Venezia – Pacato, deciso, con uno sguardo al cinema e uno alla realtà. “Ringrazio prima di tutto Paolo Sorrentino: questo presidente della Repubblica è una tua creazione, Paolo, e io ho cercato di servirti in quello che posso, nei limiti delle mie capacità”. Toni Servillo riceve la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra del cinema, per la sua interpretazione in La grazia di Paolo Sorrentino. “Non immaginavo di essere premiato da un’attrice che mi ha incantato, quest’anno, con un film meraviglioso”, dice rivolgendosi a Fernanda Torres, l’attrice brasiliana di Sono ancora qui.

Poi, lo sguardo va verso Gaza. “Mi sento anche, a nome di un sentimento che tutto il cinema italiano prova in questo momento, di esprimere tutta la mia ammirazione per coloro che hanno deciso di mettersi in mare, con coraggio, di raggiungere la Palestina e di portare un segno di umanità in una terra dove quotidianamente la dignità umana è vilipesa”.

La carriera di Servillo
Nella serata di Venezia, il culmine di una carriera già memorabile, per Toni Servillo. Che aveva vinto in precedenza 4 David di Donatello, 4 Nastri d’argento, ma nessun premio a Berlino, Cannes o, appunto, Venezia. Questa Coppa Volpi, per un film nel quale è protagonista assoluto nei panni di un immaginario, malinconico e solitario presidente della Repubblica, è il picco di una carriera e anche la celebrazione del suo sodalizio con Sorrentino.

Il legame con Sorrentino
“Non lo so che cosa ci lega, che cosa ci ha portati a fare tanti film insieme”, dice. “Forse, se lo scoprissimo, diventerebbe una formuletta, e non lo vogliamo nessuno dei due”. E dice, de La grazia: “In quest’ultimo film ho trovato la stessa atmosfera del primo film che abbiamo fatto insieme”. La grazia è il settimo film che i due, il regista napoletano 55enne e l’attore di Afragola, 66 anni, realizzano insieme. Una collaborazione che attraversa gli ultimi 25 anni, da L’uomo in più nel 2001 a Le conseguenze dell’amore nel 2004, al Divo nel 2008 – Premio della giuria a Cannes – per arrivare a La grande bellezza nel 2013, il film che ha portato all’Italia l’ultimo Oscar. Poi Loro nel 2018 e con È stata la mano di Dio nel 2021.

Il presidente della Repubblica e il dilemma d’amore
“L’attore lavora sulla finzione, per ottenere il massimo della verità”. È fra questi due poli, la finzione e la verità, che si tende il suo lavoro di attore. Sul suo volto si uniscono sobrietà, autorevolezza, ironia, forza quieta dello sguardo. Quando appare in una inquadratura, la sua presenza sembra definitiva, inappellabile. Ne La grazia il suo personaggio è un presidente della Repubblica diviso fra politica, amore e dilemmi morali, austero e fragile allo stesso tempo. Un uomo di Stato, che pensa – fumando una sigaretta, ogni tanto – alla moglie scomparsa, ai valori che hanno guidato la sua vita.
Due richieste di grazia, e la proposta di una legge sull’eutanasia, lo sprofondano nella vertigine del dubbio, di un dramma intimo e politico. “Qualche volta succedeva che io debordassi sul piano sentimentale – rivela Toni – e Paolo mi correggeva dicendo: ‘Non dimenticare che comunque è il presidente della Repubblica, con una cultura politica solida e soprattutto con una sobrietà nel modo di presentarsi’”.

Poco tempo fa, ospite a Giffoni, Servillo confessava: “Quando ho iniziato a fare l’attore, non ho mai pensato che la mia sarebbe stata una ‘carriera’. Ho cominciato a fare teatro senza aspettarmi niente”. E così dice di lavorare ancora. Senza certezze, senza quella sicurezza che invece ci dà sempre, quando lo guardiamo.