Scenario 4, ci siamo vicini: epidemia incontrollata, ospedali al collasso. E lockdown sicuro

L’Italia verso lo scenario 4: cioè epidemia incontrollata, ospedali in affanno e tanti contagi anche tra i giovani. E lockdown inevitabile.

I numeri sui contagi da Covid-19 sono in costante crescita, ed il valore dell’indice di trasmissibilità (l’ormai celebre Rt) portano l’Italia verso lo scenario 4. “Italia verso lo scenario 4” o “Italia verso la fase 4” titolano oggi molti giornali. Che vuol dire? Se la volessimo semplificare, potremmo tradurre con “lockdown dietro l’angolo”.

Infatti per scenario 4 gli studiosi dell’Iss (Istituto superiore di sanità) indicano una situazione di epidemia fuori controllo. Contagi che salgono a ritmo vertiginoso (anche tra i più giovani) e ospedali al collasso. Una situazione che costringerebbe a misure di contenimento “aggressive”. E quale è più aggressiva del lockdown? 

Lo scenario 4 spiegato dal documento dell’Iss

Lo scenario 4 è l’ultimo ed il più grave previsto nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19” dell’Iss. Tale scenario è caratterizzato da una “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo”. Il documento prevede, in caso di persistenza, “misure molto aggressive”.

E’ infatti molto probabile che il valore di Rt abbia superato l’1,5. Valore registrato nel monitoraggio del ministero della Salute e Iss della scorsa settimana e riferito al periodo 12-18 ottobre. Ciò per effetto del forte aumento dei casi. Proprio Rt sopra 1,5 è uno degli elementi che delinea lo scenario più grave dell’epidemia.

Attualmente, sulla base dei 4 scenari descritti nel documento Iss, l’Italia si colloca nello scenario 3. Con una situazione caratterizzata da “trasmissibilità sostenuta e diffusa” del virus con “rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo” e valori di Rt regionali prevalentemente e significativamente compresi tra 1,25 e 1,5 .

Perché l’Italia è vicina allo scenario 4

L’analisi dell’andamento della curva epidemica indica, però, come l’Italia sia ormai molto vicina allo scenario 4. In questo scenario, si legge, “i valori di Rt regionali sono prevalentemente e significativamente maggiori di 1,5” ed uno scenario di questo tipo “potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi”.

Inoltre, “la crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, a meno che l’epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani)”. A questo proposito, il documento rimarca però che “appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità”.

Le regioni ad alto rischio

In uno scenario nazionale di questo tipo, rilevano ancora gli esperti nel rapporto, “è presumibile che molte Regioni/PA siano classificate a rischio alto e, vista la velocità di diffusione e l’interconnessione tra le varie Regioni/PA, è improbabile che vi siano situazioni di rischio inferiore al moderato”.

Ed ancora: “Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie – avverte l’iss – misure di contenimento molto aggressive”.

Lo scenario 4, come come gli altri 3, prevede inoltre una classificazione in tre passaggi del rischio settimanale nelle Regioni/PA: rischio moderato (per almeno 4 settimane consecutive ad una valutazione del rischio più elevata); rischio alto/molto alto (per meno di 3 settimane consecutive) e rischio alto/molto alto (per 3 o più settimane consecutive e situazione non gestibile).

Quest’ultimo livello è caratterizzato da “trasmissione comunitaria diffusa, cluster non più distinti tra loro, nuovi casi non correlati a catene di trasmissione note, pressione sostenuta per i Dipartimenti di Prevenzione”, e tra le azioni indicate figura il ” considerare la possibilità di restrizioni estese Regionali/provinciali”. (Fonti: Ansa e Iss)