Pippo Baudo ha fatto la storia della televisione anche perché è riuscito a cambiarla. La rivoluzione del presentatore di Militello sta nel saper organizzare ogni cosa: l’uomo giusto al momento giusto. Se esiste il regista, in grado di tenere le fila di inquadrature e blocchi, il ruolo del conduttore è quello di condurre in porto la puntata di ciascun programma. Non solo nei confronti dei telespettatori a casa, ma anche rispetto a coloro che quel determinato format lo portano avanti insieme a chi appare davanti alla telecamera.
Baudo, a Sanremo ma anche altrove, ha reso la figura del Direttore Artistico attuale e contemporanea. Qualcuno che decideva cosa fosse opportuno fare e cosa, invece, surclassare. Riflessioni, azzardi e sfide da vincere. In nome dello Share, ma anche rispetto a un mondo che cambia e l’Italia – attraverso il tubo catodico – ha il dovere (e il privilegio) di poterlo raccontare.
Tutte donne meno io
Baudo lo ha fatto persino con programmi che hanno anticipato i tempi: un esempio che ha destato parecchio clamore fu Tutte donne meno io (porzione di Tutti a Casa). Format che esponeva personalità forti al contraddittorio del pubblico. Pronto a fare domande di ogni genere per soddisfare curiosità e togliersi anche qualche soddisfazione in termini di rivelazioni.
Il programma doveva essere un esperimento, invece è diventato un riferimento in termini di linguaggio usato e schemi narrativi. In particolare grazie a un’intervista: quella che Pippo Baudo scelse di fare a Moana Pozzi. Correva l’anno 1994, la celebre attrice a luci rosse ha deciso di raccontarsi sul Servizio Pubblico di fronte a un nutrito numero di persone in studio. Appuntamento atteso per diverse ragioni, la prima è di natura temporale.
Pippo Baudo chiama Moana
La chiacchierata con Pippo Baudo, infatti, venne fatta tra fine febbraio e inizio marzo di quell’anno. Pozzi è morta a settembre. Significa che quell’incontro è l’ultima testimonianza televisiva della donna che aveva già fatto cinema, non solo a luci rosse, ma sul piccolo schermo si era mostrata poco.
La forza di quell’avvicendamento televisivo fu il confronto, apparentemente senza filtri per l’epoca, e la sobrietà con cui Moana ha raccontato a Baudo ogni cosa. Una vera e propria ‘confessione’ su scelte di vita, rapporti umani, rapporti intimi, sogni e speranze. Il mondo dell’hard approda in televisione sotto un’altra veste: Pippo Baudo ha rotto un tabù con l’aiuto dell’intrattenimento e del talk show. C’è anche la questione abito.
Luci rosse, sentimento e grandi verità
Quel vestito rosso, che Moana ha indossato, era un omaggio a Raffaella Carrà. Il capo di vestiario, infatti, ricordava molto quello che la cantante ha indossato in occasione di “Hay Que Venir Al Sur”: nota canzone dal successo internazionale che, nel nostro Paese, non venne trasmessa poiché eccessivamente sfrontata. Pozzi scelse proprio quel tipo di outfit per comunicare, anche attraverso l’estetica, che era disposta a mettersi a nudo. Stavolta dialetticamente, contro qualsiasi pregiudizio e stereotipo.
Pippo Baudo la accolse con un sorriso e, tra il serio e il faceto, iniziò a parlare di tutto. Persino del mondo a luci rosse. Una finestra inesplorata sulla generalista, perchè di certe tematiche non si parlava. Era “sconveniente” anche soltanto farne menzione distrattamente. Non a caso, poi, la satira di quegli anni si basava su una serie di doppi sensi specifici. Il mondo a luci rosse in tv non poteva avere accesso. Invece Baudo ha agito in controtendenza, dimostrando che le attrici del cinema a luci rosse possono essere personalità con cui confrontarsi e misurarsi anche su temi importanti e delicati.
Lavoro, famiglia e realizzazione personale
“I miei genitori sul mio lavoro? Pensano tutto il male possibile, ma è normale, cosa potrebbero fare se non dispiacersi? Talvolta delle scelte comportano il dolore altrui”, con questa frase – a precisa domanda del conduttore – Moana porta in televisione un concetto attuale ancora oggi. Quello delle scelte di vita e del consenso generalizzato: non si può piacere a tutti, soleva dire Pozzi, né si deve piacere a tutti. L’approvazione, compresa quella dei familiari, è sopravvalutata se in gioco ci sono scelte di vita che implicano la felicità personale.
Moana, con poche e semplici parole, aveva precorso i tempi: questi argomenti vengono affrontati oggi con maggior consapevolezza e anche più condivisione. Nel senso che persino chi non è d’accordo accetta e metabolizza la conversazione televisiva su tematiche spinose ma necessarie. Lo stesso vale per aborto, gelosia e possesso da non sbandierare. In special modo nei sentimenti.
Moana cambia la Rai
L’intervista con Moana ha aperto la strada a un nuovo tipo di talk show: in grado di mostrare anche l’altra faccia della celebrità, quella che può infrangere tabù e stereotipi con il potere della dialettica. Baudo, successivamente, ha detto di aver “lottato” strenuamente con la Rai per ottenere determinate garanzie sulla resa di quella chiacchierata.
Moana Pozzi, oggi, è un simbolo mediatico soprattutto per essere riuscita a portare in televisione argomenti che, con il tempo, sono diventati prassi in relazione allo sviluppo dei rapporti umani e non solo. In passato (più di 30 anni fa) serviva qualcuno in grado di rompere il muro degli stereotipi. Lei ce l’ha fatta grazie a chi la televisione, dopo averla creata insieme ad altri grandi anchorman del secolo scorso, ha provato a modificarla in meglio. Eredità che, ancora oggi, si cerca di conservare e accrescere. Un’intervista alla volta.