Milano, 2 gennaio 2026 – Quello delle vacanze natalizie, si sa, è da sempre un tempo sospeso. Sono giorni di festa, di vacanza, ma anche a tratti giornate di dolce e indolente far niente. Cosa fare tra un pranzo e l’altro, tra un giro per negozi e bancarelle a caccia dell’ultimo regalo e un po’ di torpore dato invece dai giorni post natalizi? Ecco che la tv viene in soccorso: cosa c’è di meglio che rilassarsi guardando un reality show o game che proietta gli spettatori in un mondo senza pensieri? Esistono, anche se sembra fantascienza guardando i canali televisivi generalisti, programmi tv trash realizzati in maniera rispettosa del pubblico. E che, quindi, sono godibili e, a tratti, anche divertenti. Durante quest’ultimo anno, anzi durante il corso degli ultimi anni, sono stati diversi i programmi televisivi, proposti soprattutto dalle piattaforme streaming, che possono essere annoverati fra quelli caratterizzati da un intrattenimento tutto sommato godibile. Qualcuno di questi programmi offre anche momenti di puro e gustoso divertimento. Molti altri, invece, hanno soprattutto l’obiettivo di far evadere dalla routine quotidiana, di proiettare in un mondo fatto di meccanismi, di quiz da risolvere, ma anche semplicemente di osservazione “dal buco della serratura” delle esistenze altrui. E, si badi bene, nei 10 reality show e game da recuperare durante le vacanze di Natale la maggior parte è la versione italiana del format. Questo significa che in Italia fare trash di buona qualità è possibile. Con buona pace di alcuni dirigenti di canali tv generalisti che ancora non se ne sono resi conto.
Too hot to handle Italia
Letteralmente ‘Troppo caldo da maneggiare’. ‘Too hot to handle’ è ormai un format molto diffuso in diversi Paesi del mondo e la piattaforma streaming Netflix è zeppa delle varie versioni di questo programma. Il format è semplice: ragazzi e ragazze single, mediamente fisicamente prestanti, devono convivere per qualche settimana in una villa da sogno al mare. L’obiettivo è quello di “creare reali connessioni sentimentali” e quindi non lasciarsi andare ai puri piaceri della carne. Come viene perseguito questo obiettivo? Con il metodo più antico che possa esistere: il ricatto. “Tu cedi? E io tolgo soldi al montepremi”: è questo il concetto che viene ripetuto da Lana, il cono di luce in stile Alexa o Siri che di fatto conduce il programma. E che sanziona i concorrenti che non rispettano le regole. Chi vince? Non la coppia che avrà mostrato il maggior affiatamento reale, ma il concorrente o la concorrente che avrà compiuto un vero percorso di crescita e dimostrato di aver vissuto un reale cambiamento. Chiaramente nel contesto del programma. La vita vera è, ovviamente, tutt’altro.
Perché vedere ‘L’amore è cieco’
Ultimo in ordine di tempo arrivato in casa Netflix, ma fra i reality show che hanno suscitato il maggiore entusiasmo fra il pubblico: ‘L’amore è cieco Italia’ è senza dubbio uno dei titoli da recuperare con la certezza di non rimanere delusi. Da grande fan di ‘Stranger Things’, mi piace definire ‘L’amore è cieco’ come il “Sottosopra” di ‘Matrimonio a Prima Vista’. Perché i punti di contatto fra questi due programmi – pardon, esperimenti sociali, sono molti, ma uno al contrario rispetto all’altro: nel reality show di Netflix i partecipanti non si possono vedere, ma si innamorano parlandosi, dopodiché si scelgono, si promettono amore, vanno in viaggio di nozze, iniziano una convivenza e poi scelgono se sposarsi oppure separarsi; in quello targato Real Time le coppie prima si sposano senza essersi mai viste nè conosciute, poi vivono il momento del viaggio di nozze, quindi quello della convivenza e infine scelgono se rimanere insieme o separarsi. I meccanismi sono, quindi, molto simili. A differire in maniera determinante è la scelta del cast: quello de ‘L’amore è cieco’ contiene in maniera evidente una compilation di caratteristiche che non possono non risultare interessantemente trash. Dal malessere dei malesseri, ovvero l’imprenditore, poeta e mecenate Giovanni, sino all’improbabilissima coppia – che infatti è durata quanto un pavimento pulito subito prima della carica di dieci cani che si sono appena rotolati nel fango – costituita da Ludovica e Davide: di fatto gli unici a risultare ragionevoli sono Hyoni e Alessandro.
