Roberto Arduini in esclusiva a TvBlog: “Nel mio libro racconto i problemi alimentari come sintomo di criticità più profonde. Sui disturbi alimentari tanti tabù e stereotipi”

Scrivere per far pace con sè stessi e razionalizzare un momento critico della propria vita. Non è semplice farlo, ma quando ci si riesce la sensazione è la stessa che viviamo nel momento in cui riusciamo a raggiungere un obiettivo: serenità e appagamento, miste a soddisfazione e orgoglio. La capacità di esserne usciti migliori, anche con l’aiuto di esperti qualificati, l’abbiamo tutti. Occorre solo capire il momento e il modo giusto per tirarla fuori. Ce l’ha fatta anche Roberto Arduini, noto speaker di Radio2 con la trasmissione I Lunatici, che per una volta ha posato idealmente il microfono e si è messo a scrivere un’avventura. La sua.

Una storia profonda, vera e senza sconti che racconta in maniera netta, chiara e profondamente lucida i momenti di smarrimento e una successiva rinascita fisica e mentale. Tutto comincia dai problemi di peso: Roberto non aveva un buon rapporto con il proprio corpo. Non solo sul piano estetico: viveva questa situazione come una ‘condanna’ che lo ha portato, per moltissimo tempo, ad avere un “macigno” emotivo con cui fare i conti.

Roberto Arduini, Un Chilo D’anima tra rivelazioni e presa di coscienza

Alla soglia dei 40 anni sceglie, con l’aiuto di una nutrizionista, di mettersi a regime. Dieta e alimentazione corretta. L’obiettivo viene raggiunto e Roberto cambia taglia e approccio. Non è finita: l’uomo si rende conto che il suo problema non era soltanto il peso che aveva, ma le cicatrici che si portava dentro. Espresse, in altra forma, dalla non accettazione di sè e con la conseguenza più diretta e meno consolante possibile. L’uomo non guardava più gli obiettivi da raggiungere, ma pensava soltanto alla bilancia come un “giudice spietato” che non lasciava via di scampo.

Roberto Arduini un chilo d'anima libro raccontato a TvBlog
Roberto Arduini parla del suo ultimo libro in esclusiva (Per gentile concessione dell’autore) – TvBlog

Arduini è passato da un eccesso all’altro fin quando non ha trovato la via d’uscita migliore attraverso un percorso di ascolto e condivisione anche a livello analitico. Oggi Roberto Arduini è un’altra persona: un professionista dell’etere lo è sempre stato, ma attualmente è anche un uomo che ha trovato il proprio equilibrio e il centro dei suoi pensieri, in grado anche di controllare quelli che sono i momenti bui – presenti nella vita di tutti – per trasformarli in qualcosa di positivo.

Un equilibrio ritrovato

Un primo passo verso quella che lo stesso Arduini definisce una rinascita è la stesura di un romanzo. Un Chilo D’anima, edito da Il Millimetro, in cui è riuscito a mettere nero su bianco quel che ha passato. Una vera e propria Via Crucis alimentare sfociata poi in approfondimento psico emotivo. Viaggio editoriale che lancia un messaggio chiaro: non siamo soltanto il nostro corpo. L’estetica è come un tempio che rispecchia quel che abbiamo dentro e dobbiamo imparare a conoscerlo e a conoscerci.

Roberto Arduini speaker de I Lunatici si racconta a TvBlog
Roberto Arduini alla fine del proprio percorso (Per gentile concessione dell’autore) – TvBlog

Il libro mostra Arduini sotto un’altra luce e consente anche di capire meglio il vissuto del celebre speaker. Quel che non emerge tra un capitolo e l’altro balza agli occhi subito dopo una chiacchierata inedita e profonda ai microfoni di TvBlog. Il conduttore radiofonico si è aperto in maniera autentica e disponibile per far capire quanto è importante, anche attraverso la scrittura, razionalizzare un momento di smarrimento per ripartire con uno slancio differente. Non è semplice, ma nemmeno impossibile.

