Il San Marino Song Contest entra nel vivo e presente i dieci artisti Wild Card che accederanno direttamente alla Finale del 6 marzo, la serata che assegnerà il pass per l’Eurovision Song Contest 2026, in programma a maggio a Vienna. La Presidente di Giuria è Federica Gentile, giornalista e conduttrice radiofonica. Con questo ruolo, porta con sé decenni di esperienza nel saper riconoscere il talento prima ancora che diventi successo.
In questa intervista a TvBlog, ci racconta cosa cerca nelle nuove proposte, l’importanza di un palco internazionale come quello sammarinese e il futuro della musica emergente nell’era dello streaming.
Ha iniziato giovanissima in Rai, in un ambiente storico e strutturato. Guardandosi indietro, com’è cambiata la Rai nel corso degli anni, sia nel modo di fare cultura musicale che nel rapporto con il pubblico?
Io ho firmato il mio primo contratto con la Rai nel 1989, quando ho partecipato a un programma radiofonico di Radio 2 che si chiamava Tempo Giovani. Parlavamo ai ragazzi presenti in studio e, già da quel momento, la Rai faceva servizio pubblico cercando sempre il contatto con le persone. Oggi è sicuramente cambiato il modo di raccontare e distribuire la musica, anche perché ci sono delle piattaforme che non c’erano all’epoca. Non c’è più bisogno di supporto fisico, perché i canali di accesso sono tanti. È cambiato il mondo e di conseguenza sono cambiati i mezzi di comunicazione, ma la Rai è rimasta fedele al ruolo pubblico che ha l’informazione, chiaramente aggiornandosi con i tempi e con le tecnologie che continuano a mutare.
A suo parere, per i giovani volti è più difficile oggi entrare nel mondo televisivo rispetto al passato?
Secondo me no, perché oggi le vie d’accesso sono più codificate. Anni fa non esistevano gli stage, i tirocini, le scuole che ci sono ora, quindi bisognava inventare il modo per entrare in contatto con la tv. Io scrivevo lettere cartacee agli indirizzi che comparivano in sovrimpressione durante i programmi, oppure telefonavo. Attualmente le università fanno un ottimo lavoro con gli ambienti professionali, ma ci sono anche i talent dedicati a chi vuole fare professioni artistiche. Ci sono insomma vie d’accesso diverse e accessibili a tutti. Penso che oggi sia più facile.
Quando ha iniziato, le voci e i volti femminili in radio e in tv erano molte meno rispetto a oggi. Ha mai sentito di dover dimostrare il doppio degli altri per guadagnarsi la credibilità che ha ora?
Questo è un tema molto complesso. Io l’ho sentito, ma soprattutto sul fronte dell’età: ero donna ma ero anche molto giovane. Ho dovuto farmi largo in un mondo che sì, forse era maschile, ma che più adulto rispetto a quello che è oggi. L’ho sentito non tanto per il genere, ma perché ho dovuto dimostrare chi ero con i contenuti.

Per tanti anni ho fatto il “maschiaccio“, anche perché non volevo che la mia femminilità potesse diventare una carta di presentazione. Io ero la professionista, ero i miei contenuti, ero quello che portavo, che facevo, non ero involucro. Quando sono arrivata in Rai, non ero così strutturata ma con il tempo mi sono fatta le ossa.
Il Festival di Sanremo si è appena concluso. Che sapore le ha lasciato questa edizione?
Mi ha lasciato divertimento, ma anche la consapevolezza di una bellissima squadra, quella della Rai, forte e compatta. Il Festival è cresciuto sera dopo sera e per me è stato uno dei più divertenti e dei più belli da vedere. Tra l’altro, si tratta di un evento diffuso e che coinvolge tutti non solo dal punto di vista mediatico ma anche da quello del territorio. È un evento culturale importante del sistema del nostro Paese, che viene riconosciuto anche all’estero.
Si parla già molto di Stefano De Martino per il 2027. Da esperta di media, che direzione pensa prenderà il Festival con questo cambio della guardia? Il suo sarà un linguaggio ancora più innovativo?
