Quando l’amore diventa progetto di vita: l’incontro con Luca Trapanese

Diversità è una parola che spaventa, ma se guardiamo bene il nostro mondo e ci guardiamo dentro, in qualche modo siamo tutti diversi. La diversità da vicino ha il volto delle case disordinate, delle famiglie rumorose, dei legami costruiti con pazienza. Non è la cosa più normale in assoluto? È da qui che parte l’incontro con Luca Trapanese, ospite del vodcast Il Piacere della Lettura, autore del memoir “Storia di una famiglia imperfetta” pubblicato da Salani. Un libro che non racconta un’eccezione, ma una possibilità: quella di trasformare l’amore in progetto di vita.

Trapanese entra nello studio con la naturalezza di chi è abituato a parlare al cuore prima che ai microfoni. La sua storia è nota: anni di volontariato, l’esperienza in seminario, l’amore che cambia strada, e poi l’adozione di Alba, bambina con sindrome di Down, diventata il centro di una famiglia nata fuori dagli schemi. Ma sentirla raccontare dalla sua voce ha un peso diverso, più umano e meno mediatico.

“Imperfetta – spiega – perché la perfezione non esiste. Esistono famiglie vere, con gioie e ferite”. In questa definizione c’è tutta la forza del libro: smontare l’idea rigida di un unico modello familiare e sostituirla con una visione plurale, inclusiva, gentile. Trapanese parla della fede come di un luogo intimo, separato dalle rigidità della Chiesa; ricorda l’incontro con il compagno sul treno per Lourdes, quando capì che la sua vocazione non era l’altare ma la vita.

Tra le pagine emerge la figura di Florinda, madre adottiva di Francesco, ragazzo con disabilità che ha segnato profondamente il percorso dell’autore. Una donna determinata, capace di affidargli il figlio pur di garantirgli un futuro. In quelle righe si legge la paura universale dei genitori: “Che ne sarà di mio figlio quando non ci sarò più?”. È una domanda che oggi Luca rivolge anche a se stesso pensando ad Alba, e che apre un discorso più ampio sulle carenze delle istituzioni italiane.

Il dialogo scivola naturalmente su temi civili: l’arretratezza delle leggi sull’adozione, l’assenza di tutele reali per i caregiver, la necessità di ripensare la scuola e il modo in cui guarda alla disabilità. Trapanese non parla da opinionista ma da padre: ogni proposta nasce dall’esperienza quotidiana, dalle battaglie silenziose combattute nelle aule dei tribunali e nei corridoi delle ASL.

Ma ciò che maggiormente resta dell’intervista è la sua idea limpida di famiglia: “Il luogo dove puoi respirare, dove non devi essere il migliore, ma solo te stesso”. Una definizione che abbraccia tutte le forme dell’amore, comprese quelle che la burocrazia fatica ancora a riconoscere.

Quando gli si chiede quale messaggio voglia lasciare ai lettori, non ha dubbi: “Al centro di tutto c’è l’amore. Siamo nati per amare ed essere amati”. Parole semplici, quasi disarmanti, che chiudono il cerchio di una conversazione intensa, mai retorica, profondamente politica proprio perché profondamente umana.