‘The Traitors’ è il miglior programma del 2025
Con ‘The Traitors Italia’, reality game disponibile su Prime Video, non siamo di certo di fronte a un programma trash. Anzi. Di “spazzatura” c’è ben poco, perché i contenuti sono molto interessanti e il meccanismo del gioco parecchio innovativo. Il format, ormai consolidato nelle versioni straniere del reality game, è tutto sommato semplice: tredici concorrenti, dieci leali e tre traditori segreti. Che ogni sera si riuniscono in gran segreto per “far fuori” uno dei leali. La scoperta dell’eliminazione da parte dei traditori di un concorrente avviene da parte di tutti solo la mattina seguente. Nel frattempo tutto il gruppo si riunisce per mettere al bando un concorrente ritenuto traditore dalla maggioranza. Un programma in stile ‘La talpa’, si dirà. In realtà le differenze sono numerose, prima fra tutte la cooperazione fra leali e traditori: nessuno boicotta le prove del gruppo perché tutti hanno interesse a far aumentare il montepremi di cui sono pretendenti. Tutto è ammantato da un’atmosfera medieval-misteriosa che non risulta stucchevole neppure per un minuto. Una bella scoperta da guardare. In attesa della prossima stagione.
Se volete ridere guardate ‘Red Carpet – Vip al tappeto’
A cercare bene, spesso coadiuvati anche dalla pubblicità, su Prime Video si scoprono vere gemme del trash fatto con gusto. ‘Red Carpet – Vip al tappeto’ è una di queste. Non è un reality show nè un reality game. Nè tantomeno un talent show, visto che di talento da dimostrare qui ce n’è solo a sprazzi. Il talento, senza dubbio, è quello dei comici chiamati a far ridere in ogni frangente. E in effetti molti ci riescono. Il format è una novità per il panorama televisivo italiano: un Vip – sempre sui generis, basti pensare che fra i partecipanti delle prime edizioni abbiamo Cristiano Malgioglio, Flavia Vento, Elettra Lamborghini, Giulia De Lellis – deve percorrere un intero tappeto rosso scortato da una serie di comici in veste di guardie del corpo, il motivo è che il red carpet in questione è costeggiato, e in alcuni casi caratterizzato, da una serie di insidie. L’obiettivo della squadra di guardie del corpo è riuscire a condurre il Vip sano e salvo dall’inizio del tappeto rosso sino all’auto che l’attende alla fine del percorso nel minor tempo possibile. ‘Red Carpet – Vip al tappeto’ è un programma gustoso, che non richiede un grande impegno ma che mantiene la promessa iniziale: far ridere e regalare leggerezza. E scusate se è poco.
‘R.I.P. – Roast In Peace’: il tentativo italiano
Uno dei titoli di punta del 2025 fra gli show disponibili sulla piattaforma streaming Prime Video è senza dubbio ‘R.I.P. – Roast In Peace’. Il titolo evoca una consuetudine della stand up comedy americana, ovvero letteralmente quella di “arrostire” e cioè rendere qualcuno oggetto di prese in giro e sberleffi, metterlo alla berlina dal palco. In italiano non rende particolarmente l’idea, ma semplicemente perché questa non è una consuetudine particolarmente diffusa. Lo stile italiano, seppur di stand up comedy e quindi con caratteristiche un po’ importate dagli Stati Uniti, non è così incline alla presa in giro ruvida “ad personam”. Cosa che invece fa ‘Roast In Peace’. Il format disponibile su Prime Video prevede la messa in scena del funerale di un personaggio noto. Che è presente in carne e ossa sul palco e che diventa oggetto di questa messa alla berlina da parte di sei comici. I quali non risparmiano critiche anche feroci al Vip “roasted”. Il tasso di trash di questo programma deriva dal fatto che ogni tanto qualche comico possa rischiare di debordare.
