Ue e Australia rafforzano l’asse su sicurezza, commercio e risorse strategiche

Il testo definitivo dell’accordo di libero scambio è stato concordato durante un incontro tra i leader a Canberra tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro australiano Anthony Albanese.

Il Partenariato per la sicurezza e la difesa (SDP) è stato firmato virtualmente dall’Alta rappresentante/vicepresidente Kaja Kallas , dal vice primo ministro e ministro della Difesa australiano Richard Donald Marles e dal ministro degli Affari esteri Penny Wong il 18 marzo 2026.

“Questo accordo è vantaggioso per entrambe le parti”, ha dichiarato von der Leyen in una conferenza stampa congiunta a Canberra con il premier australiano Anthony Albanese. “Dal punto di vista dell’UE, la nostra rete di accordi di libero scambio continua a crescere costantemente. Stiamo lavorando per diversificare le nostre relazioni commerciali in un mondo sempre più incerto”.

Albanese ha affermato che l’accordo è “completo, equilibrato e commercialmente significativo”, aggiungendo che ridurrà i costi per i consumatori australiani e aprirà nuovi mercati per i produttori nazionali. “Contribuirà a rafforzare ulteriormente la nostra relazione”.

Bruxelles stima che l’accordo consentirà alle aziende dell’UE di risparmiare oltre 1 miliardo di euro all’anno in dazi sulle esportazioni verso l’Australia. Le due parti hanno concordato di avviare i negoziati formali per l’adesione dell’Australia a Horizon Europe, il più grande programma di finanziamento al mondo per la ricerca e l’innovazione.

Secondo i dati della Commissione, le esportazioni dell’UE verso l’Australia hanno raggiunto i 37 miliardi di euro in beni nel 2025 e i 31 miliardi di euro in servizi nel 2024. Bruxelles prevede che l’accordo incrementerà gli scambi bilaterali di beni e servizi di circa il 30% nel prossimo decennio.

I negoziati per un accordo di libero scambio con l’Australia sono iniziati nel luglio 2018. Il quindicesimo e ultimo round negoziale formale si è tenuto nell’aprile 2023, seguito da discussioni intersessionali a livello tecnico e politico, che hanno portato alla conclusione dei negoziati il 24 marzo 2026. L’accordo rappresenta l’ultima aggiunta agli accordi stipulati dall’UE con la strategica regione indo-pacifica, dopo la conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio con l’Indonesia nel settembre 2025 e con l’India nel gennaio 2026.

Per quanto riguarda i prossimi passaggi, il testo spiega che i testi preliminari negoziati saranno pubblicati a breve dal lato europeo. Successivamente seguiranno le procedure interne necessarie prima che la Commissione presenti al Consiglio la proposta per la firma e la conclusione dell’accordo. Una volta adottato dal Consiglio, l’UE e l’Australia potranno procedere alla firma. Per entrare in vigore, l’intesa dovrà poi ottenere il consenso del Parlamento europeo e la decisione finale del Consiglio, oltre alla ratifica da parte australiana.

Il partenariato sulla difesa e la sicurezza

Secondo quanto riferisce la Commissione europea, il nuovo partenariato per la sicurezza e la difesa dovrebbe fornire una cornice istituzionale più stabile a una cooperazione che già esiste a livello di leader, ministri ed esperti. L’obiettivo indicato è quello di rendere più efficace il coordinamento di fronte alle sfide geopolitiche attuali, rafforzando i dialoghi in materia di sicurezza e difesa e traducendo interessi e valori comuni in forme più concrete di collaborazione.

Nel testo si chiarisce che questa cooperazione potrà riguardare la gestione delle crisi e le missioni e operazioni nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune, comprese esercitazioni, addestramento e formazione.

A ciò si aggiunge una maggiore collaborazione in settori come la sicurezza marittima, la cybersicurezza, il contrasto alle minacce ibride e alla manipolazione e interferenza informativa straniera. Il partenariato prevede inoltre uno stretto coordinamento sulle tecnologie emergenti e dirompenti, inclusa l’intelligenza artificiale, così come sui temi della sicurezza spaziale, della non proliferazione e del disarmo.

