Una casa dove qualcuno ha appena smesso di piangere e ha ricominciato a ridere: questo è ciò che si prova quando si legge Vita e peccati di Maria Sentimento (Rizzoli). Catena Fiorello Galeano racconta la Sicilia di fine anni Cinquanta con la luce feroce e dolce della memoria, ma soprattutto racconta una donna: Maria, madre imperfetta, fiera, scandalosa e necessaria. Una protagonista che non chiede di essere amata, ma di essere compresa. Ed è forse proprio questo il gesto più radicale della letteratura: chiedere comprensione invece che giudizio.
Ospite del vodcast Il Piacere della Lettura, Catena Fiorello Galeano parla del romanzo come di un’urgenza coltivata per quindici anni. Un debito verso la nonna Catena d’Amore e verso il padre, a cui il libro è dedicato. “Una vita triste e allegra”, dice. Triste perché segnata dall’abbandono e dalla solitudine, allegra perché ostinata nel riscatto. È da lì che nasce Maria Sentimento: una donna che non si piega al destino, ma lo sfida, con la testardaggine di chi ha deciso di non arrendersi mai.
Il titolo stesso è una dichiarazione di poetica. I peccati di Maria non sono quelli che la società le attribuisce, ma quelli che lei non riesce ad accettare. Come la difficoltà di comprendere l’omosessualità della figlia Anna, una ferita privata che diventa simbolo di un’epoca. In questo scarto tra amore e giudizio, Fiorello costruisce un personaggio lontano dall’esemplarità e vicino alla verità. Maria non è un modello: è una necessità narrativa e umana.
Al centro del romanzo c’è la maternità, raccontata nella sua forma più assoluta, quasi feroce. Non un’idea universale, ma un’esperienza radicale, che diventa felicità e identità. “Non tutte le donne si realizzano così”, precisa l’autrice, che si definisce madre in altri modi: attraverso la cura, gli affetti, la responsabilità. Una visione che amplia la maternità e la sottrae agli stereotipi.

L’intervista si fa poi politica, ma senza proclami. La Sicilia degli anni Cinquanta diventa uno specchio dell’oggi. Cambiano le forme, non i meccanismi: il pregiudizio, la maldicenza, la pressione sociale. Oggi il venticello della calunnia passa attraverso i social, ieri attraversava la piazza del paese. Eppure qualcosa si muove. Le ragazze parlano, denunciano, rompono il silenzio. “Ogni sassolino cambia la visione delle cose”, dice Fiorello. È un cambiamento lento, ma reale.
Tra le pagine emerge anche la violenza domestica, resa invisibile dal silenzio collettivo. Un tema che l’autrice affronta con lucidità: la responsabilità non è solo individuale, ma sociale. Le leggi, le comunità, l’indifferenza contribuiscono a mantenere il problema nascosto. È una denuncia che attraversa il romanzo senza retorica, restando ancorata alla vita.
E poi c’è Taormina, luogo-sogno e luogo-realtà. Le ville dei divi, Greta Garbo, Picasso, Anna Magnani: luci lontane per chi vive ai margini. Ma anche occasioni, incontri, possibilità. Un altrove che illumina i desideri di chi guarda da fuori.
Alla fine dell’intervista, Catena Fiorello Galeano lascia un messaggio semplice e potente: i libri possono salvare. Possono essere compagnia, rifugio, resistenza. Non vanno lasciati fermi, ma vissuti.
Il senso più profondo di Vita e peccati di Maria Sentimento è proprio questo: ricordarci che le storie non sono solo narrazioni, ma strumenti per restare umani. Che la letteratura non consola, ma accompagna. E che, come Maria, tutti abbiamo il diritto di cadere, sbagliare, amare, e continuare a lottare contro un destino che non è mai scritto fino in fondo.