Passeggia sul red carpet di una popolarità agrodolce la Sarah Toscano di “Met Gala”, primo album di una giovane carriera nata davanti alle telecamere di “Amici” che, dopo averla portata a Sanremo, prosegue senza dribblare qualche momento di languore. Quello affiorato, ad esempio, in estate davanti all’invadenza dei social media nonostante l’idea di pubblicare un album focalizzato su un mondo “che brilla tanto” come quello delle “fashion icons” a cui la cantante vigevanese, strizza l’occhio nello studio di Soundcheck, il vodcast del nostro giornale disponibile su sito web social.
Fra i dieci brani dell’album ce ne sono un paio per lei più scintillanti degli altri?
“Sì, il primo a cui sono particolarmente legata è ‘Maledetto ti amo’, perché nasce da una storia personale e quindi si porta dietro tanto di mio. L’altro è ‘Mach Point’, pezzo diverso da tutti gli altri per quel sound pop anni Duemila e il riferimento ad un’altra mia grande passione quale il tennis”.
A proposito di “Match Point”, l’incipit del film omonimo di Woody Allen premette “Colui che disse ‘preferirei essere fortunato piuttosto che abile’ aveva capito tutto della vita”. Concorda?
“Dipende da cosa si cerca. Il talento serve, ma non basta, perché poi, se la palla prende il nastro, ci devi mettere tanta costanza, tanta determinazione, tanto impegno, per farla cadere di là invece che di qua. E devi avere attorno a un team capace di assecondarti nel migliore dei modi nel tuo intento, quindi avere avuto tanta fortuna nel metterlo bene assieme”.
Non per niente c’è chi dice che la fortuna è figlia del talento
“Infatti. Penso che il mio match point è stata la partecipazione ad ‘Amici’. Anzi, il provino di ‘Amici’. Quello di mandare la candidatura, infatti, è un passo che i miei timori avevano frenato a lungo. Riuscire a vincerli ha rappresentato un gran colpo di fortuna”.
Un po’ una seconda chance dopo quel Sanremo Giovani scivolato tra le dita dopo essere entrata tra i venti finalisti di Area Sanremo
“Non avendo fatto niente prima di quel momento lì, ho tentato la sorte senza la reale percezione di arrivare all’Ariston. Un po’ la logica dell’‘ok, vado e vediamo cosa succede’. Anche se poi le cose sono andate meglio di quanto pensassi, perché sono rimasta fuori da quartetto che s’è poi disputato l’accesso a Sanremo Giovani, ma ho ricevuto la targa Vittorio De Scalzi.
Da tennista arrivata alla serie C femminile e da ex “raccattapalle di Musetti”, qual è il colpo che le riesce meglio?
“Il lungolinea di rovescio. Appartengo, infatti, alla categoria di quelle che vogliono sempre provare a fare quello che agli altri non riesce. E nel tennis femminile è raro trovare qualcuno che vada a rete, che giochi le palle corte e i lungolinea di rovescio, anche se al 90% delle volte si rivelano un colpo vincente”.
E sul palco?
“Forse lì il mio colpo migliore è fare una musica che rispecchia quel che sono. Diciamo che io e la Sara Toscano che vedete in scena siamo per davvero la stessa cosa”.
Con due genitori appassionati di pianoforte. Ha mai pensato di avere un destino segnato?
“No, perché sono figlia di due laureati in chimica che fanno musica solo per passione. Insomma, la pecora nera della famiglia; anche se mio padre, per pagarsi gli studi universitari, un po’ di pianobar l’ha fatto”.
Mamma Petra è di Stoccarda. Qual è il lato “tedesco” del suo carattere?
“Quella testardaggine che metto in tutto ciò che faccio. Elemento positivo quando si trasforma in determinazione, un po’ meno nei rapporti personali, perché è molto, molto, difficile che la dia vinta a qualcuno”.
Lei ha addosso i media dall’età di 16 anni. Quali sono le cose da cui ha imparato subito a difendersi e quelle che invece, all’inizio, ha subito un po’?
“Sotto questo aspetto l’esperienza di ‘Amici’ s’è rivelata molto formativa. Potendo utilizzare il telefono solo mezz’ora al giorno, infatti, lì impari subito a capire cosa guardare, senza farti prendere la mano dai commenti inutili o, peggio, tossici”.
Quest’estate, però, ad un certo punto sui social ha detto basta
“Ho detto solo: datevi una calmata. Un conto è criticare una persona per quel che fa, un altro per quel che è”.
Bodyshaming?
“Tutti hanno diritto di criticare, ci mancherebbe altro. Prendersela, però, con l’aspetto fisico è una faccenda delicata, perché ciascuno vive il rapporto col proprio corpo a suo modo e non sai mai quali fragilità vanno a toccare”.
Scusi, ma a 19 anni si fa di questi problemi?
“Anche se è brutto, bruttissimo, da ammettere, in un mondo focalizzato sull’immagine come quello attuale è quasi normale che una ragazza si faccia problemi sul proprio aspetto. La finta società che sta sui social utilizza tantissimi metri di paragone per inquadrarti e, in alcuni casi, colpirti. Ma non voglio farmi influenzare più di tanto e, con la determinazione di cui sopra, cerco di tenere certe critiche a distanza”.
Sui social la feriscono di più le critiche o il fatto di essere definita dai numeri?
“Pure quello è un aspetto brutto, perché io non sono in competizione con nessuno. E non soffro per la mia posizione in classifica su Spotify. Il bello di un mestiere come il mio è quello di non doversi sentire in gara con gli altri, ma solo con sé stessi. Ogni artista è unico. Con suoi meriti e i suoi difetti”.
E Sarah quanto in competizione con Sarah?
“Tanto. Il costante bisogno di superarmi, infatti, finisce col rendermi molto autocritica. In questo gli streaming sono un metro di paragone, ma non certo il solo. Conta di più cantare in piazza e sentire la gente fare i cori sotto palco alle tue canzoni”.
Ha già pensato ad un repack del disco? Magari da pubblicare l’ultima settimana di febbraio?
“Ho dei brani da parte, ma quello giusto per Sanremo non c’è. Non ho mandato niente da ascoltare a nessuno”.
Peccato, perché uno dei nomi nell’aria per il Festival è quello di Carl Brave, suo partner nel singolo “Perfect”
“Sarebbe stato divertente ritrovarci là. Nel caso in cui vada, gli farò un grande in bocca al lupo e, magari, raccontargli la mia esperienza all’Ariston di quest’anno”.
A proposito, soddisfatta di “Amarcord”?
“Molto contenta.
Una superstar con cui le piacerebbe mischiare le carte?
“Olivia Rodrigo. Amo la sua penna. Il suo modo di scrivere molto diretto, focalizzato su temi vicini ai ragazzi della mia età. Mi fa impazzire come li affronta in ‘All I want’ e tante altre hit”.