Stasera in Tv Il Camorrista: trama, cast e curiosità del film di Giuseppe Tornatore

C’è un filo sottile e pericoloso che lega la storia del cinema italiano alla cronaca più oscura del nostro Paese. Nel 1986, un giovane e ancora sconosciuto Giuseppe Tornatore decideva di debuttare dietro la macchina da presa portando in sala una figura che era già leggenda e incubo: Raffaele Cutolo.

Il film (che andrà in onda a partire dall’una, su Rete 4) intitolato Il Camorrista, non era solo un’opera di finzione, ma la traduzione visiva dell’omonimo romanzo-inchiesta di Giuseppe Marrazzo.

Un esordio col botto, costato all’epoca la cifra record di 4 miliardi di lire, che finì immediatamente nel mirino della magistratura e, paradossalmente, dello stesso boss  di Ottaviano.

Proprio Cutolo, dal buio di un’aula di tribunale nel 1988, arrivò a chiedere il sequestro dell’opera. Il motivo? Una questione di “onore” malavitoso. Don Raffaele non tollerava la ricostruzione della morte di Vincenzo Casillo, il suo braccio destro: nel libro e nel film, l’omicidio appariva come un ordine dello stesso professore, un’accusa che il boss ha sempre respinto con sdegno, parlando di Casillo come del suo “amico più caro”.

Era l’inizio di un caso mediatico che portò la pellicola a essere ritirata dalle sale dopo soli due mesi, avvolgendola in un’aura di proibito che l’avrebbe accompagnata per anni.

Ascesa e caduta di ‘O Professore: un’epopea criminale lunga cinque ore

La forza del film risiede nella sua narrazione brutale, che segue la metamorfosi di Franco, un uomo che entra in carcere per difendere l’onore della sorella Rosaria e ne esce come “O’ Professore ‘e Vesuviano”.

La sceneggiatura ci conduce attraverso i corridoi umidi delle prigioni degli anni ’70, dove Franco scalza il vecchio potere di “O’ Malacarne” per fondare la Nuova Camorra Riformata. È un impero che nasce tra le sbarre ma che allunga i suoi tentacoli ovunque: dai contatti con Cosa Nostra americana mediati dal milanese Frank Titas, per altri affari.

Ma ogni impero costruito sul sangue è destinato a crollare sotto il peso dei tradimenti. Tornatore mette in scena una parabola shakespeariana dove la sconfitta del boss non arriva per mano della giustizia, ma per l’abbandono di quegli alleati,  politici e criminali, che lui credeva di dominare.

Il finale è un tragico ritorno alle origini: l’isolamento totale in un carcere di massima sicurezza e l’ordine spietato di eliminare persino l’amico d’infanzia Ciro Parrella, custode di segreti troppo pesanti.

Dopo anni di oblio e una versione televisiva da cinque ore rimasta per lungo tempo chiusa nei cassetti della Fininvest, Il Camorrista ha finalmente trovato la sua consacrazione.

Nonostante le querele e le censure, il tempo ha dato ragione a Tornatore: il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente e il David di Donatello a un immenso Leo Gullotta hanno sancito la nascita di un maestro, capace di trasformare la realtà più torbida in un’opera d’arte senza tempo.