Riccardo Cocciante stasera in TV: 80 anni tra Margherita, Notre Dame e una moglie che ha rinunciato all’America per lui

C’è un momento preciso in cui Riccardo Cocciante ha capito che quello che stava costruendo era più grande di lui.

Era il 1979, al Festival de Viña del Mar in Cile. Si sedette al pianoforte, guardò il pubblico, cercò una donna seduta in prima fila e prima ancora di attaccare a cantare disse: “Dedico questa canzone a mia moglie.” Poi le mandò un bacio. Lei reagì con un sorriso timido e un po’ imbarazzato. In realtà non erano ancora sposati — le nozze ufficiali sarebbero arrivate solo nel 1983 — ma Cocciante aveva già deciso. E quella canzone era quello che sarebbe diventato uno dei suoi più grandi successi, Margherita.

Catherine, la moglie di Riccardo Cocciante

Catherine Boutet era arrivata a Roma nel 1971 per salutare sua sorella prima di partire per gli Stati Uniti, dove l’aspettava un lavoro come attrice. Ma quell’aereo non lo ha mai preso e a quella convocazione di lavoro non ci è mai andata. Ha incontrato Cocciante “in circostanze fortuite”, come ha raccontato lui stesso anni dopo, e da allora non si sono più separati.

Lei ha rinunciato alla carriera, è rimasta, e ha costruito con lui qualcosa che va molto al di là di una storia d’amore: “Cathy è la vestale della mia poetica – ha detto in una recente intervista Cocciante – è la persona che mi ha consentito di realizzare tutte le mie aspirazioni più straordinarie anche quelle che sembravano impossibili più che lontane. Con lei e grazie a lei ho firmato il primo contratto discografico. È stata decisiva per Notre Dame de Paris, un progetto avversato da tanti. È mia moglie che mi ha convinto ad accettarlo.” Nel 2022 hanno celebrato cinquant’anni di lavoro insieme.

La canzone sbagliata nel momento giusto

E pensare che Bella senz’anima, il brano che nel 1974 lo ha reso famoso in tutta Italia, non era nemmeno il pezzo su cui puntava. Era un lato B, quasi un riempitivo di quello che doveva essere il suo primo singolo, Quando finisce un amore che sarebbe stato pubblicato dopo insieme all’album.

Eppure fu quello a sfondare, con quella melodia che sembrava semplice e invece ti restava addosso per giorni. Cocciante, nato a Saigon il 20 febbraio 1946 da padre italiano e madre francese, era arrivato in Italia a undici anni, e aveva costruito la sua formazione musicale su basi classiche ed europee che si sentivano in ogni arrangiamento. Non era il classico cantautore romano degli anni Settanta. Non aveva messaggi politici da divulgare: e non era nemmeno un chansonnier, era qualcosa di diverso, più difficile da catalogare.

Margherita, però, non era quello che sembrava. Molti credono che la canzone sia stata scritta per Catherine. Lui ha smentito in più occasioni: “Marco Luberti, che ha scritto con me il testo, mi disse di essersi sognato il testo. Il 90 per cento dei miei pezzi sono allegorici. Solo una volta, con Vivi la tua vita, scritta con Mogol per mio figlio nato da poco, sono stato diretto.”

Notre Dame e il progetto che nessuno voleva

Notre Dame de Paris è oggi l’opera popolare più esportata al mondo. All’inizio non la voleva quasi nessuno. Troppo complicata, troppo elaborata e difficile da spiegare. Famoso uno dei giudizi tranchant che Luc Plamondon, autore canadese che scrisse il libretto originale… “Solo un pazzo accetterebbe di rendere Quasimodo un personaggio romantico destinato al grande pubblico”.

Quando Cocciante accettò il progetto di Luc Plamondon — il paroliere québécois con cui aveva già collaborato — molti nel mondo dello spettacolo erano scettici. Un musical in francese, tratto da Victor Hugo, con musiche di un cantautore italiano cresciuto a Saigon. Non sembrava una formula vincente. Fu Catherine a convincerlo ad andare avanti. Il debutto parigino del 1998 divenne uno dei fenomeni teatrali più clamorosi degli ultimi trent’anni.

Dal 26 febbraio 2026 Notre Dame de Paris è tornata in scena in Italia con un nuovo tour che attraversa le principali città della penisola fino al 6 gennaio 2027 a Roma, prodotto da Clemente Zard e distribuito da Vivo Concerti.

Riccardo Cocciante
Riccardo Cocciante, 80 anni, in una foto di repertorio – Credits Ufficio Stampa (TVBlog.it)

Ottant’anni e un nuovo inizio

Il 20 febbraio scorso Cocciante ha compiuto ottant’anni pubblicando il singolo Ho vent’anni con te, scritto insieme a Luc Plamondon e Pasquale Panella. È la prima anticipazioe di un album di inediti — omonimo — in uscita il 13 marzo: il primo lavoro di nuove canzoni dopo vent’anni. Non è un bilancio, è una partenza. Il titolo dice tutto: non misura ciò che è passato, ma ciò che continua.

E stasera su Rai 1, alle 21.30, va in onda “Il mio nome è Riccardo Cocciante”, il primo docufilm sulla sua vita, diretto da Stefano Salvati e prodotto da Daimon Film con Rai Documentari. Da domani – giovedì 5 marzo – sarà disponibile anche su RaiPlay. Ad arricchirlo le testimonianze di Laura Pausini, Gianna Nannini, Elodie, Achille Lauro, Mogol, Fiorella Mannoia. Ci sono immagini di archivio e fotografie personali mai viste. C’è anche l’intelligenza artificiale, usata per ricostruire visivamente i ricordi della giovinezza.

Il tour

In estate, poi, partirà il tour da solista “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”, con date in alcune delle location più suggestive d’Italia: Venezia, Siracusa, Pompei, Macerata. Un uomo che a ottant’anni si rimette in viaggio con musica nuova, uno spettacolo che dura da quasi trent’anni e una moglie che è sempre dietro le quinte, se non è in prima fila, che non gli ha mai rinfacciato di aver perso un lavoro e un aereo per l’America.