Altro che Italia Shore, c’è ‘Summer Job’
Una sorta di Geordie Shore all’italiana, ma con un cast che alza ulteriormente il tasso di trash. Non è possibile? Guardare per credere: ‘Summer Job’, reality show disponibile su Netflix è un concentrato di tutto ciò che svuota il cervello. O fa profondamente irritare, questo è senza dubbio l’altra faccia della medaglia. Il format è più o meno come quello dei vari Shore: un gruppo di ragazzi, in questo caso molto giovani, vive in una villa non essendo in vacanza ma dovendosi in qualche modo guadagnare la permanenza lavorando. Un dato fondamentale da considerare è che in ‘Summer Job’ i concorrenti dichiaratamente non hanno alcuna voglia di faticare e non considerano il lavoro come un’opzione praticabile nella loro esistenza di quel preciso momento. A differenza dei vari Shore, nel programma italiano sono previste eliminazioni perché si tratta di un programma che alla fine esprime un vincitore o una vincitrice. ‘Summer Job’ si presta particolarmente ad essere visto in questi giorni di festa, durante i quali la voglia di avere la mente occupata da temi importanti e profondi è decisamente scarsa. E questo è il programma perfetto: non è impegnato il cervello dei concorrenti, figuriamoci quello degli spettatori.
‘Il mio grosso grasso matrimonio gipsy’ è puro culto
Quanto si fa amare Real Time quando propone reality show del calibro de ‘Il mio grosso grasso matrimonio gipsy’, un programma che porta realmente chi lo segue in un altro mondo. Un po’ perché è girato negli Stati Uniti e un po’ perché racconta degli usi, e dei sempre poco kitsch costumi, di alcune famiglie gitane. A dire il vero, è uno spaccato interessante. In qualche modo, ‘Il mio grosso grasso matrimonio gipsy’ può essere anche considerato quasi un documentario. Che in molti casi mostra comportamenti disfunzionali per la mentalità di gran parte del pubblico, ma pur sempre un documentario (ovviamente trash) che racconta consuetudini e usanze di persone che probabilmente altrimenti non riusciremmo a conoscere. Il format, come spiega chiaramente il titolo, prevede che le telecamere seguano delle giovani donne gipsy (e le loro famiglie) nel percorso verso il matrimonio: dalla preparazione per l’incontro con un possibile pretendente sino alla scelta dell’abito per la cerimonia, nel mezzo tutta una serie di drammi famigliari, di contrattempi e spesso anche di scelte dolorose. Tutto vissuto e raccontato in un modo talmente esagerato da risultare divertente. ‘Il mio grosso grasso matrimonio gipsy’ è da collocare senza dubbio fra i programmi “svuotacervello” per eccellenza. Un programma che si può tranquillamente tenere come sottofondo durante questi giorni di festa, ma anche una volta tornati alla vita “normale”: non impegna e a volte risulta anche divertente.
Si viaggia con ‘90 giorni per innamorarsi’
Anche nel caso di ‘90 giorni per innamorarsi’, Real Time ci regala grandi perle. Perché tutte le numerosissime stagioni di questo reality show si possono trovare soltanto su questa rete. E non possiamo fare altro che ringraziare i responsabili di questa scelta. Il format ci porta all’estero: il visto K-1 prevede che chi lo ottiene possa vivere in uno Stato per 90 giorni, a patto che però dichiari in fase di richiesta di avere intenzione di sposarsi scaduti questi 3 mesi di tempo. Ed è proprio questo il concetto alla base del programma televisivo: due persone che solitamente non hanno la possibilità di vedersi di persona perché vivono in Stati differenti – a volte i partecipanti provengono addirittura da continenti diversi -, stanno insieme per novanta giorni nel Paese di una o dell’altra e si conoscono. L’obiettivo finale è quello di riuscire a superare le barriere linguistiche, culturali e sociali e costruire un rapporto che sia il più possibile solido e che poi possa portare a un’unione duratura. E anche con ‘90 giorni per innamorarsi’, come avviene per ‘Il mio grosso grasso matrimonio gipsy’, gli spettatori vengono trasportati in un mondo che altrimenti non avrebbero la possibilità di frequentare. Un mondo che gran parte del pubblico televisivo italiano ignora. L’alto tasso di trash in questo reality show è garantito dalle scenate, di gelosia ma anche dipendenti da contrasti caratteriali, dei vari protagonisti. Scenate che spesso rasentano il ridicolo. Anche questo è un programma che si candida a diventare uno degli “svuotacervello” che possono alleggerire la quotidianità.
