Pensioni e Irpef, i punti fermi della manovra 2026. Il via libera alla finanziaria è solo a metà

Roma, 14 ottobre 2025 – Il giorno della manovra leggera da 16 miliardi di euro è arrivato, o forse no. Di sicuro oggi il Consiglio dei Ministri esaminerà il Documento programmatico di bilancio, che dovrà essere inviato a Bruxelles entro domani. Potrebbe invece servire ancora qualche giorno per la legge di Bilancio vera e propria, che dovrà arrivare alle Camere entro il 20 ottobre. Da qui l’ipotesi, filtrata nella serata di ieri, di un possibile secondo Cdm ad hoc da fissare in settimana. La doppia partita relativa al contributo che dovranno dare le banche e alla definizione del pacchetto degli incentivi all’industria non è per niente chiusa e non è detto che non resterà aperta anche nelle prossime settimane, per essere risolta nel corso dell’esame parlamentare della finanziaria. Da qui il nuovo avviso del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, dopo l’incontro di ieri a Palazzo Chigi con le associazioni imprenditoriali: “Nella manovra manca la parola crescita. Servono otto miliardi l’anno per non fermarsi”.

Da qui anche la trattativa con i vertici dell’Abi in corso da giorni che riguarda sì l’entità dell’apporto, ma anche le modalità dell’intervento: sul primo punto secondo fonti beninformate si scenderebbe dai 5 miliardi richiesti dalla Lega a circa 2,8-3 miliardi di euro, mentre sul secondo versante si potrebbe trattare di una soluzione relativa a “vecchie” poste fiscali.

Sui capitoli-chiave dell’intervento, dopo il summit di maggioranza a cena a casa Meloni, la premier e i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, alla fine, si sono trovati d’accordo, ma con l’avvertenza, come sostiene il ministro Giancarlo Giorgetti, che la manovra “non è chiusa”. Non si esclude una nuova riunione della maggioranza in mattinata.

Il taglio Irpef

Si punta, dunque, a un taglio di due punti della seconda aliquota, dal 35% al 33%, per i redditi compresi tra 28mila e 60mila euro. La misura dovrebbe costare intorno ai 4-5 miliardi. Il vantaggio può arrivare per i contribuenti a un massimo di 1.440 euro l’anno. Nello stesso tempo è in arrivo una nuova rottamazione delle cartelle, che nelle ultime ipotesi viene spalmata in nove anni e 108 rate. Previsti una serie di parametri che limiteranno la platea. L’obiettivo è limitare la misura ai contribuenti “meritevoli”. Allo studio una rata minima di 50 euro con la possibilità di portarla a 100 euro per i debiti più esigui.

Pensioni e casa

Sul delicato nodo dell’aumento di tre mesi dei requisiti per la pensione dal 2027, lo stop completo dell’innalzamento sarebbe riservato a determinate categorie di lavoratori: coloro che svolgono attività usuranti, precoci e, forse, coloro che raggiungano i 64 anni nel 2027. Altrettanto d’accordo sia sulla proroga del bonus ristrutturazioni al 50 per cento sulle prime case, ma selettivo, sia sull’esclusione dall’Isee della prima fino a 100 mila euro di rendita.

Il contributo delle banche

Restano aperti due capitoli. Per quello che riguarda le banche, sarebbero di circa 2,8 miliardi le risorse che le banche daranno per la prossima manovra e l’ipotesi ora sul tavolo prevederebbe un meccanismo che passa attraverso la vecchia tassa sugli extraprofitti che di fatto ha visto le banche evitare la tassazione mettendo a riserva un importo di 6,2 miliardi che potrà ora essere svincolato. Secondo fonti bancarie, su questo importo – relativo agli anni 2022-24 – potrebbe essere richiesto un contributo straordinario attorno al 26-27% (molto più basso del 40% previsto inizialmente) che frutterebbe attorno a 1,6 miliardi. I rimanenti 4,6 miliardi potrebbero essere corrisposti agli azionisti che pagherebbero il 26% dovuto sulle rendite finanziarie, altri 1,2 miliardi che portano il totale a 2,8 miliardi.

Il nodo imprese

L’altro fronte delicato è quello che tocca le imprese. “Alla luce delle indicazioni fornite dal governo ¬– avvisa allarmato il vicepresidente di Confindustria, Angelo Camilli – sul quadro generale della prossima manovra, come Confindustria abbiamo ancora una volta espresso preoccupazione per la mancanza, al momento, di misure forti a sostegno degli investimenti. Da gennaio terminano tutti gli incentivi e l’industria italiana è nuda, senza strumenti per competere in uno scenario dominato da incertezza, dazi e rischio delocalizzazione”.

Manovra, Orsini (Confindustria): Evitare che i giovani e le imprese vadano all’estero