La tredicesima edizione di Pechino Express — sottotitolata L’Estremo Oriente, con tappe in Indonesia, Cina e Giappone — ha debuttato il 12 marzo su Sky Uno con la puntata più vista nella storia del programma: 752mila spettatori medi, 3,3% di share, 1.192.000 contatti e 60% di permanenza. Un inizio che poteva anche essere un fuoco di paglia, l’effetto lancio di una stagione attesa. Non è stato così.
I dati di Pechino Express
La seconda puntata ha tenuto il passo. La terza ha segnato un calo — 426mila spettatori, 1,6% — che sembrava una battuta d’arresto. La quarta ha risposto con un dato in netto rialzo,: 561mila spettatori medi, 2,6% di share, 884mila contatti totali, 61% di permanenza. Il +31% in una settimana non è un rimbalzo casuale: è il segnale che il programma sta costruendo fidelizzazione, non consumando curiosità.
Il dato dei sette giorni conferma la tendenza: l’episodio della terza puntata, misurato sull’intera settimana incluse repliche e on demand, arriva a oltre 1.533.000 spettatori. Numeri più che triplicati rispetto alla sola messa in onda lineare del giovedì. Pechino Express si guarda anche quando non è in diretta: questo, nel 2026, è già una notizia.
Perché funziona quando gli altri faticano
Il panorama dei reality italiani nel 2026 non è confortante. Il Grande Fratello Vip — partito con il suo cast più atteso degli ultimi anni, con Ilary Blasi alla conduzione e Selvaggia Lucarelli come opinionista — ha già ricevuto un ultimatum da Mediaset dopo sei puntate con una media del 15,88% su Canale 5. La puntata di venerdì 3 aprile ha avuto dati ancora mediocri: raccogliendo l’eredità de La Ruota della Fortuna, 25% di share e 4,8 milioni di spettatori ha perso una enormità a vantaggio di Propaganda Live (La7) e della diretta della Via Crucis del venerdì santo su Rai 1: poco più di 2 milioni di spettatori, sotto il 18% di ascolto medio.
Ma anche The Couple e The Voice Generations – anche se il format di Antonella Clerici regge – mostrano un pubblico frammentato, distratto, difficile da tenere. In questo contesto, la crescita di Pechino Express non è banale.

I motivi del successo di Pechino Express
La ragione principale è strutturale: Pechino Express è uno dei pochi reality italiani che non dipende dal conflitto interpersonale come motore narrativo. Non ci sono nomination calcolate, confessionali strategici, dinamiche costruite dagli autori per generare scontro. Il conflitto esiste — i passaggi “soffiati”, le scelte di eliminazione, le tensioni tra coppie — ma nasce dall’esterno, dalle condizioni della gara, dalla fatica e dal rush della competizione più che dalle relazioni interpersonali dei concorrenti.
Questo cambia la qualità emotiva del programma: il pubblico si identifica con i partecipanti invece di giudicarli, tifa per qualcuno invece di aspettare che cada.
Il secondo fattore è il format stesso, che resiste all’usura meglio di quasi qualsiasi altro reality esistente. Le destinazioni cambiano ogni anno e con esse i paesaggi, le culture, le missioni. Questa stagione porta in scena Indonesia, Cina e Giappone — tre paesi con identità visiva e culturale fortissima — in un’edizione che già dalle prime puntate ha mostrato scenari di rara bellezza: Bali, il vulcano Bromo, i templi di Yogyakarta. È televisione che si guarda anche per quello che si vede sullo sfondo, non solo per quello che succede in primo piano.
Il cast e la conduzione: equilibrio riuscito
Costantino della Gherardesca conduce Pechino Express per il dodicesimo anno consecutivo. È un dato che in televisione non si vede spesso: un conduttore che cresce con un programma, che ne conosce i ritmi e li usa con precisione crescente. La sua presenza non è mai ingombrante — una delle trappole in cui cadono molti conduttori di reality — ma non è nemmeno assente. Sa quando il programma ha bisogno di una battuta e quando ha bisogno di silenzio.
La novità di questa edizione è se mai l’investimento sul cast di inviati: tre figure diverse che si alternano nelle diverse nazioni — Lillo per l’Indonesia, Giulia Salemi per la Cina, Guido Meda per il Giappone. Lillo in particolare ha avuto uno dei momenti più commentati della stagione: il malus della Lillo Flag, la bandiera che le coppie penalizzate dovevano sventolare per radunare venti persone ad ascoltare una sua canzone improvvisata. Un’idea semplice, visivamente efficace, che ha generato scene di autentica comicità senza forzature. Il tutto nel linguaggio surreale e brillante del comico, che è un altro pretesto per guardare lo show.

La gara e le personalità
Le coppie in gara sono costruite intorno a dinamiche varie — sportivi, artisti, influencer, familiari — ma senza forzare il casting verso l’eccesso televisivo persino senza nomi davvero clamorosi, anzi… con qualche semisconosciuto.
Le DJ – Jo Squillo e Michelle Masullo – vincitrici per la seconda volta della quarta tappa, sono un caso emblematico: due donne con storie televisive lunghe e molto diverse, capaci di essere competitive senza essere aggressive, ironiche senza essere superficiali. I Raccomandati, Chanel Totti e Filippo Laurino, portano con sé il peso mediatico di un cognome notissimo senza che questo diventi il centro della loro narrazione. Funziona.
Il confronto con il Grande Fratello Vip
Il paragone è inevitabile, anche se non del tutto giusto: sono prodotti diversi, su reti diverse, con budget e pubblici differenti in orari forzatamente differenti. Ma entrambi sono reality prime time italiani del 2026, e le loro traiettorie parlano chiaro.
Il Grande Fratello Vip ha un cast più noto, un budget quasi certamente superiore, una rete con più penetrazione nazionale. Nonostante questo, fatica a costruire fidelizzazione e rischia di non arrivare alla fine della stagione come programmato. Pechino Express cresce ogni settimana, tiene il pubblico on demand per sette giorni, genera interazioni social che — alla prima puntata — erano più che raddoppiate rispetto all’anno precedente.
La differenza non è nei nomi in cartellone. È nel tipo di televisione che si propone: una che accade davvero, in luoghi reali, con persone che corrono sotto il sole e chiedono passaggi a sconosciuti, contro una che simula l’autenticità in un appartamento costruito appositamente per essere filmato. Il pubblico, nel 2026, sembra sapere distinguere l’una dall’altra meglio di quanto si pensi.
Cosa aspettarsi nelle prossime puntate
Da giovedì 9 aprile la carovana si sposta in Cina, con Giulia Salemi nel ruolo di inviata. Le sette coppie rimaste — dopo le eliminazioni di Creator, Ex e Comedian nelle prime quattro tappe — entrano nella fase centrale del gioco, quella in cui le alleanze si solidificano o si rompono e il livello di competizione si alza.
I Raccomandati e Le DJ guidano la classifica con due vittorie ciascuna. I Veloci, sportivi professionisti guidati dalla personalità di Fiona May, si sono dimostrati la coppia più regolare ma sono dietro. I Rapper Dani Faiv e Tony 2Milli sono la sorpresa, forse la coppia con più potenziale ancora inespresso.
Se la crescita degli ascolti continuerà — e al momento i trend delle ultime settimane non suggeriscono una frenata — Pechino Express 2026 potrebbe chiudere la stagione come uno dei reality più visti su Sky degli ultimi anni. In un sistema televisivo che fatica a trovare nuovi format capaci di tenere il pubblico, un programma che cresce semplicemente facendo bene quello che ha sempre fatto è già una notizia.