Un altro elemento messo in evidenza riguarda lo scambio di informazioni e di valutazioni tra le diverse regioni, insieme al sostegno allo sviluppo delle capacità dei partner, anche nell’area indo-pacifica, e a un coordinamento più stretto nei forum multilaterali e regionali. L’impostazione descritta è volutamente flessibile, con l’idea che la cooperazione tra UE e Australia possa approfondirsi nel tempo in risposta a sfide di sicurezza in continua evoluzione.

Sviluppare i due mercati

Accanto al dossier strategico, il secondo pilastro è quello commerciale. Secondo Bruxelles, la conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio con l’Australia consentirebbe all’Unione di aprire ulteriormente il proprio mercato a una delle economie sviluppate a più rapida crescita, creando opportunità significative per imprese, consumatori e agricoltori europei. Le stime contenute nel testo indicano che le esportazioni dell’UE potrebbero crescere fino al 33% nel prossimo decennio, raggiungendo un valore annuo di 17,7 miliardi di euro, mentre gli investimenti europei in Australia potrebbero aumentare di oltre l’87%.

I settori indicati come particolarmente promettenti sono i prodotti lattiero-caseari, per cui si prevede una crescita fino al 48%, i veicoli a motore, con un possibile aumento del 52%, e i prodotti chimici, con una crescita stimata del 20%. L’intesa, secondo la Commissione, avrebbe anche una valenza strategica, perché rafforzerebbe gli interessi europei nel settore delle materie prime critiche, contribuendo a rendere le catene di approvvigionamento più solide e meno esposte agli shock geopolitici. Bruxelles collega, inoltre, questo accordo ai recenti sviluppi nei rapporti con altri partner dell’Indo-Pacifico, sostenendo che esso contribuirebbe a diversificare ulteriormente la rete commerciale dell’UE nella regione e a rafforzare il peso dell’Europa sul piano globale.

Per le imprese europee, uno degli aspetti centrali dell’accordo sarebbe l’accesso privilegiato al mercato australiano. Il testo prevede infatti l’eliminazione di oltre il 99% delle tariffe sulle esportazioni di beni dall’UE verso l’Australia, con un risparmio stimato di circa un miliardo di euro all’anno in dazi doganali. A questo si aggiungerebbe l’apertura del mercato australiano dei servizi in comparti come i servizi finanziari e le telecomunicazioni, un maggiore accesso agli appalti pubblici del governo australiano e regole sui flussi di dati che vieterebbero requisiti di localizzazione. Viene inoltre sottolineato che anche le piccole e medie imprese dovrebbero beneficiare dell’intesa grazie a un capitolo specifico pensato per agevolarne l’accesso alle opportunità offerte dal nuovo quadro commerciale.

L’accordo dovrebbe avere effetti anche sul piano della mobilità professionale. Il testo indica infatti che verrebbe facilitato l’accesso al lavoro in Australia per i professionisti dell’UE, mentre quote di ingresso per ingegneri e ricercatori verrebbero utilizzate per stimolare l’innovazione sia europea sia australiana.

Il nodo agroalimentare

Un capitolo importante riguarda l’agroalimentare, settore particolarmente sensibile in Europa con l’organizzazione ombrello che riunisce gli agricoltori e le cooperative agricole europee Copa Cogeca che prima della firma dell’accordo ha espresso “serie preoccupazioni in merito all’equilibrio e all’equità del risultato”.

Da parte sua Bruxelles ricorda che l’UE registra già una bilancia commerciale positiva con l’Australia in questo settore, pari a 2,3 miliardi di euro nel 2024, e sostiene che l’accordo eliminerebbe i dazi su una serie di esportazioni chiave europee, tra cui formaggi, preparazioni a base di carne, vino e spumante, alcune categorie di frutta e verdura, cioccolato e prodotti dolciari. Allo stesso tempo, il testo insiste sul fatto che l’intesa terrebbe conto delle sensibilità dei produttori agricoli europei. Per comparti considerati più delicati, come carne bovina, carne ovina e caprina, zucchero, alcuni prodotti lattiero-caseari e riso, l’apertura alle importazioni australiane a dazio zero o ridotto sarebbe limitata da quote tariffarie calibrate.

