Sanremo 2026 si prende lo spazio che merita durante la serata delle cover: più che un appuntamento televisivo è diventato una maratona stile Mentana, ma senza politici. C’era Schettini che ha parlato dopo aver instaurato una collaborazione con il Governo, ma le due cose – secondo Carlo Conti – non sono collegate. Ci crediamo, quello che risulta meno credibile invece è lasciare anonimo Alessandro Siani per un giorno intero.
Chiamarlo Mister X per non scoprire troppo le carte poteva andar bene se ci fosse stato Celentano, Pieraccioni o Panariello. Insomma qualcuno che era stato annunciato, o comunque atteso, e poi non si è presentato. Come Pucci. Il noto interprete e regista doveva sostituire proprio il comico meneghino. Ci è riuscito, ma sulla resa non possiamo garantire. L’umorismo è quello solito: mai sopra le righe, perfetto quando non si vuole creare alcun tipo di scompiglio.
A tal punto che anche i pezzi di repertorio vengono riproposti con la stessa cadenza di 10 anni fa. La Rai avrebbe potuto mandare una registrazione almeno risparmiava i soldi del cachet. Veniamo all’altro argomento della serata: il bacio censurato tra Levante e Gaia durante I Maschi. Sconveniente mostrarlo in Eurovisione, nel 2026. Invece mettere in primo piano Raf che, scaramanticamente, si tocca le pudenda prima di entrare sul palco dell’Ariston è pura avanguardia.
Il bacio tra Gaia e Levante: censura o pressappochismo?
A parlare di pregiudizio, di censura, di due pesi e due misure, si fa un favore a tutti. La realtà è che l’equipe di Sanremo quest’anno è travolta da imprevisti e anche qualche errore grossolano. In pieno spirito Petrecca. I postumi di Milano-Cortina 2026, televisivamente parlando, sono ancora vivi. Quindi una telecamera che stacca al momento sbagliato, un pianoforte non accordato davanti a Ramazzotti e Alicia Keys, una grafica sbagliata per celebrare gli 80 anni della Repubblica, dover rettificare i codici di televoto ogni volta perchè il primo annuncio non è mai quello buono è segno di premeditazione o incompetenza?

Per come stanno andando le cose, ritenere che al Festival di Sanremo stia vincendo la strategia vuol dire mettere la testa sotto la sabbia. La realtà – che talvolta può far male – è che quest’edizione della kermesse canora verrà ricordata per il piattume e gli scivoloni di vario genere. Conti ha detto: “Solo chi non fa non sbaglia”. Errare è umano, perseverare è diabolico. E Carlo Conti, come parte della sua equipe, si dimostra diabolicamente disarmante. Veniamo ai voti della serata delle cover.
I voti della serata cover
Elettra Lamborghini&Last Ketchup: Asereje è un brano che ha fatto ballare un Paese intero, per un attimo è sembrato di rivivere quei tempi. Niente congiuntura economica, nuovo millennio appena cominciato, tanta speranza e Natale sul Nilo al cinema con quella canzone come colonna sonora. Operazione nostalgia. Voto: 7,5.
Eddie Brock e Fabrizio Moro: Portami via. Più che una canzone, è un appello dopo aver sentito questo remake. Voto: 5.
Alessandro Siani: annunciarlo come Mister X ha alzato le aspettative. Carlo Conti voleva creare appeal: questo è il motivo ufficiale. Quello ufficioso è l’esigenza di evitare possibili polemiche in stile Pucci. Non è il pubblico dell’Ariston a essere severo, sono le battute a essere sempre uguali. Siani ha evitato quella sulla metropolitana, ma la vita è fatta anche di rinunce. Voto: 6-.
Mara Sattei, l’ultimo bacio (consentito all’Ariston)
Mara Sattei e Mecna: L’ultimo bacio riveduta e corretta anima diversi scenari che sembrano un film. Il migliore della serata, dopo quello di Gabriele Muccino. Voto: 6,5.
Patty Pravo con Timofej Andrijashenko: l’artista è talmente coinvolgente da essere l’unica a farsi accompagnare da un ballerino anziché da colleghi cantanti. Come dire: di voce basta la mia. Ti lascio una canzone, ma Patty Pravo stasera ha fatto molto di più: ha scelto di emozionare. Voto: 7.
Levante e Gaia: loro sono brave, ma dell’esibizione non interessa a nessuno. Tutta l’Italia avrebbe voluto vedere il bacio che si sono date non inquadrato dalla Rai. Peccato, soprattutto perchè visto quello che è accaduto sul palco in queste serate un bacio tra due donne è stata la cosa meno divisiva e potenzialmente “scandalosa”. Voto: 6,5.
Bambole di Pezza e il lato Rock di Cristina D’Avena
Malika Ayane e Claudio Santamaria: Mi sei scoppiato dentro al cuore è un pezzo cardine di un genere musicale che ha segnato una generazione, per questo serviva un’accortezza maggiore e forse anche più rispetto. Voto: 4.
Bambole di Pezza con Cristina D’Avena: un abbinamento perfetto e vincente. Classicità e modernità che si fondono insieme per fare breccia nel pubblico. Occhi di gatto, un altro colpo è stato fatto. Voto: 8.
Dargen D’Amico, Pupo e Bosso: l’idea è bellissima, la metrica Rap anche. Su di Noi tra techno e HipHop è qualcosa di inedito e anche calzante, ma portarsi Pupo che ha preso i soldi dalla Russia fino a qualche tempo fa e proporre un brano riadattato contro la guerra suona come un ossimoro che stona. La pace si dimostra, non si canta. Voto: 5.
