Crans-Montana (Svizzera), 2 gennaio 2026 – “Non vogliamo numeri, vogliamo sapere dove sono i nostri figli. Dobbiamo trovarli adesso. È insopportabile non sapere niente”. Laetitia trattiene a stento le lacrime. Tra le mani tiene il telefonino. Sempre acceso, nella speranza che possa arrivare una buona notizia. Che il figlio sia vivo, anche se gravemente ferito, fra quei sei ragazzi ricoverati – su un totale di 119 – non ancora identificati perché impossibilitati a parlare e irriconoscibili.
Sempre sei su 40 (numero fornito dalle autorità svizzere) le vittime accertate, tutte straniere. Con un tocco nervoso la donna illumina continuamente il display che sullo sfondo ritrae una foto di Arthur. Ha 16 anni ed è disperso anche lui dall’inferno del Constellation. Lì dove si è perso ogni contatto con i sei ragazzi italiani che mancano all’appello. Una, Chiara Costanzo, studentessa milanese di 16 anni, sarebbe morta. Lo ha confermato il padre Andrea al Corriere: “Mia figlia non c’è più”.
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Chi sono i 6 ragazzi italiani dispersi: Giovanni Tamburi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giuliano Biasini, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini
Giovanni Tamburi, bolognese, 16 anni appena. Come Chiara Costanzo, milanese, studentessa del liceo scientifico Moreschi, il cui corpo sarà presto riconosciuto dal padre: “Ora ho solo un grande vuoto. Vorrei che mia figlia non fosse ‘solo’ un nome in una lista di vittime. Perché lei non è mai stata un numero”. Adolescenti come il liceale milanese Achille Barosi. Irraggiungibili anche i telefonini di Giuliano Biasini, dello studente 16enne romano Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, genovese promessa del golf che fra tre settimane avrebbe compiuto 17 anni.
Famiglie sospese nella disperazione e l’appello virtuale dei dispersi

Le famiglie vivono sospese nella disperazione. Chi è arrivato a Crans-Montana trascorre la logorante attesa al Régent, il centro congressi allestito per accogliere mamme, papà, nonni e amici dei ragazzi che ancora mancano all’appello. E su Instagram è stato creato il profilo cransmontana.avisderecherche, una bacheca virtuale per condividere ogni informazione e segnalazione dei ragazzi dispersi. Ma ancora nessuna notizia. I genitori sono disposti ad andare ovunque.
“I feriti li hanno portati in diversi ospedali, dicono Bruxelles, Liegi, Milano. Sono pronta a partire subito”, anche se negli occhi di Laetitia si legge la stanchezza di due giorni vissuti nell’ansia. “Giovedì sera il papà di Arthur è andato all’ospedale di Berna, ma purtroppo è stato un viaggio a vuoto”, continua con la forza della disperazione. Perché “impazzisco all’idea che mio figlio potrebbe essere ferito, solo, intubato, incosciente e io non sono al suo fianco”. Riconosce, comunque, che il lavoro per identificare corpi e feriti non è facile, “ci sono ragazzi con ferite su oltre il 60% del corpo, irriconoscibili, gli investigatori e le autorità fanno del loro meglio. Ma sono passati due giorni, abbiamo il diritto di sapere dove sono i nostri bambini”.
La mamma del 16enne di Bologna, Giovanni Tamburi: “Attesa snervante”
Da Capodanno è “un’attesa snervante”, si abbandona Carla Masiello. È ancora a Bologna. Aspetta a partire per Crans-Montana. Aspetta che qualcuno le dia notizie sul suo figlio Giovanni Tamburi. A lei basterebbe avere anche “una falsa illusione e poi constatare che mio figlio non c’è più”. L’ultima volta che ha sentito Giovanni è stato prima che andasse a quella tragica festa di fine anno al Constellation, “si stava facendo bello per uscire con gli amici, poi gli si è scaricato il telefonino”.
L’ultimo messaggio di Arthur alla mamma Laetitia: “Ti voglio bene”

L’ultimo messaggio su WhatsApp di Arthur alla mamma Laetitia “è stato a mezzanotte e tre minuti. Mi ha scritto ‘tanti auguri, mamma. Ti voglio bene’. Io gli ho risposto a mezzanotte e sei minuti – ricorda tra le lacrime -. Poi ho visto che hanno pubblicato sui social una foto al tavolo… poco dopo, all’una e mezza le prime notizie di quello che stava succedendo. E sono sprofondata in un incubo”. Genitori disperati. Il rabbino della comunità di Crans-Montana è con loro al Régent, “sono famiglie devastate, si può solo stargli vicino, da soli è tutto più difficile.
Nelle ultime ore sono arrivati dall’Italia anche team di psicologi che aiutano i familiari e gli amici dei ragazzi dispersi o di chi non è sopravvissuto alla strage del Constellation a sostenere il peso del dolore. Alcuni vengono dirottati anche negli ospedali dove sono stati smistati i feriti. Ma “adesso, dopo tutte queste ore, noi genitori non abbiamo bisogno di tante parole. Ce ne basterebbero poche, per farci sapere dove sono finiti i nostri figli”.