Referendum, si muove la Freccia del Sì. Forza Italia accelera: “Siamo molto ottimisti”

Firenze, 15 marzo 2026 –  ​​​​​​La pattuglia azzurra del Granducato toscano sbarca a Roma Tiburtina qualche minuto dopo quella campana. Arrivi separati, come Forza Italia auspica lo siano anche le carriere in magistratura dopo il referendum.

Abbracci, selfie, cappellini e pettorine blu, amministratori locali e militanti, scesi dalle due Frecce del Sì, si compattano rapidi al cospetto del vicepremier Antonio Tajani che arringa alla mobilitazione andando dritto al sodo. “Oggi pm e magistrati sono condizionati dalle scelte delle correnti, che rappresentano i partiti all’interno del Consiglio superiore della magistratura. E questo non va” le sue parole.

E poi: “Il primo dovere dello Stato è quello di rispettare il cittadino e quindi chi amministra la giustizia ha il dovere di amministrarla nel supremo interesse di ogni singolo cittadino. Noi con questa riforma non vogliamo fare altro che ridare sacralità alla toga” perché “quando una toga è condizionata e tirata da una parte e dall’altra dagli interessi di corrente che sono gli interessi di partito, è inutile negarlo, quella toga è inzaccherata, non è più al di sopra delle parti”.

Forza Italia ci crede. Deborah Bergamini, deputata e vicesegretaria del partito, più di tutti, come aveva spiegato ai microfoni Santa Maria Novella prima di salire sulla Freccia: “Ci confrontiamo con le persone tutti i giorni e abbiamo la sensazione che si sia compreso qual è il significato di questo referendum. Quindi siamo molto ottimisti”.

A Roma Bergamini – arrivata con le deputate Erica Mazzetti e Chiara Tenerini e il coordinatore regionale Marco Stella – usa proprio la metafora del treno ricordando Silvio Berlusconi e l’Alta velocità che negli anni dell’ex premier prese gambe e rotaie. “Anche al tempo in tanti dicevano ’no’, come fanno adesso – le parole della parlamentare – e oggi invece vediamo i grandi risultati di questa trasformazione. Ecco noi ora non vogliamo un’infrastruttura fisica ma ideale. Per un Paese che cambierà in meglio”.

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Stella dal canto suo ricorda che in Toscana ci saranno “oltre 100 iniziative da qui al prossimo fine settimana e 33 comitati per il sì attivi”. “Perché votare Sì?” prosegue Stella facendo un esempio provocatorio: “Se chi quotidianamente si occupa di giustizia è per il Sì – dice – e chi invece fa cabaret, magari pure finanziato dal pubblico, è per il No, allora ci viene proprio da dire votiamo sì”.

Ecco Enrico Costa, vicepresidente della Commissione giustizia della Camera: “Oggi il giudizio pubblico spesso si forma prima del processo. In questa fase la difesa è sostanzialmente assente e il giudice delle indagini preliminari, che dovrebbe essere una garanzia fondamentale, viene schiacciato dallo strapotere del pm. I dati mostrano che quasi tutte le richieste del pubblico ministero vengono accolte: circa il 94% per le intercettazioni e il 99% per le proroghe. Per questo la separazione delle carriere serve a rafforzare la figura del giudice e a garantirne l’autonomia”. L’applauso finale più robusto è per Tajani che, per una volta, scombussola il suo tradizionale aplomb e – facendo riferimento alle parole del capo della procura di Napoli Nicola Gratteri – attacca: “Noi non abbiamo mai detto a nessuno ‘facciamo i conti il giorno dopo’, è un messaggio che viola i principi fondamentali . Non è un linguaggio da magistrato anti-camorra. La mafia mi fa schifo, la camorra mi fa schifo, l’ndrangheta mi fa schifo. E voto Sì”.