Ospedale Monaldi, sanitari sotto inchiesta. Sequestrati i cellulari. I pm: “Omicidio colposo”

Napoli, 22 febbario 2026 – Con la morte del piccolo Domenico Caliendo, l’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli compie un salto sul piano penale. I sei, tra medici e infermieri, attualmente iscritti nel registro degli indagati — a breve se ne potrebbero aggiungere altri — dovranno ora rispondere del reato di omicidio colposo, ben più grave delle lesioni colpose gravissime inizialmente ipotizzate.

La contestazione verrà formalmente riformulata in occasione dell’autopsia, con la contestuale notifica degli avvisi agli indagati. Intanto ai sei è stato disposto, dall’aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, il sequestro dei cellulari e dei supporti informatici mentre il sequestro della salma del piccolo è stato completato ieri.

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Autopsia e accertamento tecnico irripetibile

Il cadavere è stato trasferito al secondo Policlinico dove tra domani e martedì sarà eseguito l’esame autoptico. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha precisato: “Non si parla di autopsia, ma di accertamento tecnico irripetibile“. Gli accertamenti tecnici irripetibili previsti dall’art. 360 c.p.p. sono stati scelti dalla Procura per una ragione fondamentale: il cuore trapiantato e la salma del piccolo Domenico sono prove che si degradano e si modificano nel tempo, e una volta alterate non possono essere ripristinate nella loro condizione originaria.

Il cuore è il punto centrale dell’inchiesta

Il cuore è l’elemento centrale dell’inchiesta. È l’organo che avrebbe subito il danno da ghiaccio secco ed è la prova fisica su cui si gioca l’intera ricostruzione delle responsabilità. Il punto centrale dell’inchiesta è stabilire chi abbia utilizzato il ghiaccio secco per la conservazione del cuore destinato al trapianto e perché quella scelta abbia compromesso irreversibilmente l’organo. Secondo quanto emerge dall’audit interno dell’ospedale Monaldi, il ghiaccio secco sarebbe stato fornito dalla struttura di Bolzano e avrebbe causato il congelamento del cuore.

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Chi ha sbagliato?

L’inchiesta potrebbe allargarsi al personale sanitario dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, struttura presso cui è stato effettuato l’espianto del cuore dal donatore. Petruzzi fa trapelare l’ipotesi che il cuore fosse già danneggiato in quella fase. Ma Michael Mayr, direttore del Dipartimento della Salute della Provincia di Bolzano, taglia corto e punta il dito sulle équipe napoletane.

Intervengono con una nota gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, difensori del dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto al Monaldi: “Siamo convinti sin d’ora che il nostro assistito abbia fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile per salvare la vita del piccolo Domenico, peraltro lottando contro il tempo e contro i minuti”.

Dare il meglio, fare di più. Un atto d’amore che nasce dalla tragedia