‘Matrimonio a prima vista’ è il re dei reality show
Con ‘Matrimonio a prima vista’, Real Time ci regala diverse stagioni di un reality show che non è per nulla trash. Anzi. Questo è un programma che sta funzionando molto fra il pubblico italiano e i motivi sono molteplici: dalle possibilità di identificazione nei protagonisti da parte di chi guarda – per molti il matrimonio è un sogno al quale tendere –, il fatto di spiare sempre le vite degli altri, seppur sconosciuti, “dal buco della serratura” ma senza fare alcuna fatica, l’opportunità di vedere disvelati e disponibili davanti agli occhi alcuni meccanismi della coppia e alcune reazioni di uomini e donne a determinate sollecitazioni. Va poi sottolineato che il format è particolarmente intrigante e senza precedenti in Italia prima dello sbarco di ‘Matrimonio a prima vista’: due persone vengono abbinate, a seconda del questionario che hanno preventivamente compilato, da tre esperti che le ritengono tra loro compatibili. I due partecipanti a questo “esperimento sociale”, quindi, si sposano senza essersi mai visti nè parlati prima. Dopodiché vanno in viaggio di nozze e affrontano alcune settimane di convivenza, prima di prendere la decisione definitiva: rimanere sposati o separarsi definitivamente? Mentre le prime edizioni rappresentavano un vero esperimento sociale, oggi ‘Matrimonio a prima vista’ appare un programma un po’ più “costruito”, ma questo è fisiologico dopo diverse edizioni. Per il pubblico il format rimane interessante e divertente. Rispetto a tanti altri programmi, ‘Matrimonio a prima vista’ richiede un po’ più di attenzione da parte dello spettatore.
Il simbolo del trash: ‘The Real Housewives’
Real Time porta nelle case di tutti il distillato di trash più puro che si possa vedere nella tv italiana: ‘The Real Housewives’. Le versioni di Napoli e Roma sono gustose, imperdibili. Perché è un trash non volgare, non “alla Grande Fratello” per intenderci. Il format è caratterizzato dal racconto delle vite e della quotidianità di alcune donne benestanti residenti in alcune città. Le versioni italiane di ‘The Real Housewives’ si sono svolte a Roma e Napoli e regalano agli spettatori dei ritratti di figure ormai diventate leggendarie fra alcuni appassionati. Figure del tutto surreali. E che, proprio per questo motivo, appaiono divertenti e gustose. Con siparietti diventati ormai celebri anche fra chi non ha guardato neppure un solo minuto di questo reality show. Questo è un programma che non ha bisogno di grandissima attenzione, è uno dei tipici “svuotacervello” che possono risultare molto godibili e utili soprattutto in questi giorni di festa.
‘L’ultimatum: o mi sposi o te ne vai’, perché vederlo
Prendete alcune coppie di fidanzati nelle quali un componente vuole sposarsi e l’altro no e metteteli in tv. Risulta già tremendo così. Se poi aggiungiamo che questi fidanzati e fidanzate devono incontrare le altre coppie e scegliere con quale altro componente vivere per tre settimane “da sposati”, con tutti gli annessi e connessi, ecco che la situazione si fa più complessa. Il motivo di questo scambio? Arrivare con le idee più chiare alle tre settimane di convivenza con il compagno o la compagna “ufficiale”. ‘L’ultimatum: o mi sposi o te ne vai’ è un reality show, chiaramente americano, disponibile su Netflix ed è così paradossale da meritare una possibilità. Le prime 2-3 puntate servono a dare il via al racconto, ma poi se ne rimane realmente affascinati. Perché è un reality show così surreale da sembrare finto. E quindi da calamitare l’attenzione di chi lo guarda. Potrà arrivare una versione italiana? Non è da escludere, visto che di fatto ce n’è già stata una che si avvicina parecchio a questa formula: ‘Amore alla prova – La crisi del settimo anno’. Anche questo assolutamente da recuperare.