Stratwarming, rischio di GELO severo dalla SIBERIA dopo metà GENNAIO

Mentre noi quaggiù, nelle nostre città, ci preoccupiamo magari di un ombrello dimenticato o di quanto sia umida l’aria del mattino, a trenta chilometri sopra le nostre teste sta succedendo il finimondo. È una danza invisibile, quella della Stratosfera, che però ha il potere quasi magico di cambiare i connotati dell’inverno in Europa, trasformando una stagione anonima in qualcosa di memorabile. Non capita spesso che i modelli matematici mostrino una convergenza così netta su dinamiche tanto estreme, eppure, guardando le ultime proiezioni per la prima metà di Gennaio, l’impressione è che l’atmosfera stia preparando un colpo di scena teatrale.

 

Dobbiamo immaginare il Vortice Polare come una gigantesca trottola d’aria gelida che ruota sopra il Polo Nord. Finché gira veloce e compatta, il freddo resta confinato lassù, lasciando le medie latitudini, e quindi l’Italia, in balia di correnti più miti o delle piogge atlantiche. Ma cosa succede quando questa trottola viene colpita da una sventagliata di calore improvviso? Succede quello che i meteorologi chiamano Stratwarming, ovvero un riscaldamento stratosferico improvviso. In pochi giorni, in quella zona remota dell’atmosfera, le temperature possono salire anche di 50°C o 60°C, mandando letteralmente in frantumi la struttura del vortice.

 

In effetti, le mappe che arrivano dai centri di calcolo più prestigiosi, come l’ECMWF e il NCEP, tratteggiano uno scenario che merita un’analisi approfondita, priva di sensazionalismi ma ricca di dettagli tecnici. Entrambi i modelli concordano su un massiccio afflusso di calore che, a partire dai primi giorni di Gennaio, inizierà a comprimere il core del Vortice Polare. È un processo che parte dal basso, dalle onde di Rossby che si propagano dalla Troposfera verso l’alto, come se l’aria calda dei tropici cercasse una valvola di sfogo verso il polo.

 

Cosa succede davvero durante uno Stratwarming

Per capire bene la portata dell’evento, dobbiamo fare un po’ di didattica, ma senza annoiarci. Lo Stratwarming non è un fenomeno che porta freddo immediato. È, semmai, il motore immobile di quello che vedremo tra due o tre settimane. Quando la Stratosfera si scalda in modo così violento, la circolazione dei venti, che normalmente va da ovest verso est, può rallentare, fermarsi o addirittura invertirsi. Se i venti iniziano a soffiare da est a 30.000 metri di quota, è molto probabile che questo segnale “scenda” verso la superficie nei giorni successivi.

Questo processo di accoppiamento tra alta e bassa atmosfera è la chiave di tutto. Se il segnale si trasmette correttamente, il flusso atlantico si blocca. Al suo posto, si formano imponenti alte pressioni tra la Groenlandia e la Scandinavia, che agiscono come un muro. A quel punto, l’aria gelida russa o siberiana, che solitamente resta relegata nelle sue terre d’origine, trova la strada spianata per invadere l’Europa e il Mediterraneo. Insomma, lo Stratwarming è come un interruttore che, una volta premuto, può scatenare dinamiche invernali di vecchio stampo.

Diciamolo chiaramente, non tutti i riscaldamenti stratosferici portano la neve a Roma o a Milano. Esistono i cosiddetti “Minor Warming”, che disturbano il vortice senza distruggerlo, e i “Major Warming”, che sono i veri pesi massimi della meteorologia. I dati attuali indicano che tra il 7 Gennaio e il 12 Gennaio potremmo assistere a un evento di portata considerevole. Le proiezioni mostrano una lingua di calore che avvolge il Polo Nord, costringendo il nocciolo gelido a dividersi in due o più lobi, un fenomeno che in gergo chiamiamo “split”.

 

L’evoluzione nei prossimi quindici giorni e l’analisi dei modelli

Entrando nel dettaglio delle proiezioni per i prossimi quindici giorni, osserviamo una dinamica estremamente interessante. Già verso il 2 Gennaio, un primo impulso caldo inizierà a farsi strada sopra il settore siberiano, portando le prime anomalie termiche positive a 10hPa. Questa è la fase di preparazione, quella in cui il Vortice Polare inizia a deformarsi, assumendo una forma ellittica anziché circolare. È il primo segnale di debolezza di un gigante che fino a metà Dicembre era apparso piuttosto in salute.