Darà sicuramente un apporto importante, anche perché è uno showman a tutti gli effetti. Non è solo un conduttore, ma ha una formazione molto ampia e ha fatto tantissima gavetta. Stefano lavora da tanti anni, ha ricoperto diversi ruoli in tv, si è rimboccato le maniche e sono quindi molto curiosa di vedere che tipo di Festival verrà fuori. Lui ci ha dimostrato di saper fare tutto e di saper toccare la comicità, il ballo, l’intrattenimento, il quiz. Non è facile trovare profili così completi.
De Martino ha anche svelato di aver sempre approfondito la storia dell’intrattenimento televisivo.
Questo è molto importante. Io dico sempre ai ragazzi di studiare: senza i contenuti non si va da nessuna parte e, per raggiungere gli obiettivi, serve la gavetta. Il ruolo dei maestri è fondamentale, ed è per questo che io parlo spesso del Festival Baudiano.

Quando io ho iniziato questo lavoro, ho avuto la fortuna di collaborare con Corrado Guerzoni, storico direttore di Radio 2, e lui mi si sedeva accanto in silenzio e mi scriveva sui bigliettini dei suggerimenti su cosa avrei dovuto dire.
Tornando invece al presente, lei è la Presidente di Giuria del San Marino Song Contest. Qual è la differenza sostanziale tra giudicare a Sanremo e farlo in questa manifestazione? Sente che ci sia una maggiore libertà di osare, magari in ottica Eurovision?
Per me sono due cose diverse: a Sanremo c’è un esercizio popolare incentrato sul non dare giudizi, mentre nel San Marino Song Contest c’è uno scopo preciso, cioè quello di portare il rappresentante della Repubblica di San Marino all’Eurovision Song Contest. Questa è quindi una grande responsabilità e viene nominata una giuria iper qualificata della quale sono onorata di far parte. Il nostro è un lavoro collettivo fatto con estrema attenzione, perché tra di noi c’è uno scambio molto forte. Ci sono tantissimi artisti che arrivano da vari paesi europei ed è quindi importante avere la possibilità di conoscere espressioni culturali differenti. Il bello dell’Eurovision è proprio questo: ogni Paese porta un pezzo della sua cultura e della sua tradizione, affondando le radici nella tradizione locale e mantenendo la propria identità.
Su cosa la giuria sta puntando e cosa deve avere una canzone per essere parte dell’Eurovision?
Punteremo come sempre sulla qualità e sulla conoscenza del contesto. Sono molto curiosa di vedere cosa succederà, anche perché durante il live tutto diventa il contrario di tutto. Capita che una canzone ti colpisce, poi la vedi e cambi idea, oppure può succedere anche l’esatto opposto. Giudichiamo non solo la performance, ma proprio il modo di portarla in scena: un cantante non è solo una bella voce, ma è anche una bella canzone e un prodotto completo. In questi ultimi anni, ci sono veramente delle squadre di professionisti che creano delle scenografie e dei concerti incredibili. Si è anche instaurato un bellissimo gemellaggio tra Italia e San Marino: restando uniti abbiamo raggiunto delle vette eccezionali.
Come vede invece la partecipazione di Sal Da Vinci all’Eurovision?
Quando si pensa all’Eurovision, si pensa a un’Europa unica e che rispetta le identità nazionali di ogni Paese. Ognuno ha la sua storia e la sua cultura e Sal è un pezzo d’Italia incredibile, grazie a questa sua teatralità, alla capacità di calcare il palco e al suo essere un artista completo, che in passato si è già esibito in contesti internazionali. Sono quindi molto curiosa di vedere cosa potrà fare sul palco dell’Eurovision, proprio perché lui è una via di mezzo tra la melodia italiana e internazionale.
Parlando del suo futuro lavorativo, cosa ha in serbo? Può svelarci qualche progetto?
Continuerò ad andare avanti con Playlist, che ci dà sempre molte soddisfazioni, soprattutto quest’anno con la doppia formula: parte live e parte talk. Poi ci sono Radio 1 e il programma Santi per un giorno, con Don Walter tutte le mattine, e questo è un pezzo di mia vita personale che diventa pubblica. Inoltre è in serbo un nuovo programma in partenza su Rai Play, che inizierà a metà maggio e che sarà sempre un format musicale, a cui parteciperò insieme a Niccolò Agliardi. Anche lì si parlerà di musica e di emozioni in un modo introspettivo e profondo: le canzoni riescono a toccare dei tasti molto intimi, personali e generazionali.