Venezuela, l’inferno nelle carceri del regime: “Torture, stupri e caldo asfissiante”

Roma. 10 gennaio 2026 – “La forza nella fede e il ricordo di tutti coloro che sono morti difendendo i diritti umani mi hanno tenuto attaccato alla vita. Ho perso quattro anni in carcere e nessuno mi potrà restituire questo tempo”. Il dissidente venezuelano Lorent Saleh, 37 anni, ex prigioniero delle carceri chaviste, oggi si trova in esilio in Spagna dove ha trovato rifugio a seguito di una mobilitazione internazionale che lo ha portato anche a essere insignito nel 2017 del Premio Sakharov dal Parlamento Europeo.

Saleh, il leader Maduro è stato catturato e sarà processato a New York con l’accusa, tra le altre, di narcotraffico. Quale esito si attende dalla transizione venezuelana?

“Si è realizzato il sogno di milioni di venezuelani. Sono ore di mobilitazione tra i connazionali in esilio all’estero per ottenere la liberazione di tutti i prigionieri politici, il ritorno degli esuli, e il ripristino del rispetto della volontà e sovranità popolare”.

Il Nobel per la Pace María Corina Machado, sua compagna di lotta, ha qualche possibilità di essere eletta presidente?

“Ad oggi tutto lascia supporre che la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez asseconderà ogni richiesta del presidente Trump. L’interesse degli Stati Uniti è di togliere terreno a Cina, Russia e Cuba nell’area. Spero che il processo di transizione democratica porti presto a nuove elezioni libere e sono sicuro che il popolo sceglierà Machado come suo leader”.

Nel 2018 lei compiva 30 anni e quello è stato l’anno della sua liberazione (era stato accusato dal governo Maduro di condurre addestramento paramilitare e pianificare attacchi contro il Venezuela). Cosa si ricorda degli anni della prigionia?

“Dei miei quattro anni di prigionia – prima a La Tumba (carcere a cinque piani sottoterra) e poi al El Helicoide a Caracas – ricordo la tortura fisica, inclusa la violenza sessuale su entrambi i sessi, e la violenza psicologica. Poi la tortura “bianca”: una luce abbagliante accesa giorno e notte, l’isolamento totale che fa perdere la cognizione del tempo e la ragione, le emissioni costanti di suoni, temperature a livelli estremi, condizioni igieniche terribili e malnutrizione. Strumenti utilizzati per privare l’individuo della propria dignità e annullarlo. Oggi sono oltre 800 i prigionieri politici incarcerati nei centri di tortura venezuelani. Tutti i crimini sono stati denunciati alla Corte Penale Internazionale dalle principali organizzazioni per i diritti umani”.

Lei che persona è oggi?

“Essere un difensore dei diritti umani è come nuotare controcorrente in un mare pieno di squali. La politica tende spesso alla polarizzazione, bollando la parte avversaria come un nemico. Difendere i diritti umani non deve essere un’istanza politicizzata ma è la base del vivere civile. Per questo ai giovani parlo sempre dell’importanza di esercitare e difendere quotidianamente la libertà e la democrazia, epicentro, quest’ultima, di pluralità e libero pensiero. Sono entrambe frutto di anni di lotte e sacrifici e non devono essere date per scontato perché perderle è questione di un attimo”.