Inaugurata il 16 gennaio scorso, in calendario fino al 27 settembre 2026, la mostra “The Gentleman – Stile e gioielli al maschile”, propone a Palazzo Morando, Milano, un viaggio attraverso l’universo estetico dell’ornamento al maschile. Un vero e proprio percorso cronologico e tematico dal XVIII secolo ai giorni nostri. E se il cinema e la televisione non sono gli unici protagonisti, sono certamente tra gli strumenti più potenti attraverso cui l’immaginario del gentleman si è consolidato nel corso del Novecento.
La mostra The Gentleman a Palazzo Morando
Curata dalla storica del gioiello Mara Cappelletti e da Gian Luca Bovenzi per la parte moda e costumi, l’esposizione gratuita mette in scena una riflessione sul significato culturale e simbolico dell’ornamento maschile, restituendo dignità storica e contemporanea a un ambito troppo spesso trascurato del costume.
La mostra è prodotta da Comune di Milano e Palazzo Morando in collaborazione con l’Associazione Culturale Stile e Storia, con il patrocinio dell’Associazione Orafa Lombarda, della Camera Nazionale della Moda Italiana, del Ministero della Cultura e di Rai Lombardia, che ha anche fornito contributi video attraverso Rai Teche.
Dal Duca di Windsor ai red carpet
C’è un filo rosso che lega Cary Grant in “Caccia al ladro”, David Niven in smoking, Sean Connery che consulta il suo Rolex Submariner nei panni di uno dei James Bond più iconici e di maggior successo di sempre, e Colin Firth che indossa l’abito su misura in “Kingsman”. È il fascino del gentleman, quella particolare combinazione di eleganza, classe e accessori scelti con cura che il cinema ha contribuito a cristallizzare nell’immaginario collettivo come simbolo di raffinatezza maschile.
“L’esempio più classico è proprio quello dello smoking – spiega Mara Cappelletti – inizialmente la moda maschile non aveva accolto con grande attenzione questo capo, lo giudicava non adeguato alle grandi occasioni. Fu il Duca di Windsor che cominciò a indossarlo. Era il periodo della sua storia con Wally Simpson, prima della II Guerra Mondiale. Le foto e i rotocalchi dell’epoca lo portarono all’attenzione generale ancora prima della sua abdicazione, foto e poche apparizioni pubbliche sono bastate a creare un capo inimitabile.
Ma il modello di comunicazione è completamente cambiato da allora: “Oggi gli attori fanno tendenza attraverso i red carpet, ma anche i gioielli perfettamente ricostruiti: gioielli da mignolo, gemelli, orologi, fermacravatta per arrivare via via a cose sempre più coraggiose e innovative che hanno portato anche gli uomini a indossare e dettare tendenza con un filo di perle, come le diciottenni di cinquant’anni fa”.

Il Novecento codifica l’eleganza maschile
Attraverso pezzi originali, tutti da collezione e in gran parte prestati appositamente per l’allestimento da enti prestigiosi come la storica Sartoria Tirelli Trappetti Costumi dal 1964 che lavorò moltissimo per il cinema e la televisione, l’Atelier Bruno Piattelli e l’archivio Rai di Milano, il percorso espositivo dimostra come il vestito e il gioiello da uomo abbiano svolto una funzione pratica ma anche una capacità narrativa straordinaria.
“Il Novecento ha codificato l’eleganza maschile in modo potentissimo – sottolinea ancora Mara Cappelletti – pensiamo ai vari 007, a Cary Grant che ha incarnato per decenni il modello del gentiluomo americano, o agli attori britannici che hanno esportato l’idea dello stile inglese come sinonimo di classe. Ma anche il cinema italiano ha avuto i suoi dandy, da Mastroianni a Gassman”. Proprio Marcello Mastroianni campeggia in una delle foto esposte con alcuni capi ricercatissimi.
Dal Settecento alla fluidità contemporanea
Il percorso espositivo si sviluppa secondo una struttura cronologica. La mostra si apre con il XVIII secolo, epoca in cui l’uomo europeo delle classi alte indossa con naturalezza gioielli elaborati: anelli, pendenti a sigillo, fibbie non sono soltanto oggetti di lusso, ma strumenti di comunicazione sociale e simbolica.
Si prosegue nel XIX secolo, segnato da un progressivo contenimento dell’esuberanza decorativa. L’ideale borghese impone un’immagine dell’uomo sobria: il gioiello resiste, ma cambia forma. Compaiono oggetti discreti e funzionali, come gemelli, spille da cravatta e catene da orologio.
Nel corso del Novecento emergono figure maschili – artisti, intellettuali, icone della musica e del cinema – che riportano l’ornamento al centro dell’espressione individuale. Gli anelli maschili da mignolo, che nei film vengono proposti come sigillo per autenticare carte e documenti ufficiali, diventano tendenza, come ne “Il grande Gatsby” dove Leonardo DiCaprio fa sfoggio di un anello d’oro con brillante proprio sul quinto dito. E poi l’orologio da taschino che scandisce il tempo in “Il Padrino”, classico con Marlon Brando, gli anelli con stemma di famiglia che definiscono l’appartenenza nelle saghe mafiose, i gemelli da polso che nel cinema americano degli anni Cinquanta distinguevano il businessman di successo.
Lo stile diventa inclusivo
Il percorso si conclude con una sezione dedicata alla contemporaneità: “Oggi lo stile è diventato più inclusivo e sovversivo – conclude Mara Cappelletti – l’eleganza maschile oggi non è più smoking e cravatta. Può essere un gioiello appariscente, un accessorio gender fluid, un mix di epoche e stili. Quello che resta è l’attenzione al dettaglio, la cura nella scelta, la consapevolezza che l’abito e l’accessorio comunicano qualcosa di noi”.
Un simbolo contemporaneo? “Achille Lauro – dice Mara Cappelletti, citando la popolarissima popstar, anche lui presente con foto e citazioni all’interno della mostra – non c’è dubbio che alcune sue apparizioni pubbliche abbiano creato standard molto seguite anche da giovanissimi con gioielli non necessariamente preziosi, ma molto eclatanti e visibili. Oggi le superstar chiedono alla moda distinzione ed evidenza. Farsi notare è necessario, farlo con uno stile che possa diventare anche moda e ispirazione per altri non è cosa per tutti”.
La narrazione si sviluppa attraverso oggetti iconici di brand come Buccellati, Bulgari, Cartier e Damiani, oltre a realtà creative artigianali tra cui Cusi di Corso Monforte, Grimoldi, Margherita Burgener, Milano Jewels e Lucilla Giovanninetti. Ne emerge un racconto articolato che evidenzia come il gioiello maschile sia oggi espressione di identità, ricerca e innovazione, in continuità con la tradizione ma aperto a nuove interpretazioni.
La mostra The Gentleman è aperta a Palazzo Morando in via Sant’Andrea 6 a Milano dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.30, ultimo ingresso ore 17.