Roma – Incendio, omicidio e lesioni colpose. Sono queste le ipotesi di reato nell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. Lo ha spiegato la procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud in conferenza stampa a Sion; l’indagine si concentrerà sulle misure di sicurezza e antincendio, il numero di presenti, le vie di evacuazione, i lavori svolti nel locale e i materiali impiegati. Per spiegare la dinamica dell’incendio gli esperti chiamano in causa il flashover, un fenomeno noto anche come “incendio generalizzato”, che rappresenta il punto di arrivo di una combinazione precisa di fattori: accumulo di calore, presenza di gas combustibili e materiali infiammabili in un ambiente chiuso, col conseguente coinvolgimento simultaneo di tutti gli arredi. La proprietaria Jessica Moretti era presente nel pub al momento dell’incendio ed è rimasta ustionata a un braccio; il marito Jacques si trovava invece in un altro locale di proprietà della coppia.

Cos’è il fenomeno del flashover e cosa ha accelerato il processo a Crans-Montana
Il flashover è il passaggio improvviso da un incendio localizzato a uno esteso. In conferenza stampa la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud ha spiegato che il fuoco sarebbe partito dalle fontane luminose fissate ai tappi delle bottiglie di champagne: “Sono state posizionate troppo vicino al soffitto, per questo l’incendio si è propagato molto rapidamente”.
In questi casi, i fumi caldi contenenti gas combustibili salgono verso l’alto formando uno strato che riduce progressivamente la visibilità. Il calore provoca il riscaldamento dei materiali circostanti e, quando la temperatura raggiunge 500-600 gradi, si verifica l’autoignizione: numerosi oggetti, anche lontani dal focolaio iniziale, prendono fuoco quasi simultaneamente.
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“Si fumava all’interno e sembrava che i proprietari chiudessero un occhio”
Sotto accusa finiscono anche le condizioni di sicurezza del locale. “Sono sorpreso che non sia successo prima qualcosa di grave: si fumava all’interno e sembrava che i proprietari chiudessero un occhio”, racconta un frequentatore al quotidiano online Blick. Sotto la lente materiali di cui va verificata la corrispondenza alla normativa come una schiuma acustica infiammabile sul soffitto, un’unica uscita per centinaia di persone e una scala stretta che collegava il piano terra al seminterrato, trasformandosi in un pericoloso collo di bottiglia. Il locale aveva ottenuto solo 6,5 su 10 nelle valutazioni sugli standard di sicurezza.
La procuratrice ha confermato che l’inchiesta riguarda anche “l’installazione della schiuma acustica e di tutti gli elementi che la circondano”, mentre ha opposto un no comment sulle uscite di emergenza e sulla loro effettiva funzionalità.
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L’ipotesi del sovraffollamento: “Oltre la capienza massima consentita”
Tra le ipotesi al vaglio anche il sovraffollamento: alcune testimonianze parlano di 400–500 persone presenti al momento del rogo, ben oltre la capienza massima consentita. Secondo diversi racconti, Le Constellation era inoltre uno dei pochi locali accessibili anche ai minorenni, con il rischio che tra le vittime ci siano stati anche under 18. Dopo il cordoglio e l’intervento dei soccorsi, resta ora il nodo centrale dell’inchiesta: capire perché i sistemi di sicurezza non abbiano funzionato e se quella tragedia fosse davvero evitabile.
Secondo le guide turistiche e le recensioni online, il bar, tutto in legno, era considerato un luogo alla moda per l’après-ski e la vita notturna, un posto dove concludere la serata in grande stile. Non dove morire in una trappola di fuoco.