Referendum, bufera su Gratteri. Il procuratore: indagati e massoni per il Sì. Nordio: “Serve il test psicoattitudinale”

Roma, 12 febbraio 2026 – A poco più di un mese dal referendum sulla riforma della giustizia i toni tra il fronte del Sì e quello del No si alzano. Il referendum s’infila un po’ ovunque – anche alle Olimpiadi Milano-Cortina con il post sui campioni del curling, comparso, tra le polemiche, sui canali del Pd e poi rimosso – e trova due campi di scontro totale tra gli schieramenti: la dura presa di posizione del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che poi torna sulle sue parole, e il primo confronto, in tv, tra il ministro Carlo Nordio e Giovanni Bachelet, fisico e presidente del Comitato della società civile per il No.

Gratteri: “Massoneria deviata e centri di potere per il Sì”

Sul duello tra il Guardasigilli e l’alfiere del No, figlio di Vittorio Bachelet, politico e giurista ucciso dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980, pesano le parole del procuratore Gratteri che, nel difendere le ragioni di chi boccia la riforma, afferma che “voteranno per il Sì indagati, imputati, massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

Parole che producono un effetto valanga: per tutto il pomeriggio fioccano reazioni indignate del centrodestra, a cominciare dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che si dice “basito” da affermazioni “che oltre ad essere prive di verità offendono milioni di cittadini”.

Poi Gratteri precisa, spiegando che le sue parole sono state “parcellizzate e lette in modo disorganico»” e ribadisce di aver detto che voteranno Sì “le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura”. E aggiunge: “Non mi si mette a tacere con le minacce”.

Duello tv Nordio-Bachelet 

Correzione della rotta che non basta, anzi. Il vice premier Matteo Salvini annuncia, sull’onda delle polemiche, di voler denunciare il magistrato. Ovviamente il caso Gratteri apre il confronto su Rai1, a Cinque minuti, tra le ragioni del Sì e quelle del No.

Bachelet afferma senza mezzi termini che quello di Gratteri “è un commento offensivo per gli elettori, sbagliato, che porterà più voti al Sì” ma “per fortuna ci sono i commenti del ministro che faranno risalire i No”.

Nordio da parte sua ci va giù duro, si dice “sconcertato da quello che ho sentito ma ancora più dalla retromarcia di Gratteri”. Poi la stoccata: “Mi domando se l’esame psico-attitudinale che noi abbiamo introdotto per i magistrati all’inizio della carriera non sia necessario anche per la fine della carriera”.

Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri
Il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri durante la conferenza stampa su una maxi operazione dei carabinieri e della Dda di Napoli contro il clan Licciardi, Napoli, 2 dicembre 2025. ANSA/ CESARE ABBATE

I nodi della riforma

Nel faccia a faccia si passano in rassegna i nodi fondamentali della riforma, a cominciare dall’Alta Corte disciplinare che, secondo il Guardasigilli potrà mettere fine a quella “giustizia domestica” che fa in modo che i magistrati che sbagliano non paghino mai ma vengano addirittura “promossi”.

E cita il caso Enzo Tortora: le carriere dei giudici che lo condannarono erroneamente sono proseguite indisturbate perché erano “protetti all’interno del Csm da questo sistema di correnti”. Ribatte Bachelet: attenzione, perché “una cosa sono gli errori giudiziari, un’altra i provvedimenti disciplinari” e poi, se si vuole “la giustizia domestica mi pare più nel Parlamento che non nel Csm”, difatti “l’unico che si è salvato nel caso Palamara era il parlamentare, perché non si potevano usare le sue intercettazioni”.

In serata il consigliere laico del Csm, Enrico Aimi, ha annunciato che sarà proposta l’apertura di una pratica presso il comitato di presidenza del Csm sulle affermazioni di Gratteri.

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