Come nasce l’idea del libro

Lei è una persona nota ed è abituata a mostrarsi sempre disponibile anche per via del lavoro che fa: quando ha trovato la forza di mettersi a nudo davvero e quanto l’ha aiutata rileggere la propria storia con relative cicatrici?

“Questo, inevitabilmente, è stato un percorso di razionalizzazione di determinati avvenimenti della mia vita e di un processo che ha impiegato 40 anni, o più o meno 40 anni, a compiersi. Quindi è stato utilissimo, la voglia di scrivere questo libro mi è venuta a settembre del 2025, dopo essere arrivato a 40 anni e dopo aver realizzato tutta una serie di cose, rileggerlo è stato duro per alcuni capitoli. In tante parti, invece, mi ha fatto capire che ogni tanto è anche giusto che io mi dica bravo perchè ho avuto il coraggio di affrontare una battaglia molto dura. L’ho fatto senza lasciarmi andare, non era scontato”.

Un flusso di coscienza diventato romanzo

Cosa le è scattato in testa e quando ha deciso che la sua storia potesse essere un esempio anche per altri?

“La scrittura è venuta quasi di getto: ho iniziato a scriverlo a settembre e i primi di novembre 2025 lo avevo, più o meno, finito. È stato una sorta di flusso di coscienza che ho avuto. Il vero problema, dunque, con un percorso di razionalizzazione più lungo, è stato capire i le dinamiche che si celavano dietro i disturbi alimentari. Di quelle io mi sono reso conto tardi ed è stato più complicato ritrovare una ‘retta via’. Ho capito, quindi, che la scrittura è un mezzo intimo che consente di arrivare a molti. Nel momento in cui tu stai scrivendo una cosa così delicata e personale è come se fossi da solo. Non te ne rendi conto subito che la tua vicenda possa arrivare ad altre persone, io ho iniziato a scrivere quasi per razionalizzare una condizione. Poi ho capito che tutto questo bagaglio di esperienze riversato su carta potesse diventare un libro e mi è venuta voglia di condividerlo e di pubblicarlo. Quando ho smesso di vergognarmi delle mie sofferenze legate ai disturbi alimentari, mi sono reso conto che è un fenomeno più diffuso di quanto si possa credere. Ancora se ne parla relativamente poco, ma attanaglia molti e tanti sono i tabù e gli stereotipi da sfatare”.

Cos’è cambiato

Un Chilo D’anima, oltre alla parte legata ai disturbi alimentari e quindi alle difficoltà legate all’accettazione di sé stessi, parla anche di scelte radicali e una riconciliazione possibile con il corpo e con la fame: ci parla di queste scelte? Cosa ha deciso e cosa si è imposto per cambiare atteggiamento?

“Io ho sempre combattuto con il peso e con i chili di troppo. Sono stato un bambino obeso, un adolescente obeso e un adulto obeso. Dopo vari tentativi di dieta falliti miseramente nel giro di pochi mesi, arrivo in queste condizioni alla soglia dei 40 anni. Il mio obiettivo era arrivare a quest’età nel mio normopeso. Nel mio caso, stando a quello che i medici mi hanno consigliato, era di 70 chili. Ho cominciato a mettermi a dieta seriamente, con relativa iscrizione in palestra, il 14 ottobre del 2025. Ho cominciato a mangiare meno e ad allenarmi tutti i giorni. Questo ha animato la mia ‘seconda fase’, diciamo così. Facendo questo, anche se seguito da una nutrizionista, mi sono accorto di avere un problema più grande. Ovvero la necessità impellente era quella di continuare a dimagrire. Il mio rapporto con il corpo non era cambiato: era cambiata soltanto la taglia, ma il disagio era rimasto. Ho, quindi, capito che questa è una problematica che si deve affrontare in modo multifattoriale. Quando stavo diventando anoressico, una volta arrivato a 60 chili, partendo da oltre 100, la mia nutrizionista mi ha consigliato un percorso analitico perchè ha capito che la mia “evoluzione” stava sfociando nel problema opposto”.

