Quelle di tempo e spazio sono illusioni percettive, costruzioni della mente in cui i Rockets impigliano mezzo secolo di storia tra i solchi “Some other space, some other live!”, triplo album dal vivo dato alle stampe qualche mese fa col pensiero al chitarrista Alain Maratrat e all’ex frontman Christian Le Bartz, scomparsi entrambi nel 2025. Un viaggio tra le suggestioni spaziali di “Galactica”, “Future woman”, o la celeberrima cover dei Canned Heat “On the road again” che il leader Fabrice Quagliotti racconta nello studio di “Soundcheck”, il format musicale disponibile sui social e il sito web del nostro giornale.
Quagliotti, finora nella vostra discografia c’era un solo album dal vivo, uscito più di 45 anni fa
“Lo registrammo nel ’79 (al palasport di Castelfranco Veneto – ndr), con una tecnologia molto diversa da quella di oggi, grazie ad un camion-regia fatto venire appositamente della Germania. Trattandosi di un unico vinile, conteneva solo parte del concerto. In questo, invece, c’è tutto lo show del Final Frontier Tour, il nostro ultimo giro di concerti”.
Lo scorso anno, nell’arco di soli 91 giorni, i Rockets hanno perso due pilastri della loro storia
“Christian era il frontman, l’immagine forte dei Rockets, mentre Alain, oltre ad essere un carissimo amico, era l’anima musicale del gruppo. Anzi, per me Maratrat era proprio ‘I Rockets’. Dopo tre anni di malattia che gli avevano tolto addirittura la capacità di suonare la chitarra, riuscire averlo nel nostro ultimo album anche solo per un brano, ‘Cosmic castaway’, è stato un po’ rivivere il passato”.
Al di là del fatto che lei risiede a Como dall’84, l’Italia è stata centrale nell’avventura Rockets
“Grazie, innanzitutto, a due persone: Maurizio Cannici, responsabile dell’ufficio internazionale della Cgd-Messaggerie Musicali, e il promoter Maurizio Salvadori. In Italia trovammo quella convinzione che ci era mancata altrove, perché nel ’77-’78 col nostro space-rock eravamo in anticipo sui tempi di almeno vent’anni. I Daft Punk, nostri emuli dichiarati, sono arrivati al momento giusto… c’est la vie”.
Uscito dalla band, Le Bartz abbandonò pure il suo personaggio, chiedendo addirittura ai fans di pubblicare le sue foto del passato e non quelle attuali
“La questione è un po’ delicata. Christian, infatti, era il frontman della band, non sempre la sua voce. Così, quando nell’83-84 decidemmo di prendere un cantante a tutti gli effetti, l’inglese Sal Solo, si trovò spiazzato. E reagì dando un taglio netto al passato. La grandissima passione per i pastori tedeschi lo spinse a creare una società che commerciava mangimi per animali. Peccato. Anche se, fossi stato nei suoi panni, mi sarei comportato probabilmente nello stesso modo”.
Un tempo quintetto francese, i Rockets sono oggi per tre quinti italiani
“Già, d’oltralpe siamo rimasti io alle tastiere e Rosaire Riccobono al basso. Anche se entrambi con legami italiani abbastanza evidenti, io valdostani e lui siciliani, come testimoniano pure i cognomi”.
Dopo trent’anni Elio e le Storie Tese a Sanremo vestiti da Rockets se li ricordano ancora tutti
“Li chiamai il giorno dopo per congratularmi. Ho amato molto quell’omaggio, come mi ha fatto grande piacere quello che ha voluto farci Caparezza nel suo ultimo album ‘Orbit orbit’ utilizzando un campionamento della nostra ‘Le chemin’ in ‘A comic book saved my life’. A Michele l’ho pure detto che dovremmo fare un brano assieme, verrebbe fuori qualcosa di fantastico”.
A proposito di collaborazioni, il segreto meglio conservato dei Rockets è l’identità di Johnny X, misterioso ospite di “Ska’red” (brano di “Alienation”, album registrato tra l’80 e l’81, ma uscito dopo una serie di traversie solo nel 2021) che si vocifera essere Joe Strummer dei Clash
“No comment. Se no, che segreto è? Dico solo che ‘Johnny’ non è più fra noi (e, fin qui, tutto fila – ndr) e che lo incontrammo in studio, dove stavamo lavorando a questo brano dall’anima punk che a lui, completamente ubriaco, piacque al punto di chiederci di scriverne il testo e di cantarlo. Per questioni legali, con la sua casa discografica e con la sua band (pure questo fila – ndr), rimarrà sempre Johnny X”.
A febbraio parte il nuovo tour, atteso il 22 marzo pure al Live Music Club di Trezzo sull’Adda
“Rispetto al repertorio del tour fotografato da ‘Some other space, some other live!’, abbiamo cambiato cinque pezzi, andandoli a recuperare tra quelli del periodo ‘silver’ che non eseguivamo da diverso tempo più ‘Death and resurrection’ traccia dell’ultimo album molto apprezzata da quei fans che non vediamo l’ora di reincontrare”.
Nuovamente argentati?
“Penso di sì”.