Roma, 7 febbraio 2026 – La guerra in Ucraina ha esiti sempre più incerti. I negoziati vanno a rilento, anche se il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha annunciato presto un nuovo round di incontri. Ieri a Mosca è stato aggredito il numero due dei servizi segreti militari russi, il generale Vladimir Alekseyev. Il dito è puntato contro Kiev, in un momento in cui la già difficile mediazione fra le parti in causa è resa ancora più complicata dal rinnovo del trattato New Start, scaduto giovedì e che regola il numero di testate nucleari strategiche dispiegate e dei relativi vettori (missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri pesanti), prevedendo anche meccanismi di verifica reciproca. Intanto, a Bruxelles, è stato presentato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, mentre alcune nazioni iniziano a considerare la ripresa del dialogo con il Cremlino per favorire la fine del conflitto.
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Attacco al potere
Ieri mattina, il numero due del Gru, il servizio segreto militare russo, Vladimir Alekseyev, è stato gravemente ferito a colpi d’arma da fuoco nell’atrio del palazzo in cui vive, nel Nord-Ovest di Mosca. L’aggressore, entrato fingendosi un fattorino, è in fuga. Secondo i canali Telegram russi Baza e Mash, il generale è in terapia intensiva con ferite a braccio, gamba e petto. Mosca ha parlato di ‘atto terroristico’ orchestrato dall’Ucraina. Kiev non ha ancora commentato. In passato l’Ucraina ha ucciso diversi alti gradi delle Forze Armate russe, ma si era trattato di operazioni ad elevato sforzo di intelligence e nelle quali erano state utilizzate cariche esplosive. Il vice capo dell’intelligence militare e figura chiave nei negoziati, Alekseyev è sotto sanzioni occidentali ed è ritenuto vicino alla Wagner, l’ex gruppo di mercenari ora confluito nelle Forze Armate. L’attentato evidenzia falle nella sicurezza interna, in un contesto in cui altri alti ufficiali russi sono stati uccisi a Mosca con autobombe ed esplosioni. Anche il Cremlino ammette che i vertici militari sono ormai bersagli vulnerabili.

Bruxelles si muove
L’Unione europea ieri ha presentato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia dall’inizio della guerra in Ucraina, mentre da Bruxelles si registra anche un timido cambio di atteggiamento di alcuni Stati membri sull’ipotesi di riaprire un canale di dialogo con Mosca. La portavoce della Commissione, Paula Pinho, ha parlato di “un cambiamento nella posizione di alcuni leader”, pur senza indicare se esista già una maggioranza favorevole. La linea ufficiale resta quella della pressione. Il nuovo pacchetto, proposto dalla Commissione e dal Servizio di Azione Esterna, colpisce 20 banche russe, raffinerie danneggiate dai raid ucraini e società attive nella prospezione, trivellazione e trasporto di petrolio. Prevista anche una revisione del price cap sul greggio per aprire a un possibile divieto totale dei servizi marittimi, oltre a una stretta contro l’elusione. L’Alto Rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha ribadito che la Russia non è invincibile e che occorre fermare gli introiti energetici di Mosca.
New start in alto mare
Intanto, è ancora stallo sul Trattato New Start, scaduto giovedì e che ormai è diventato un braccio di ferro fra Mosca e Washington. Il testo limitava a 1.550 le testate per Usa e Russia, detentrici dell’80% dell’arsenale mondiale. Washington chiede un accordo ‘nuovo e modernizzato’ e insiste perché la Cina entri nei negoziati, accusandola di espandere rapidamente le proprie capacità. Pechino respinge le pressioni, sostenendo che le sue forze non sono comparabili a quelle di Usa e Mosca. Il Cremlino, dal canto suo, per aiutare il partner cinese, propone di coinvolgere anche Francia e Regno Unito, consapevole del fatto che più interlocutori ci sono al tavolo, più trovare un accordo è difficile.