma. Difendersi dalla violenza che, quasi quotidianamente, dovevano affrontare e subire.
L’ennesima sera di botte in casa si è conclusa con una coltellata. Una coltellata fatale, all’addome dell’uomo. A sferrare il colpo mortale, appunto, il bambino di 7 anni.
Bambino che prima era intervenuto per difendere la madre dalla furia dell’uomo. Che per l’ennesima sera era tornato a casa ubriaco. Ma che ha difeso anche se stesso, quando il patrigno ha cominciato a inseguirlo per casa per “dargli una lezione”.
Omicidio Manfredonia: il bambino di 7 anni che difende la mamma
L’omicidio è avvenuto in un podere di campagna a Manfredonia. Dove la vittima abitava insieme con la compagna, i loro due figli e un altro bimbo avuto dalla donna in una precedente relazione. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, proprio in virtù del coinvolgimento del bimbo che, per la sua età, non è nemmeno imputabile. Tutto quello che è stato raccontato finora è ciò che ha raccontato la donna.
La mamma ha fornito la sua versione dei fatti tramite il suo avvocato, Angelo Salvemini. Secondo la ricostruzione della donna, tutto è cominciato quando l’uomo è tornato a casa ubriaco. Come era già accaduto altre volte, sarebbe scoppiata una lite tra loro e l’uomo si sarebbe scagliato contro la donna.
Il bambino attira su di sé l’ira del patrigno
Il bambino allora sarebbe intervenuto per difendere la mamma attirando su di sè l’ira dell’uomo. Che, in un crescendo di violenza, lo ha inseguito per la casa. Prima in camera da letto, dove il piccolo si era rifugiato e poi in cucina.
Il bambino a quel punto è riuscito ad impossessarsi di un coltello e ha colpito l’uomo all’addome ferendolo. Il 38enne è riuscito a chiamare suo padre, prima di perdere i sensi, per farsi soccorrere. L’uomo lo ha trasportato d’urgenza al policlinico di Foggia dove però è morto. In ospedale è finito anche il bambino: ha delle ferite alla bocca e ai denti, probabilmente procurate durante il litigio in casa.
Di tutta la vicenda è stata informata la procura per i minorenni di Bari. Il bambino è stato ascoltato dagli inquirenti alla presenza di uno psicologo e del padre naturale.
Il passato difficile del patrigno
Sulla vittima si sa che viveva di piccoli lavori e aveva un passato difficile. Nel 2013 l’uomo era stato arrestato nell’operazione “Romanzo Criminale”. Quando la polizia sgominò un gruppo di ragazzini manfredoniani che da giugno a novembre compì quattro omicidi.
L’uomo era accusato di occultamento di cadavere; condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, ha poi scontato una pena ridotta a tre anni. Di lui si dice che fosse spesso ubriaco e che avesse dipendenze da droghe e che i litigi nel podere fossero molto frequenti. Anche se dal Comune di Manfredonia dicono che non sono mai arrivate segnalazioni particolari o richieste di intervento ai servizi sociali.
Un giornalista del Tgr Puglia aggredito a Manfredonia
La vicenda ha richiamato a Manfredonia l’attenzione mediatica di diverse testate giornalistiche. Un giornalista del Tgr Puglia è stato accerchiato, strattonato e costretto a cancellare le immagini che aveva appena girato da un gruppetto di persone. Tra queste, secondo la ricostruzione, anche un uomo che si era qualificato come il padre della vittima. (Fonte Ansa)