Intorno al 10 Gennaio, la situazione si farà decisamente più seria. Il modello ECMWF suggerisce un riscaldamento talmente potente da poter invertire la circolazione dei venti zonali. Se questa previsione venisse confermata, saremmo di fronte a un evento di tipo “Major”. In questa fase, il calore non si limita a scaldare l’aria, ma sposta fisicamente il baricentro del freddo verso latitudini più basse. Una parte di questo gelo potrebbe scivolare verso il Nord America, mentre l’altra potrebbe puntare dritta verso l’Europa.

In Italia, gli effetti di una manovra del genere non sono mai immediati. C’è un tempo di latenza, un ritardo fisiologico che solitamente oscilla tra i 10 e i 15 giorni. Questo significa che se il picco dello Stratwarming si verificherà nella seconda decade di Gennaio, le ripercussioni concrete sul nostro Paese potrebbero manifestarsi verso la fine del mese o l’inizio di Febbraio. È una prospettiva che affascina gli amanti dell’inverno, ma che richiede prudenza, perché la traiettoria delle colate gelide dipende da dettagli infinitesimali nella disposizione delle alte pressioni.

 

I precedenti storici, tra il 1985 e il 2018

Per dare un contesto a ciò che stiamo vedendo sulle mappe, è utile guardare al passato. Molti ricordano il leggendario Gennaio 1985, quando un riscaldamento stratosferico di proporzioni epiche portò il gelo e la neve su gran parte d’Italia, con temperature record in Toscana e in Emilia-Romagna. Quello fu un caso da manuale di come una dinamica nata a 30 chilometri di altezza possa riscrivere la storia climatica di un continente.

Più recentemente, nel Febbraio 2012, abbiamo assistito a un altro esempio lampante. Anche in quel caso, tutto partì da uno Stratwarming avvenuto qualche settimana prima, che portò a un blocco atmosferico duraturo sul nord Europa. Il risultato fu una delle ondate di freddo più intense degli ultimi decenni per l’Italia, con la neve che paralizzò diverse città e il mare che iniziò a ghiacciare in alcuni porti dell’Adriatico. Non possiamo dimenticare nemmeno il 2018, l’anno del “Burian”, quando a fine Febbraio il Vortice Polare si spezzò letteralmente in due, portando il gelo siberiano fin sulle coste del Mediterraneo.

Tuttavia, bisogna essere onesti e ricordare che non sempre la teoria si traduce in pratica. Ci sono stati anni in cui, nonostante uno Stratwarming maestoso, l’accoppiamento con la Troposfera non è avvenuto o è avvenuto in modo tale da indirizzare il freddo altrove, magari verso l’Asia o il Canada, lasciando l’Europa al caldo. La meteorologia è una scienza probabilistica, e prevedere l’esatta traiettoria di una massa d’aria gelida a distanza di venti giorni è, semplicemente, impossibile.

 

Le possibili conseguenze per l’Europa e l’Italia

Cosa dobbiamo aspettarci quindi per la seconda metà di Gennaio? Se l’impianto previsto dai modelli dovesse reggere, il rischio di un’ondata di freddo severa per l’Europa centrale e settentrionale aumenterebbe sensibilmente. In Germania, Polonia e Francia settentrionale, le temperature potrebbero scendere di molti gradi sotto lo zero termico, con nevicate estese anche in pianura. Per l’Italia, la situazione è come sempre più complessa a causa della protezione offerta dall’arco alpino e della mitezza del nostro mare.

Una rottura del Vortice Polare potrebbe favorire l’ingresso di correnti dai quadranti orientali. Se l’aria fredda riuscisse a fare breccia dalla porta della Bora o dal Rodano, allora potremmo assistere a una fase invernale molto cruda, con nevicate anche a quote basse, specialmente lungo il versante adriatico e al Nord. È chiaro che, al momento, stiamo parlando di scenari potenziali. Quello che è certo è che la “bolla” di calore che si sta formando in Stratosfera è reale, potente e destinata a scuotere gli equilibri dell’atmosfera.

 

Insomma, siamo davanti a un momento di svolta. Dopo un inizio d’inverno che, per certi versi, è apparso sottotono o comunque molto variabile, la natura sembra intenzionata a giocare le sue carte migliori. Non resta che seguire gli aggiornamenti quotidiani, consapevoli che il cielo sopra di noi sta mettendo in scena uno degli spettacoli più complessi e affascinanti della fisica dell’atmosfera. Senza allarmismi, ma con la curiosità di chi sa che l’inverno, quando decide di fare sul serio, sa ancora come farsi ricordare.

 

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