Il rapporto con il proprio corpo

Lei prima vedeva il corpo come un nemico e la bilancia come un “giudice spietato”. Oggi come si vede e che rapporto ha con il proprio peso?

“Oggi sicuramente mi vedo in maniera diversa e anche meno severa. Anche perchè ho capito che si parla sempre, in maniera errata, di cibo, di taglie e di peso. In realtà ci sono problemi più profondi che poi portano a determinate ripercussioni anche sul corpo. È lì che bisogna andare a lavorare”.

La radio come mezzo salvifico

Ha sofferto, in passato, gli sguardi e il giudizio delle persone: che ripercussioni ha avuto questa situazione in termini lavorativi?

“La radio per me è sempre stata salvifica, così come gli ascoltatori che scelgono di passare del tempo insieme a me. Succede, talvolta, di arrivare in diretta con stati d’animo particolari. Appena si accende la luce rossa con la scritta “On Air”, ogni problema o fonte di smarrimento viene accantonata. La radio è una compagna di vita irrinunciabile da più di 20 anni, mi ha sempre salvato”.

Oggi i colleghi e gli amici, coloro che hanno saputo di questo suo percorso, la vedono diversamente da prima?

“Sai che non lo so ancora, il libro è uscito relativamente da poco. Quindi ancora non ho avuto molti feedback. Tra i colleghi la situazione è diversa perchè alcuni hanno vissuto tutta la storia con me. Andrea Di Ciancio, con cui conduco I Lunatici, sa tutto ma non lo considero un collega: è un amico, un fratello. Poi devo dire che in radio c’è sempre stato una sorta di patto, anche con gli ascoltatori, si riesce a capire il cambiamento di umore e stato d’animo di ciascuno anche dalla voce o dal piglio di una diretta. Ecco perché la radio è uno dei pochi posti, pur rispettando tutte le regole del caso, in cui sono sempre stato me stesso”.

Una storia autentica e intensa

Un libro, molto spesso, porta chi legge a fare un esame di coscienza: lei crede che Un Chilo D’anima possa essere un monito anche per chi non ha vissuto i suoi stessi problemi ma potrebbe essere comunque sensibile a certe dinamiche sociali?

“Lo spero perchè racconto anche delle cose che ho imparato sulla mia pelle lungo questo percorso. Credo che possa essere utile a chi frequenta delle persone che hanno determinate problematiche. Faccio un esempio: i genitori di un bimbo in sovrappeso. Io sono stato un piccolo bambino in sovrappeso, racconto quello che mi è successo e le varie dinamiche che hanno caratterizzato la mia infanzia. Anche alcuni comportamenti dei miei genitori che per me sono sempre state colonne irrinunciabili nella vita. Quindi può avere, secondo me, diverse chiavi di lettura. Io spero che possa essere utile a chi ha passato determinate cose, a chi le sta passando, ma anche semplicemente a chi vorrebbe provare a capire e a sapere di più di certe dinamiche”.

L’importanza del messaggio

Lei vive un ambiente, quello dell’etere radiotelevisivo, molto particolare: un libro del genere, vista l’argomentazione che tratta, potrebbe anche prendere strade diverse. Ha mai pensato a Un Chilo D’anima come la base per un eventuale podcast o una serie?

“Sinceramente è un viaggio iniziato da troppo poco e non ci ho mai pensato a quali possano essere delle forme alternative al romanzo. Tuttavia, se dovesse capitare l’opportunità, la valuterei attentamente perchè storie come la mia sono talmente delicate che basta un adattamento parziale per far passare un messaggio distorto. Quindi se deve prendere altre forme, anche televisive, c’è bisogno di un attenzione e una scrupolosità che continuerò a pretendere. La stessa che mi ha dato Il Millimetro con cui ho iniziato quest’avventura editoriale. Li ringrazio sempre per la libertà, in fase di scrittura e nel processo creativo, che mi hanno concesso. In futuro, per qualsiasi cosa avverrà, le prerogative dovranno essere le stesse”.