Perché stasera Propaganda Live non va in onda

Non succede spesso che uno sciopero di categoria riesca a spostare uno dei programmi più seguiti del venerdì sera televisivo italiano anche perché non è che Propaganda Live sia da considerare un vero e proprio focus giornalistico.

Ma è esattamente quello che accadrà questa settimana: Propaganda Live, il talk politico-satirico di La7 condotto da Diego Bianchi non andrà in onda nel suo consueto appuntamento del venerdì sera. La causa è lo sciopero nazionale dei giornalisti, proclamato per la giornata di oggi che ha costretto la rete a rivedere in corsa il proprio palinsesto.

Propaganda Live si sposta

La comunicazione è arrivata direttamente dai canali social del programma, con il tono volutamente ironico e allusivo che da sempre contraddistingue Propaganda Live: “Ci vediamo domenica. Ce ne sono di cose…”. Poche parole, ma sufficienti per far capire che la puntata domenicale non sarà un semplice rattoppo di palinsesto, ma un appuntamento costruito con materiale già pronto e presumibilmente denso. Una promessa implicita al pubblico: non perdetevi questo appuntamento.

Da considerare anche che la trasmissione di questa sera era particolarmente attesa perché arriva immediatamente dopo il Referendum, caratterizzato da una massiccia e sorprendente partecipazione al voto, e dopo le discusse vicende di governo con alcune dimissioni eccellenti, su tutte quelle della ministra del turismo Daniela Santanché.

Lo sciopero dei giornalisti e la televisione

Vale la pena soffermarsi su questa vicenda, perché dice qualcosa di preciso sul rapporto tra il lavoro giornalistico e la televisione italiana. Uno sciopero dei giornalisti che riesce concretamente a spostare un programma di prima serata è, in sé, un fatto significativo: vuol dire che dietro quello che vediamo in video c’è una filiera produttiva che dipende da un lavoro che è comunque redazionale, e che quella filiera — quando si ferma — ha conseguenze visibili e immediate anche per il telespettatore comune.

Propaganda Live non è un telegiornale nel senso tradizionale del termine, ma è un programma costruito interamente sulla materia prima del giornalismo: rassegne stampa, vignette, reportage, ospiti, analisi politica. Senza il lavoro delle redazioni — proprie e altrui — il meccanismo si inceppa. Fermare Propaganda Live per uno sciopero dei giornalisti è, in questo senso, una conseguenza logica e persino coerente. Quasi una forma di solidarietà strutturale a fronte della manifestazione di un ambiente contiguo e integrativo al proprio.

Propaganda Live: un programma che ha saputo reinventarsi

Dal suo esordio nel 2016, Propaganda Live ha costruito un format originale nel panorama televisivo italiano: un ibrido tra talk politico, satira, rassegna culturale e happening collettivo. Diego Bianchi, insieme a Makkox e a una squadra di ospiti fissi e variabili, ha trovato una formula che riesce a parlare di politica senza la rigidità del dibattito classico, e di cultura senza l’autoreferenzialità dei programmi di approfondimento tradizionali.

Il venerdì sera su La7 è diventato per Propaganda un appuntamento consolidato, con un pubblico fedele e una capacità di fare agenda che pochi altri programmi televisivi italiani possono vantare. Non è raro che una vignetta di Makkox o un servizio di Bianchi diventino il post più condiviso del weekend sui social. In questo senso, Propaganda Live è uno di quei programmi che vivono anche fuori dallo schermo, alimentando una conversazione pubblica che continua ben oltre la messa in onda.

Propaganda Live, Diego Bianchi
Propaganda Live di e con Diego Bianchi, uno dei programmi più longevi di La7 – Credits La7 (TVBlog.it)

Lo spostamento a domenica: un rischio o un’opportunità?

La domanda che si pone naturalmente è: lo spostamento a domenica penalizza il programma o può rivelarsi un’opportunità? La risposta non è scontata. Il venerdì sera è uno slot consolidato, con un pubblico che ha costruito nel tempo un’abitudine precisa. Spostarsi a domenica significa confrontarsi con dinamiche diverse: un pubblico potenzialmente più ampio ma meno fidelizzato, una concorrenza differente, un umore collettivo — quello della fine del weekend — che non sempre si sposa con la densità politica di Propaganda.

D’altro canto, il cambio di giorno può generare curiosità e attenzione aggiuntiva. E tutto sembra costruito proprio per alimentare questa attesa. E in un’epoca in cui i programmi televisivi dipendono sempre più dalla capacità di creare un evento attorno alla propria messa in onda, anche una variazione forzata di calendario può trasformarsi in un vantaggio comunicativo.

Lo sciopero dell’informazione

L’agitazione dei giornalisti, quelli regolarmente assunti e dipendenti, che protestano per il mancato rinnovo del loro contratto di lavoro, avrà conseguenze anche su notiziari e programmi in quasi tutte le reti nazionali e locali. Al momento al posto della trasmissione di Diego Bianchi è stato programmato uno speciale della redazione di La7. Nessuna ulteriore variazione di palinsesto al momento per Otto e Mezzo di Lilli Gruber, uno dei programmi di punta per seguito e audience della rete.