Inoltre, l’accordo includerebbe un meccanismo di salvaguardia bilaterale che consentirebbe all’UE di intervenire per proteggere i prodotti sensibili e i loro produttori nel caso di un aumento delle importazioni australiane tale da danneggiare il mercato europeo. Bruxelles precisa che questo meccanismo sarebbe reso operativo anche attraverso un regolamento autonomo dell’UE, con l’obiettivo di garantirne un’attivazione rapida ed efficace qualora si verificasse un’impennata imprevista e dannosa delle importazioni o un calo indebito dei prezzi per i produttori europei.

Sempre sul fronte agroalimentare, il testo attribuisce grande rilievo alla protezione delle indicazioni geografiche. L’accordo tutelerebbe 165 indicazioni geografiche agricole e alimentari e 231 indicazioni geografiche relative a bevande alcoliche. A queste si aggiunge un accordo bilaterale modernizzato sul vino, che aggiorna l’elenco delle indicazioni geografiche e delle denominazioni tradizionali protette in Australia, estendendo la protezione a tutte le IG del vino dell’UE, per un totale di 1.650 denominazioni, comprese 50 nuove indicazioni provenienti da 12 Stati membri.

Materie prime critiche e sostenibilità

Un altro asse centrale dell’intesa riguarda le materie prime critiche. L’Australia viene descritta come un importante produttore di risorse come alluminio, litio e manganese, considerate fondamentali per la sicurezza economica e la competitività europea. Poiché la domanda di queste materie è destinata ad aumentare e l’UE resta fortemente dipendente dalle importazioni, Bruxelles presenta l’accordo come uno strumento utile a rendere l’accesso a tali risorse più prevedibile e affidabile per le imprese europee. Allo stesso tempo, il testo precisa che sono previste disposizioni ambientali e di sicurezza per garantire che l’estrazione avvenga in modo sostenibile.

La Commissione insiste anche sulla dimensione della sostenibilità. L’accordo di libero scambio, si legge, integrerebbe pienamente gli standard elevati dell’UE in materia di commercio e sviluppo sostenibile, comprendendo impegni sui diritti dei lavoratori, sulla parità di genere, sull’ambiente e sul clima.

Viene segnalato che gli impegni sui sistemi alimentari sostenibili sarebbero applicabili attraverso il meccanismo generale di risoluzione delle controversie e che l’intesa includerebbe obblighi vincolanti sui principi fondamentali del lavoro e sull’Accordo di Parigi sul clima. È inoltre previsto un capitolo dedicato ai sistemi alimentari sostenibili, mentre sul piano economico l’accordo liberalizzerebbe anche gli scambi di beni e servizi ecocompatibili, come quelli legati alle energie rinnovabili e ai prodotti a basso consumo energetico.

Il Parlamento promuove l’accordo

Dal Parlamento europeo arriva un sostegno politico compatto agli accordi, letti non solo come intese tecniche ma come una scelta strategica in risposta alle tensioni globali. I principali eurodeputati sottolineano la necessità di rafforzare i legami con partner “affidabili” in un contesto segnato da crescente competizione tra grandi potenze e da un ritorno del protezionismo.

La dimensione geopolitica è al centro della lettura dell’Eurocamera. Sul fronte della sicurezza, l’accento è posto sulla cooperazione tra democrazie e sul contrasto a minacce ibride come cyberattacchi e interferenze straniere. Parallelamente, l’accordo commerciale viene interpretato come uno strumento per garantire stabilità e prevedibilità economica, oltre che per ampliare la rete di partner strategici dell’Unione.

Per il Parlamento, le due intese rappresentano anche un segnale politico più ampio: libero scambio, multilateralismo e promozione dei valori democratici restano pilastri dell’azione esterna dell’Ue. Non a caso, gli eurodeputati chiedono di procedere rapidamente con l’esame dell’accordo commerciale, sottolineando che il via libera dell’Eurocamera sarà un passaggio decisivo per tradurre l’intesa in un risultato concreto.