Roma – Uno schiaffo. Talmente forte che il premier uscente, Viktor Orban, alle 21.30 ha ammesso la sconfitta, telefonando al rivale e congratulandosi con lui. L’Ungheria cambia rotta dopo 16 anni e sarà Péter Magyar a guidare il prossimo governo. Il successo di Tisza è frutto anche di un’affluenza record: quasi l’ottanta per cento degli elettori, infatti, si è recato alle urne per esprimere il proprio dissenso nei confronti del governo uscente.

A scrutinio quasi completato, le elezioni parlamentari ungheresi confermano la netta vittoria del partito Tisza. Il leader dell’opposizione ungherese, Magyar, ha conquistato la ‘supermaggioranza’ dei due terzi dei seggi in Ungheria. A spoglio quasi concluso, con il 97,74% delle schede scrutinate, Tisza si aggiudica 138 seggi, oltre i due terzi dei 199 in palio. Viktor Orban, con il suo Fidesz, si ferma a 55. L’unica altra forza a entrare in Parlamento è l’ultradestra di Mi Hazank (Nostra Patria), con 6 seggi. In termini percentuali, Magyar si è imposto con il 53,6% dei consensi, contro il 37,7% di Orban. All’ultradestra va il 5,9%.

La battaglia elettorale si è giocata tutta nei collegi rurali e in quelli delle grandi città ungheresi. Sì, perché nei collegi meno popolosi, tendenzialmente quelli delle campagne e favorevoli a Viktor Orban, bastavano 50-60 mila voti per eleggere un deputato, mentre in quelli delle aree urbane, dove l’opposizione è più forte, potevano servire anche 100mila voti. La grande affluenza ha colmato il gap. Il vantaggio di Tisza appare più evidente nei seggi uninominali che nei voti di lista.
Con i 138 seggi ottenuti, salvo stravolgimenti dell’ultim’ora, Magyar avrebbe la maggioranza di due terzi del parlamento. Una maggioranza che permettere al leader di Tisza di cambiare la Costituzione senza dover cercare accordi con altri partiti. Secondo il sistema elettorale ungherese, infatti, 106 seggi parlamentari su 199 vengono assegnati tramite i collegi uninominali, mentre i restanti verranno distribuiti in maniera proporzionale e con il meccanismo di compensazione.

https://www.quotidiano.net/esteri/risultati-elezioni-ungheria-2026-diretta-n1j2f2b0
È stata un’elezione in cui non sono mancate le polemiche. Per Balazs Orban, consigliere del premier ungherese uscente, ci sarebbe stata “un’ondata di segnalazioni» che accusano il partito Tisza di aver tentato di comprare i voti e di intimidire gli elettori nei seggi. A Kerepes, invece, pare che siano stati distribuiti buoni spesa da 10mila fiorini (poco meno di trenta euro), spendibili in una catena di supermercato, agli elettori che avrebbero votato per Fidesz. Non sono mancate poi le denunce su presunti abusi nei seggi da parte del partito di governo.
“Gli ungheresi hanno detto sì all’Europa” ha urlato Magyar, sul palco del raduno di Tisza in piazza Batthyany, a Budapest, celebrando la vittoria. “Abbiamo liberato l’Ungheria – ha detto –. Ce l’abbiamo fatta. Tisza e l’Ungheria hanno vinto queste elezioni. Insieme, abbiamo liberato l’Ungheria e ci siamo sbarazzati del regime di Orbán”. Magyar ha poi chiesto al presidente ungherese, Tamas Sulyok, vicino a Fidesz, di “conferirgli il mandato per formare il governo il prima possibile”, per poi “dimettersi”. Magyar ha poi annunciato due viaggi: a Varsavia e a Bruxelles “per sbloccare i fondi Ue”. “Saremo di nuovo un alleato forte della Nato” ha garantito.

Anche in Italia non sono mancate reazioni alla sconfitta di Orban. “Ora Meloni non ha più scuse, faccia una battaglia – ha attaccato la leader dem Elly Schlein – per gli investimenti comuni europei, come chiede anche Confindustria”. E la leader di Fratelli d’Italia replica: “Congratulazioni per la chiara vittoria elettorale a Péter Magyar, al quale il governo italiano augura buon lavoro. La nostra collaborazione continuerà. Grazie al mio amico Orban per l’intensa collaborazione di questi anni”. “Congratulazioni a Péter Magyar vincitore delle elezioni in Ungheria. In un momento di grande incertezza, ancora una volta, il Partito popolare europeo viene scelto come forza rassicurante e garante della stabilità in Europa” ha scritto su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.