Nuovo Cinema Paradiso
Tommaso Paradiso e gli Stadio: un tributo anche alla passione per il cinema che caratterizza il cantautore. Uno dei suoi film preferiti è Borotalco che ha L’ultima Luna come colonna sonora. Omaggio perfettamente riuscito. Voto: 8.
Michele Bravi e Fiorella Mannoia: un tributo sincero, autentico e intenso a Ornella Vanoni. Non come quello fatto all’una meno venti l’altra sera con la nipote della compianta artista lasciata a fare anticamera come un’esordiente qualunque. Voto: 7.
Tredici Pietro, Galeffi, Fuskas e G: intenso e commovente il duetto con il padre ma Morandi Junior non avrebbe dovuto toccare un’opera così significativa. Vita va cantata in purezza, se non altro per rispetto a Lucio Dalla. Voto: 5.
Maria Antonietta&Colombre con Brunori Sas: il mondo non si è fermato mai un momento, ma questa versione per qualche istante ha fermato il tempo. Voto: 7.
Colpo di Fulminacci
Fulminacci con Francesca Fagnani: che belva si sente? Un Lupo che con Mina ha portato alla ribalta Parole Parole. Da Lupo a Lupa il passo è breve. La quota di Romanismo sul palco dell’Ariston è servita! Voto: 6.
LDA e AKA7 con Tullio De Piscopo: Andamento lento, ma il tempo vola quando ci si diverte e il noto batterista, a 80 anni, riesce ancora a divertirsi con la voglia e l’emozione di un esordiente. Voto: 6,5.
Raf&The Kolors: The Riddle in una versione riveduta e corretta in cui ballavano tutti, avrebbero potuto richiamare Fru dei The Jackal per completare l’opera. Voto: 6.
Aristony Pitony
J-Ax e Ligera Country Fam: in un mondo dove la satira ancora fatica, il brano di Cochi e Renato ricorda che volendo “la vita l’è bela”. Soprattutto per chi non smette di crederci. Voto: 7,5.
Ditonellapiaga&Tony Pitony: l’aspettativa era talmente alta che avrebbero dovuto ribaltare il teatro. Il risultato è stato un mix tra talento e perfezione, hanno vinto la serata cover. Quindi l’artista romana, in gara, si conferma outsider della kermesse. Voto: 6,5.
Enrico Nigiotti e Alfa: En e Xanax, la rivoluzione è riuscita. Una versione profonda, anche se completamente diversa, di un capolavoro. Voto: 6,5.
Serena Brancale, Gregory Porter e Delia: la serata cover differisce dalla gara consueta perché tutto dipende dalle armonie dei singoli pezzi, per Brancale non cambia nulla. Passa dal dialetto, all’Italiano e infine arriva allo spagnolo con una cadenza vocale disarmante. Perfetta. Voto: 7.
Sayf, Mario Biondi e Alex Britti: le cover cambiano tutto. Sayf ha fatto un Festival altalenante. Hit The Road Jack ha mostrato un artista vero con qualità che la kermesse aveva tenuto sopite. Talvolta, per scoprirle, è sufficiente avere i complici giusti. Voto: 7,5.
Belen torna all’Ariston
Francesco Renga e Giusy Ferreri: il tributo a David Bowie è un misto tra intensità e controllo vocale. Due timbriche diverse che si completano, anche grazie al lavoro di Mogol. Voto: 6,5
Arisa con il coro del Teatro Regio di Parma: il pathos e l’armonia caratterizzano questa esecuzione. Quello che le donne non dicono riesce a restituirlo al meglio la vocalità di Rosalba Pippa, con il placet della Mannoia. Voto: 6,5.
Samurai Jay, Roy Paci e Belen Rodriguez: l’esibizione era ad alto contenuto di appeal, la complicità fra l’artista e la performer è davvero altissima. Un’alchimia che sul palco dell’Ariston diventa dirompente. Ossessione sul serio. Voto: 6,5.
Michele Zarrillo e Sal Da Vinci: quando parte Cinque Giorni, cantano anche i sassi. Sarà per sempre sì (cit). Voto: 7.
Fedez&Masini con Stjepan Hauser: che vi ha fatto Gianna Nannini per deturparle una delle sue canzoni più rappresentative? Voto: 5.
Pausini di riflessione
Ermal Meta e Dardust: dal produttore al consumatore, un’intesa che emerge anche fuori dallo studio di registrazione. Voto: 6,5.
Nayt con Joan Thiele: giocate con i fanti, lasciate stare i Santi. De Andrè va toccato con la delicatezza di una carezza e il riguardo che si deve a un cantautore più unico che raro. Voto: 4.
Luchè e Gianluca Grignani: l’esibizione è stata intensa così come il gelo calato a fine canzone. Quando Grignani ha ritirato i fiori di Sanremo dicendo: “C’è il numero di Laura Pausini dentro? Perfetto, così la posso chiamare”. Pace fatta tra i due? Forse no. Voto: 6.
Chiello con Saverio Cigarini: Morgan non lo ha voluto accompagnare perché, afferma, lo avrebbe messo in ombra. Farlo esibire all’1.15 invece lo ha valorizzato? Voto: 5,5.
Leo Gassmann con Aiello: Era già tutto previsto, tranne lo sfogo del padre Alessandro sui social che hanno costretto a restare a casa perché parente di un concorrente in gara. Il caso è scoppiato dopo l’esibizione dei Morandi. La nuova polemica è servita. Voto: 6,5.