Roma, 14 gennaio 2026 – Il presidente Usa Donald Trump avverte l’Iran: l’America si sta attivando. Anche se non dice come. Nel mondo si moltiplicato reazioni e preoccupazioni, mentre il bilancio di queste oltre due settimane di protesta, secondo alcuni funzionari di Teheran citati dal New York Times, potrebbero essere oltre 3mila le vittime delle proteste.
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Donald in campo
Con un messaggio sul suo social Truth, il presidente Trump ha intimato al popolo iraniano di non cedere, perché l’aiuto ’sta arrivando’. “Patrioti iraniani – si legge su Truth –, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni. Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo molto alto”. Il tycoon ha poi aggiunto “Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà. L’aiuto sta arrivando”. Non è ben chiaro a che cosa si riferisse. L’emittente Cbs, però, riporta che il presidente avrebbe ricevuto informazioni riguardanti sia l’impiego di missili a lungo raggio, sia strumenti più ‘soft’ come operazioni informatiche. Nelle ore precedenti, Trump aveva posto, almeno a parole, il dazio del 25% ai Paesi che fanno affari con Teheran.
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Il mondo in attesa
Tutti stanno cercando di capire quale sarà il tipo di risposta scelto dal presidente americano. Ma sono già arrivati i primi avvertimenti. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zacharova, secondo la quale “le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l’Iran sono categoricamente inaccettabili”, come anche “ricattare i partner stranieri dell’Iran aumentando i dazi commerciali”. Ci sono poi le milizie sciite filo-iraniane in Iraq, uno dei proxy della Repubblica Islamica, che hanno annunciato di “essere pronti a combattere per Teheran” e che “la guerra contro l’Iran non sarà una passeggiata”.

Le cancellerie europee sono in allerta e molte, fra cui l’Italia, hanno convocato l’ambasciatore iraniano per chiedere conto delle centinaia, forse migliaia di vittime delle proteste. A loro risponde, a distanza il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, consigliando agli europei di occuparsi dei 70mila morti a Gaza. Le autorità Ue come sempre sono attendiste. Il capo della diplomazia di Bruxelles, Kaja Kallas, però, non nasconde la sua preoccupazione, prospettando per l’Iran uno scenario “simile a quello che ha portato alla caduta di Bashar Al-Assad”. Dove il dopo è un’incognita. Più deciso il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, che ha definito “ripugnante” quello che sta succedendo e assicurato che gli alleati “sono in costante contatto”.
Il regime si ricompatta
Da Teheran non mostrano crepe. La Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, dopo aver minacciato la pena di morte per chi manifestava, si è rinchiuso in un ieratico silenzio. Le autorità hanno fatto sapere che la fase più acuta delle proteste è finita e che il blocco di internet è stato imposto per “evitare ingerenze straniere”. In molte città sono state organizzate manifestazioni di sostegno al governo, per fare vedere, soprattutto fuori, che il regime gode ancora di un certo consenso, soprattutto in alcune parti della popolazione. A una di queste ha partecipato anche il presidente, Masoud Pezeshkian. L’esecutivo, però, corre ai ripari e per evitare che le proteste tornito a farsi pericolosa ha annunciato un nuovo piano economico, il cui obiettivo è aumentare il potere d’acquisto dei cittadini. Intanto, oltre ai conti della spesa, le ong concentrano anche sulle vittime della repressione delle proteste. Secondo alcune fonti sarebbero 734, ma fonti provenienti dal governo iraniano parlano di oltre 3mila.