Ringo Starr: “Non mi ritiro, ma voglio andarci piano. Il biopic sui Beatles? Stava diventando un fantasy”

Milano – Pace, amore e… verdure. “Tutto quel che c’è di buono in me, lo devo ai broccoli” è solito ammettere Ringo Starr parlando della dieta che gli consente di prendere sportivamente quegli 85 anni dissimulati sullo schermo del computer con la solita verve e i colori cangianti del viale alberato scelto come sfondo. Preannunciato dai singoli “It’s been too long” e “Choose love” il nuovo album di Sir Richard Starkey “Long long road” esce il 24 aprile con le presenze, fra gli altri, di Sheryl Crow e St. Vincent. La stessa “Choose love” Richard-Ringo – occhiali da sole, sorriso d’ordinanza, simbolo della pace al collo e capelli troppo neri – l’aveva già pubblicata nell’omonimo album del 2005 (citando pure i Beatles nel verso “The long and winding road is more than a song”), anche se qui il deja vù ha il respiro country che traversa tutte e dieci le canzoni, impreziosite dal tocco del produttore T-Bone Burnett.

Tutto quel che c’è di buono in me, lo devo ai broccoli

Ringo Starr con il produttore T-Bone Burnett

Ringo, questo è il suo terzo album country dopo “Beaucoups blues” del 1970 e “Look-up” dell’anno scorso, prodotto ancora da Burnett. Perché ha riscoperto Nashville dopo così tanti anni?

“Perché m’era già capitato di tornare a suonarci 7-8 volte con la mia All-Starr Band e ogni volta mi sono trovato benissimo. Tutto è iniziato, però, nel ‘70, grazie a Pete Drake, grande produttore e leggenda della pedal steel guitar. Ricordo che ero in studio a Londra, impegnato in alcune session con George Harrison, quando lui invitò un musicista di Nashville che non conoscevo. Drake. Mandai a prenderlo a Heathrow e, appena arrivato, la prima cosa che mi disse fu: ‘in auto ho capito che ti piace la musica country’. Era disseminata di cassette. Gli risposi di sì. Così, dopo un paio di giorni, mi chiese: ‘perché non vieni a incidere un album a Nashville?’. Pensando ai lunghi tempi di registrazione a cui ero abituato, replicai che ci sarebbe voluto troppo tempo. E lui: ‘ma no, basterebbero un paio di giorni’. E così accettai”.

Andò bene.

“Arrivai a Nashville di giovedì e realizzammo tutto ai Music City Recorders Studios tra venerdì e sabato. Provavamo le canzoni la mattina, le registravamo nel pomeriggio e ci mettevamo le voci la sera. Provavamo e registravamo: 48 ore ed era tutto finito. Pazzesco, davvero incredibile. Ammetto che per registrare questi ultimi due dischi country ci ho messo un po’ più tempo”.

Sir Ringo Starr, 85 anni, leggendario batterista dei Beatles

Nell’album c’è “I don’t see me in your eyes anymore” di Carl Perkins. Pure con i Beatles aveva registrato canzoni sue come “Honey don’t” o “Match box”.

“Ai tempi dei Beatles, nei dischi mi spettava di solito una canzone, scritta quasi sempre da Lennon e McCartney. Ma a volte capitava che non ne avessero una pronta e allora ero io a proporre qualcosa nelle mie corde, per lo più di musica country. Sapendo la mia passione per Perkins, T-Bone mi ha chiamato dicendo “ho trovato un suo pezzo che non conoscevo” e l’abbiamo inciso. Insomma, qualcuno ha fatto ascoltare quella canzone a lui, lui l’ha fatta ascoltare a me e adesso sono io a suonarla per tutti”.

L’edizione americana della rivista “Rolling Stone” ha detto che “Long long road” è il miglior album mai inciso da un ottantacinquenne.

“Penso che l’idea di lavorare a Nashville sia stata fantastica e che il lato “country” della città abbia valorizzato le canzoni. Con T-Bone ci siamo conosciuti quasi per caso e il nostro all’inizio è stato un rapporto di cortesia come tanti. Poi, chiacchierando, siamo finiti a parlare di canzoni. Avevo voglia di tornare al country e così, ad un certo punto, gli ho chiesto quante ne avesse alcune nel cassetto. Mi ha risposto: ‘nove’. Logica la domanda successiva: ‘e ti andrebbe di produrre il mio nuovo disco?’. Ha accettato. Solo dopo ho scoperto che, a causa di altri impegni, non produceva da cinque anni. ‘Look-up’ è arrivato così. Ora Burnett è tornato in pista, nuovamente con me”.

Quando dico ai miei figli ‘niente più tour’ c’è sempre qualcuno che ribatte ‘ma papà, l’avevi detto pure l’anno scorso!’

Un’alchimia fortunata.

“Non pianifichiamo tutto nei dettagli, ma lasciamo semplicemente che le cose accadono. Proviamo a fare le scelte giuste, a dire le parole giuste nei momenti giusti, e questo è il risultato… due album incredibili”.

Anni fa ha detto che nel 2028 si sarebbe ritirato. Convinto?

“No… Però voglio andarci piano. Stiamo pubblicando un nuovo disco e la Universal ha in preparazione un ‘best of’. Vorrei prendermi una pausa. Con la famiglia, ad esempio, siamo stati da poco in Colorado una settimana, giusto per cambiare aria, visto che ormai viviamo a Los Angeles. Quando dico ai miei figli ‘basta, niente più tournée’ c’è sempre qualcuno che ribatte ‘ma papà, l’avevi detto pure l’anno scorso!’. Come dargli torto? Quest’anno, però, in agenda ho solo una dozzina di concerti, giusto per togliermi la voglia. Poi inizierò a scrivere con Bruce Sugar, assieme a cui ho lavorato pure ad un paio di brani di quest’album. Penso che per il 2026 possa bastare”.

Ringo Starr, 85 anni

È vero che ha chiesto a Sam Mendes di cambiare la sceneggiatura della sua parte nella miniserie sui Beatles a cui sta lavorando e in cui sarà interpretato dall’attore irlandese Barry Keoghan?

“Sì, l’ho fatto. Un anno fa a Londra, perché non mi piaceva la direzione che stava prendendo. Era diventato quasi un fantasy sui Beatles e ad un certo punto gli ho chiesto se potesse semplicemente eliminare una pagina dalla sceneggiatura. Ha accettato subito e l’ha strappata davanti ai miei occhi. Abbiamo parlato per due giorni, confrontandoci senza sosta, e alla fine Sam l’ha riscritta sul momento. Ha tenuto però a chiarire una cosa: si tratta di un biopic, con tutte le libertà narrative che questo comporta. Perciò devo fermarmi un attimo e ricordare che, non trattandosi di un documentario, un certo margine di finzione è inevitabile. E se nel film su John è lui talora ad avercela con me, nel mio potrebbe benissimo avvenire il contrario ed essere io quello che gli urla contro”.

Curiosità finale. Le è mai capitato di ascoltare la canzone ‘Ringo Starr’ di una band italiana chiamata Pinguini Tattici Nucleari?

“No, però… me la può far avere?”.