Referendum, scoppia il caso Bartolozzi: “La magistratura è un plotone d’esecuzione”. Poi Nordio si scusa

Roma – Un passo avanti e dieci indietro. Il nemico più insidioso per la campagna referendaria di Giorgia Meloni non siede tra i banchi dell’opposizione, ma marcia nel suo stesso esercito. A Palazzo Chigi non avevano ancora finito di tirare un sospiro di sollievo per la sordina imposta al ministro Carlo Nordio, che la miccia è deflagrata di nuovo in diretta tv. A far saltare il banco, spuntando dal cilindro dell’emittente siciliana Telecolor, è stata Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Guardasigilli.

Giusi Bartolozzi
GIUSI BARTOLOZZI MINISTERO GIUSTIZIA

Sabato, durante il programma Il Punto, incalzata dalla senatrice Ilaria Cucchi (Avs) che le chiedeva il perché di tutto questo interesse del governo per il processo penale, Bartolozzi ha sganciato la bomba: “Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”. E ha aggiunto una chiosa clamorosa. In caso di vittoria dei No, è pronta a lasciare l’Italia: “Io ho un’inchiesta in corso. Scapperò da questo Paese”.

Bartolozzi: “La magistratura e’ un plotone d’esecuzione, col si’ ce la togliamo di mezzo”

Ovvia e immediata la reazione corale dell’opposizione, che ha rilanciato le affermazioni sui social. “Si deve dimettere”, tuonano Fratoianni e Bonelli (Avs). “Ha chiarito il vero obiettivo della riforma”, incalza Rossomando (Pd). L’interessata prova a raddrizzare il tiro: “Ho partecipato a un’ora e mezza di trasmissione e fin dall’inizio ho precisato che la riforma è fatta in favore dei giudici per recuperarne la credibilità ormai persa, a causa di una piccola parte correntizzata che governa il sistema”. Il danno, però, è fatto. Sono dichiarazioni pesanti, tanto da costringere lo stesso Nordio a intervenire: “Mi dispiace per le parole usate dalla mia collaboratrice. Pur pronunciate in un acceso confronto tv, sono parse un attacco inaccettabile. La nostra riforma, al contrario, non intende indebolire le toghe ma restituire loro prestigio e autorevolezza. Sono certo che non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per frasi che non rispecchiano la sua reale stima per la categoria di cui fa parte”.

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È facile immaginare la costernazione a Palazzo Chigi. Le uscite di Bartolozzi non sono piaciute per niente alla leader di Fratelli d’Italia. Tanta fatica per nulla. Solo qualche ora prima che scoppiasse il pandemonio, infatti, Giorgia Meloni aveva diffuso un video di oltre 13 minuti nel quale tentava proprio di smarcarsi dalla rissa a randellate e insulti, rispondere “alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione” e difendere il merito del riassetto della giustizia. “Il mio consiglio è: votate pensando a cosa sia meglio per voi e per i vostri figli, non per il governo o il singolo partito”.

La premier Giorgia Meloni nel frame tratto da un video pubblicato sui suoi social in cui parla del referendum
La premier Giorgia Meloni in un frame tratto da un video pubblicato sui suoi social parlando del referendum. +++ FACEBOOK/GIORGIA MELONI +++ +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++

Questo ddl, ha spiegato, “è di puro buon senso”. E, con l’aiuto della grafica, ha illustrato i capisaldi del Sì: separazione delle carriere, doppio Csm e istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Dopo 80 anni, ha ricordato, i magistrati “saranno giudicati da un organismo terzo e, forse, non vedremo più quei casi di giudici palesemente negligenti senza alcuna conseguenza”. Per poi rivolgersi alla zona grigia di indecisi: “Non cadete nella trappola. Vi dicono di votare No per mandare a casa il governo, ma l’esecutivo non si dimetterà in caso di sconfitta. Gli italiani che vogliono mandarci a casa potranno farlo tra un anno”.

Non cadete nella trappola. Vi dicono di votare No per mandare a casa il governo, ma l’esecutivo non si dimetterà

Dopo l’intervista a Rete 4 e il fluviale monologo sui social, è evidente che l’inquilina di Palazzo Chigi sia scesa ufficialmente in campo. Non si tratta di una decisione estemporanea, ma di una strategia calcolata: la convinzione, fondata, è che a fare la differenza saranno gli ultimi dieci giorni di campagna. Il fronte del Sì cala l’unico asso di cui dispone: la premier. Il contesto, tuttavia, non aiuta. Nelle previsioni originarie, il voto avrebbe dovuto tenere banco e monopolizzare l’agenda politica, amplificando la voce del capo dell’esecutivo grazie al crescente clima da vigilia elettorale. La guerra, però, ha cambiato tutto. La consultazione è passata in secondo piano e gli appelli rischiano di finire coperti dalle bombe e dalle agende geopolitiche degli alleati Trump e Netanyahu.

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La marcia andrà avanti comunque: il programma prevede un’incursione al giorno nel dibattito pubblico, con il picco atteso per giovedì alla manifestazione di FdI al Teatro Parenti di Milano. Nel frattempo, l’opposizione non fa sconti. Dal Pd ad Avs fioccano le accuse di politicizzare l’agone elettorale e di condurre attacchi sguaiati contro i giudici. Giuseppe Conte passa all’attacco frontale, parlando di un “tentativo di disarticolare la magistratura” e richiamando i legami con il piano di Rinascita della P2. Ma il vero autogol per il governo non arriva dalle iperboli dei leader d’opposizione, bensì dagli spropositi del fuoco amico.