Rogoredo, il racconto di un testimone: “Mansouri non era armato ed è stato colpito dall’agente mentre stava scappando”

Un testimone oculare avrebbe assistito all’omicidio di Abderrahim Mansouri, riferendo che il 28enne “non sarebbe stato armato e che avrebbe avuto in una mano un telefono e, nell’altra, una pietra”. È quanto emerge dal decreto di fermo a carico del poliziotto Carmelo Cinturrino. Secondo il “cittadino afgano” presente nel boschetto di Rogoredo, Mansouri “non sarebbe stato armato” e “sarebbe stato attinto mentre stava per scappare”, cadendo “frontalmente”. Il teste ha raccontato di averlo visto prima “impegnato in una conversazione telefonica” e poi, “accortosi della presenza dei poliziotti”, minacciarli “da una distanza di circa 28 metri, mediante il gesto di tirare una pietra”.

Quando uno degli agenti ha estratto l’arma, Mansouri “ha girato il proprio corpo a sinistra, ovvero verso l’area boschiva al fine di scappare, ma è stato attinto da un colpo alla testa che lo ha fatto cadere in posizione prona”. La ricostruzione avrebbe trovato “parziale conferma” anche in un’altra testimonianza, mentre un ulteriore teste ha dichiarato di essere stato “in chiamata whatsapp con il Mansouri nel momento in cui veniva attinto dal colpo”. I pm scrivono che la versione della legittima difesa “è smentita” da più elementi e che l’assistente capo avrebbe colpito “coscientemente e volontariamente” alla “sagoma”. Contestato anche “il grave ritardo con cui furono allertati i soccorsi”: passarono 23 minuti.

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