Parigi, 13 febbraio 2026 – “È da ventinove anni che mi aggrappo a questo [sogno]”. E il momento è finalmente arrivato. Sophie Adenot, terza astronauta europea a mettere piede (si fa per dire) a bordo della Stazione spaziale internazionale (ISS) dopo Claudie Haigneré nel 2001 e Samantha Cristoforetti nel 2014, è decollata. “Avevo 14 anni e ho avuto il colpo di fulmine quando l’ho vista decollare [riferita a Claudie Haigneré, ndr]. Ricordo molto bene che in quel momento mi sono detta: un giorno sarò io”, ha raccontato.
Missione Crew-12 decollata
Dopo aver lasciato il John F. Kennedy Space Center insieme agli altri tre membri della missione Crew-12 – gli americani Jessica Meir, Jack Hathaway e il russo Andreï Fediaïev – intorno alle 2 del mattino (ora locale della Florida), l’astronauta francese di 43 anni si trova ormai a bordo della capsula Dragon di SpaceX.
Il decollo è avvenuto alle 5:15 del mattino da Cape Canaveral: dopo due lanci rinviati mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio, la NASA aveva annunciato condizioni meteo favorevoli, cosa che è avvenuta.
I quattro astronauti sono stati catapultati prima dal razzo Falcon9 di SpaceX. Dopo circa 2minuti e 30 secondi, la base si è staccata per ritornare sulla Terra, mentre dopo 9 minuti la capsula Dragon ha proseguito da sola verso l’ISS.
Il volo durerà circa 34 ore. Il presidente francese Emmanuel Macron ha condiviso un messaggio poco prima del decollo: “Allez Sophie, buon volo”.

Chi è Sophie Adenot: donna da mille vite
Nata il 5 luglio 1982 nella Nièvre, tra i vigneti della Borgogna, da una famiglia di notai e farmacisti, Sophie Adenot ha seguito le orme del nonno che lavorava come meccanico per l’aeronautica francese.
Ingegnere, laureata all’Ecole nationale supérieure de l’aéronautique et de l’espace (Supaero) di Tolosa, istituto prestigioso che conta tra i suoi studenti anche Thomas Pesquet e l’italiano Luca Parmitano, Sophie Adenot si specializza nella dinamica di volo dei veicoli spaziali e degli aerei.
Dopo un master al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, comincia a lavorare presso il gruppo Airbus, dove si dedica alla progettazione dei cockpit degli elicotteri.
Il richiamo del lavoro sul campo la spinge ad arruolarsi, a 23 anni, nell’aeronautica militare francese. Dal 2005 in poi, Sophie Adenot entra a far parte di una squadra specializzata nelle missioni di ricerca e soccorso nelle zone di combattimento, che la porteranno due volte in Afghanistan.
Tra il 2012 e il 2017, diventa membro dell’unità di Villacoublay, che si occupa del trasporto istituzionale delle alte cariche dello Stato in elicottero, tra cui l’ex presidente François Hollande.
3.000 ore di volo più tardi e con 120 missioni alle spalle, Sophie Adenot ricopre oggi il grado di colonnello dell’aeronautica.
Selezionata fra 22.000 candidati
Prima di lanciarsi nell’avventura spaziale, Sophie Adenot – madre di un bambino nel frattempo – diventa la prima donna pilota collaudatrice di elicotteri in Francia. Ma il suo percorso brillante conosce anche qualche delusione: nel 2008 non supera l’esame per diventare astronauti nel programma dell’Agenzia spaziale europea (ESA), l’unico modo per poter volare un giorno in orbita. Pronta ad abbandonare il suo sogno perché ormai prossima al limite d’età, nel 2022 l’ESA cambia i criteri e permette ai candidati fino a 50 anni di iscriversi.
Sophie Adenot ritenta ed è selezionata tra oltre 22.000 persone, realizzando una delle preparazioni più rapide della storia in soli due anni e dieci mesi. Oltre ai corsi teorici, impara le decine di migliaia di procedure da realizzare a bordo dell’ISS, oltre che a muoversi in uno spazio senza gravità e a fronteggiare emergenze mediche, come estrarre un dente in caso di necessità.
La biografia ufficialedell’astronauta, “Sophie Adenot: de la Terre aux étoiles”, scritta dal giornalista Marc Dana, è uscita nelle librerie francesi l’11 febbraio 2026.

Primo smartphone nello spazio
Jared Isaacman, patron della NASA, ha concesso a Sophie Adenot e agli altri membri dell’equipaggio di portare con loro uno smartphone moderno. Una novità: finora le foto della Terra dagli oblò dell’ISS venivano scattate con macchine fotografiche professionali da migliaia di euro.
“Forniamo ai nostri equipaggi gli strumenti per catturare i momenti speciali per le loro famiglie e condividere immagini e video ispiranti con il mondo”, ha detto Jared Isaacman, per giustificare la decisione.
La missione “Epsilon” di Sophie Adenot durerà nove mesi. In questo lungo lasso di tempo, l’astronauta realizzerà oltre 200 esperimenti scientifici, tra cui far crescere piante in ambienti sottoposti a microgravità o testare dei nuovi materiali per impedire ai batteri di proliferare. Ricerche utili per future missioni abitate più lunghe nello Spazio.
Le condizioni offerte dall’ISS sono uniche anche per osservare il comportamento dei fluidi in stato supercritico – ovvero al di là delle temperature critiche in cui un liquido diventa solido o gassoso – e permettono di avanzare nel campo medico, come lo studio dell’invecchiamento del cervello, utile per comprendere le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
Sophie Adenot dovrebbe testare un sistema di ecografia autonoma, pilotato dalla Terra, grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della realtà virtuale.
L’ISS: in pensione nel 2030
Oltre alla Nasa e all’agenzia spaziale europea, partecipano alla missione anche l’agenzia Roscosmos (Russia), Jaxa (Giappone) e ASC (Canada).
La stazione spaziale internazionale orbita dal 1998 anni nella termosfera, il quarto dei cinque strati di cui è composta l’atmosfera, a circa 400 chilometri sopra la superficie terrestre.
A una velocità media di 27.700 chilometri orari, l’ISS compie 16 volte il giro del mondo in 24 ore. Quella di Sophie Adenot sarà una delle ultime missioni a bordo dell’ISS, che dovrebbe terminare definitivamente le sue operazioni alla fine del 2030, senza che per ora sia previsto un seguito.
Il 2026 è un anno cruciale per le missioni spaziali, nonostante i tagli giganteschi dell’amministrazione Trump al budget della Nasa. Oltre al lancio di oggi infatti, la Nasa vuole riportare l’essere umano sulla Luna 50 anni dopo Neil Armstrong, nel 1969. La missione Artemis II, prevista a fine marzo 2026, ha lo scopo di avvicinare gli astronauti all’orbita della Luna.