Roma, 12 gennaio 2026 – Cosa resta della speranza rivoluzionaria radicale in un mondo che sta scivolando verso un nuovo autoritarismo? La risposta è in Una battaglia dopo l’altra, il film che P.T. Anderson ha tratto molto liberamente dal romanzo del 1990 di Thomas Pynchon Vineland, e che a Hollywood sta facendo incetta di qualunque premio pre-Oscar. Con i quattro Golden Globes conferiti dalla stampa internazionale e ricevuti a Los Angeles nella notte tra domenica e lunedì, che si vanno ad aggiungere ai tre Critics’ Choice Awards della settimana scorsa, Una battaglia dopo l’altra è attualmente – stando all’aggregatore di Imdb – a quota 185 vittorie su 384 candidature statunitensi e internazionali.
Ai Golden Globes vincono “Una battaglia dopo l’altra” e “Hamnet”
Gli ultimi sette premi, in ottica Academy Awards, sono comunque al momento i più “pesanti“, e vanno al miglior film, alla migliore regia, alla sceneggiatura (firmata P.T.) e all’attrice non protagonista (il Globe), la sensualissima 35enne Teyana Taylor che interpreta Perfidia Beverly Hills ambigua capa del gruppo di terroristi di sinistra French 75 e che dà corpo e rabbia ai limiti della follia alla scena probabilmente più iconica della pellicola: quando, incinta, camicia aperta e pancione nudo e svettante, imbraccia un mitra e spara feroce nel vuoto al grido di “come Tony Montana!”.

A prendersi cura della bambina che Perfidia partorirà, è Leonardo DiCaprio, compagno della donna ed esperto dinamitardo soldato semplice della rivoluzione. Il romanzo di Pynchon si apre nel 1984, l’anno in cui Reagan vince il suo secondo mandato, sulla scia della “repressione nixoniana”; l’inizio del film sposta l’azione intorno al 2009 (l’anno in cui inizia il primo mandato Obama), con i French 75 – stesso nome del cocktail servito nel nightclub di Humphrey Bogart in Casablanca – che in un blitz liberano decine di migranti dal centro di detenzione presidiato dai militari capitanati dal misogino e sadomaso colonnello Steven J. Lockjaw/Sean Penn. Circa 16 anni dopo – quindi vicino al nostro presente – il fuggitivo DiCaprio, padre single, rocchettaro che guarda alla tv La battaglia di Algeri di Pontecorvo, che è perennemente in vestaglia e perennemente stordito dalla cannabis, si ritrova a tornare in azione per salvare la figlia da Lockjaw, che adesso ambisce a entrare in un “club“ di suprematisti bianchi, i “Pionieri di Babbo Natale“.

Definito da alcuni critici l’opera “più politica” di Paul Thomas Anderson – ma in realtà anche le precedenti non scherzavano: vedi Il petroliere – Una battaglia dopo l’altra è stato salutato dal New York Times come “Un film antifascista in un momento fascista: in un momento in cui un’amministrazione autocratica sta cercando di sottomettere le istituzioni culturali, è rinvigorente vedere un film di Hollywood così coraggioso nelle sue convinzioni progressiste – ha scritto Michelle Goldberg –. Il film non risparmia di far riflettere sui lati più complessi della violenza politica di sinistra ma prende una posizione netta nella lotta ben più ampia tra autoritarismo e resistenza”. E ancora: “C’è qualcosa di sovversivo, nel miglior modo possibile. Guardarlo ci fa sentire liberati da tutti i nuovi tabù che Trump e i suoi scagnozzi stanno cercando di imporci”.
Uscito in un clima di tensioni altissime — l’omicidio di Charlie Kirk —, e premiato adesso in ore sempre più roventi – mentre dilagano le proteste per l’uccisione di Renee Good per mano dell’Ice – a Una battaglia dopo l’altra non sono mancati gli attacchi della destra conservatrice che l’ha tacciato di “ode al terrorismo radicale”.
Così, se da una parte sono in molti a temere che la Hollywood del prossimo futuro possa non avere più il coraggio di produrre un’opera simile, dall’altra si fa sempre più forte il movimento d’opinione che vede nell’auspicato trionfo di questo P.T Anderson agli Oscar del 15 marzo non solo il dovuto riconoscimento a una spettacolare opera d’autore, ma anche una necessaria dichiarazione antifascista e antitrumpiana. E se non ce la facesse? Nulla di che. Anche qui la risposta è ben chiara, ed è già nel titolo, citazione di Angela Davis: “Non ci sarà mai una battaglia finale. È sempre una battaglia dopo l’altra”.