Roma, 17 gennaio 2026 – Prosegue la repressione del regime degli Ayatollah al fine di bloccare le proteste. Nonostante il blackout delle comunicazioni (che potrebbe durare fino a marzo), infatti, trapela dalla Repubblica islamica l’istituzione di fatto di una legge marziale, con città militarizzate, posti di blocco, cittadini fermati senza un motivo apparente e tante persone rimaste ferite e trasportate in ospedale. Secondo l’Iranwire ad Abadan, città nell’est del Paese, “membri Basij (la milizia volontaria del regime, ndr) e agenti armati in borghese sono quasi in ogni angolo delle strade. La città è piena di posti di blocco e, oltre alla repressione e alle uccisioni, l’atmosfera di soffocamento è tale che non è possibile alcuna protesta”. Centinaia di arresti, invece, sarebbero stati compiuti ad Ahvaz e a Dezful e più di cinquanta persone sarebbero state uccise. Stessa atmosfera di terrore si respira a Mazandaran: “È sufficiente – ha raccontato un residente all’Iranwire – che gli agenti sospettino di qualcuno per strada per sequestrare e controllare immediatamente i telefoni. Se trovano una foto o un video, la persona viene arrestata sul posto”.
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A Teheran, invece, tutte le forme di comunicazione testuali sono state tagliate, con le chiamate vocali concesse solo per poche ore, mentre i negozi e i mercati sono rimasti chiusi. Il blackout delle comunicazioni potrebbe durare fino a marzo. Alcuni utenti dei social media, inoltre, hanno segnalato la presenza di agenti governativi muniti di armi pesanti, tra cui mitragliatrici, muoversi per le vie della capitale. Secondo Ahmad-Reza Radan, capo della polizia della Repubblica islamica, l’ordine sarebbe stato ripristinato, aggiungendo che la cooperazione tra la popolazione e le forze di sicurezza è stata fondamentale per sedare i disordini. “Per grazia di Dio e con la presenza consapevole del popolo – ha aggiunto -, l’ultimo chiodo è stato piantato nella bara del terrorismo”. Per l’agenzia Tasnim, sarebbero almeno 3mila le persone arrestate durante le proteste, 19mila invece per la Human rights activists news agency. E se il regime degli Ayatollah sembra aver bloccato – almeno parzialmente – le proteste, si complica la questione internazionale.
Secondo la Nbc, Washington si starebbe preparando a inviare più forze, equipaggiamenti e risorse nelle basi americane in Medio Oriente, convogliando verso l’area un gruppo di attacco di portaerei, aerei aggiuntivi e sistemi di difesa aerea terrestri. Un’operazione che dovrebbe mettere in condizione l’esercito Usa di essere pronto nel caso in cui Teheran decidesse di attaccare le basi statunitensi o degli alleati. Ciononostante, ha fatto sapere la Casa Bianca, “Teheran ha fermato 800 esecuzioni”, congelando di fatto l’escalation militare.
“Servono sanzioni più dure contro l’Iran – ha annunciato la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola – e chiediamo di inserire il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica all’interno della lista delle organizzazioni terroristiche”. Tende invece la mano alla diplomazia il Cremlino, con il presidente Vladimir Putin che durante una conversazione telefonica con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha confermato “la disponibilità della parte russa a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo”. Putin ha sentito anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e ha fatto sapere che: “Mosca e Teheran sostengono una rapida de-escalation delle tensioni attorno all’Iran e una risoluzione diplomatica dei problemi”.