Sanremo 2026, speriamo che sia femmina: le donne possono arrivare in alto (se non ora quando?)

Sanremo – Le ragazze fanno grandi sogni. Pure a Sanremo. E volano, forse, più alti delle polemiche sulla consistenza della notte rosa raccontata quest’anno dal Festival che mettono Carlo Conti davanti allo specchio di un’edizione capace di trovare forse proprio nel fuoco delle varie Ditonellapiaga, Levante, Malika Ayane, Arisa, Serena Brancale il colpo d’ali per farsi ricordare. “Mi dispiace che quella femminile stavolta sia una presenza numericamente minore, ma le Bambole di Pezza sono cinque e aumentano la somma”, scherza Carlo Conti davanti all’incalzare delle domande su perché le interpreti siano solo un terzo del cast. “Mi auguro che in futuro la presenza delle donne sia sempre più numerosa su e giù dal palco”, aggiunge, alludendo a una possibile direzione artistica al femminile per i prossimi anni. E Arisa si spinge pure a suggerire un nome: Elisa.

Bambole di pezza, Arisa e Parry Pravo

Se si pensa che negli ultimi undici anni a violare il monopolio maschile sono state solo l’eroina di Controvento e Angelina Mango, si capisce come Sanremo continui a rispettare un mondo musicale storicamente sbilanciato sul sesso forte. “Ai miei occhi, il Festival assomiglia a una composizione di fiori da comporre con scelte precise per rendere il bouquet più vario, odoroso e colorato possibile” si giustifica il conduttore, accusato di aver puntato nelle sue edizioni sempre più sui cantanti che sulle cantanti. “Anche se quest’anno ho fatto presente più volte alle case discografiche che c’era poca presenza femminile, sono un essere umano e, in quanto tale, posso fare anch’io degli errori”. E intanto, sfuma anche la vittoria fra le “Nuove proposte” di Angelica Bove con quella Mattone cui sono andati sia il Premio della Critica “Mia Martini” sia il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla“.

Angelica Bove a Sanremo
Italian singer Angelica Bove on stage at the Ariston theatre during the 76th edition of the Sanremo Italian Song Festival, in Sanremo, Italy, 26 February 2026. The Music Festival runs from 24 to 28 February 2026. ANSA/ETTORE FERRARI

Nel 2015 Conti aveva affrontato la prova dell’Ariston con Emma Marrone, Rocío Muñoz Morales e la stessa Arisa nei panni di co-conduttrici (“valletta, prego” puntualizza la cantante lucana “perché la co-conduttrice sta sempre al fianco del conduttore, mentre io andavo, venivo, ed ero solo una piccola parte del Festival”). Il Festival, in 76 edizioni, ha avuto solo sei donne al timone: Lilli Lembo nel 1961, affiancata dall’attrice Giuliana Calandra, Maria Giovanna Elmi nel ’78, Loretta Goggi nell’86, Raffaella Carrà nel 2001, Simona Ventura nel 2004 e Antonella Clerici nel 2010. Il divario ancora più ampio alla responsabilità artistica, visto che l’unico caso è la co-direzione nel 1997 di Carla Vistarini assieme a Pino Donaggio e Giorgio Moroder. E in questo caso non si tratta di scegliere fiori al mercato.

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“C’è tanto materiale quest’anno a Sanremo e potrebbe svettare una donna, ne sarei contentissima”, commenta Ditonellapiaga, nella top five provvisoria della prima serata con Arisa e Serena Brancale. “Ho amato moltissimo i pezzi delle altre concorrenti: Levante, Malika, Arisa e Serena Brancale hanno dimostrato una vocalità incredibile”, aggiunge.

Ho amato moltissimo i pezzi delle altre concorrenti, tutte hanno dimostrato una vocalità incredibile

“Se vogliamo dire che, senza le quote rosa, a parità di mediocrità vince un uomo perché siamo ancora dentro questo costume vecchio e noioso, capisco” nota Malika Ayane. “Ma trovo sinceramente offensiva la polemica del “sempre più al femminile“. Perché cos’è il femminile? Io, Margherita, Claudia, Rosalba, Serena siamo donne completamente diverse, con identità sia musicali che personali molto diverse. Non abbiamo l’opzione donna identificata in uno stereotipo. Ci sono nomi e cognomi, non artista donna X”.

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Sulla stessa frequenza la divina Patty. “Qualche giorno fa mi sono guardata un documentario sull’Antico Egitto dove c’erano regine che mandavano avanti imperi, al pari degli uomini. Poi il mondo è tornato indietro. Quello che ci manca oggi, dobbiamo prendercelo noi”.