“Terza guerra mondiale”, il libro che spiega perché la minaccia nucleare non è mai stata così vicina

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro della Terza guerra mondiale. Uno spettro, in realtà, che fa tremare ogni Paese del mondo, perché non si nasconde più sotto un lenzuolo, ma si presenta con la prosopopea di un gigante che vuole distruggere tutto ciò che incontra. Purtroppo non è una visione distopica del futuro, è un presente che sta a mano a mano prendendo forma.

In questo contesto è emerso con forza il libro di Luca Ciarrocca, giornalista e scrittore, ospite de Il Piacere della lettura, dal titolo che non lascia spazio a dubbi interpretativi: Terza guerra mondiale (Chiarelettere). “La possibilità di una guerra globale viene evocata ogni giorno dai leader mondiali. La minaccia nucleare esiste, ed è sempre esistita”, dice. Solo che oggi quella minaccia fa molto meno rumore e molto più paura.

Ciarrocca ricorda un dato che da solo basterebbe a far tremare i polsi: oltre 13.000 testate nucleari nel mondo, di cui circa 1.500 pronte al lancio in pochi minuti. “Hair trigger”, lo chiamano. Grilletto sensibile. E il problema, spiega, non è solo la volontà politica, ma anche la possibilità dell’errore: sistemi informatici, radar, intelligenza artificiale. “Ci sono stati decine di casi di falsi allarmi. Basta che uno solo venga preso sul serio, e la reazione a catena è automatica”.

È qui che emerge la storia di Stanislav Evgrafovič Petrov, tenente colonnello dell’esercito sovietico che negli anni Ottanta, in piena Guerra Fredda, ignorò un allarme che segnalava missili americani in arrivo. Se avesse seguito il protocollo, oggi probabilmente non saremmo qui a parlarne. “Ha salvato il mondo semplicemente dubitando di una macchina”, racconta Ciarrocca.

La copertina del libro del giornalista e scrittore Luca Ciarrocca

Poi c’è l’Italia. Un capitolo che sorprende ancora molti. “Nel nostro Paese sono stoccate circa 40 bombe atomiche americane, nelle basi di Aviano e Ghedi”, spiega. Non sono armi italiane, ma statunitensi, frutto di un accordo bilaterale Roma–Washington risalente agli anni Cinquanta. Non un accordo Nato, ma diretto. E questo, secondo Ciarrocca, dice molto sulla reale autonomia strategica del nostro Paese. “Siamo automaticamente un bersaglio in caso di escalation. Eppure di questo si parla pochissimo”.

Da qui nasce la sua proposta più controversa: un’Europa neutrale. “Oggi sembra un’utopia”, ammette, soprattutto mentre si parla ovunque di riarmo. “Non è una fantasia pacifista: è una scelta politica possibile, che richiederebbe però un enorme coraggio”.

E poi c’è la responsabilità dell’informazione. Ciarrocca parla di “ignoranza indotta”: non perché manchino le notizie, ma perché il ciclo continuo dell’attualità consuma tutto troppo in fretta. “Il pubblico si abitua, si stanca, rimuove. E le questioni fondamentali finiscono sullo sfondo”. Il rischio di una guerra nucleare, secondo lui, è una di queste.

E allora, mentre si continua a parlare di equilibri strategici, alleanze e deterrenza, resta una domanda che vale più di qualsiasi analisi geopolitica: quante volte dobbiamo ripeterci che la guerra non risolve nulla, prima di smettere di considerarla una soluzione possibile? Forse il vero atto rivoluzionario, oggi, è tornare a dirlo senza vergogna: le guerre non sono soltanto sbagliate; sono inutili, distruttive, senza senso. E questo ci riguarda tutti.