
A trent’anni dalla collisione fra la “Moby Prince” e una petroliera, che costò la vita a 140 persone, un libro prova a fare luce sul caso. Aprendo una pista sul traffico di greggio nel Mediterraneo
10 aprile 1991. La Juventus gioca contro il Barcellona l’andata della semifinale di Coppa delle Coppe. Mentre mezza Italia è incollata alla tv, il traghetto di linea “Moby Prince”, in partenza da Livorno e diretto a Olbia, centra la petroliera “Agip Abruzzo”, ancorata nella rada del porto. Nell’incendio moriranno 140 persone. Solo un superstite, il mozzo Alessio Bertrand. Un miracolo verrebbe da pensare. E invece di miracoli in questa storia non ce ne sono stati. Verità nascoste sì. Trent’anni dopo un libro torna sul luogo dello schianto. S’intitola “Una strana nebbia” ed è il risultato di un’inchiesta del giornalista Federico Zatti, che a quella nebbia, additata subito come causa della collisione, non ha mai creduto.Nel rimettere insieme i pezzi, Zatti capovolge l’inquadratura sulla vicenda, spostandola sulla petroliera. «È il petrolio il tema del libro, e forse anche di questa storia – spiega – A inizio anni ’90, dieci anni dopo lo “Scandalo petroli” (che a fine ’70 vide coinvolti imprenditori, politici e Guardia di Finanza in traffici illeciti di greggio, ndr), quel traffico di petrolio potrebbe essere stato spostato dalla terraferma verso il mare». E la “Moby Prince”, la notte del 10 aprile ’91, ci si sarebbe schiantata contro. Nel seguire questa pista, Zatti mette in fila tutti i punti rimasti nella nebbia in questi anni. Com’è possibile che un traghetto sia andato a sbattere a tutta velocità contro una petroliera ferma una sera in cui la visibilità era buona? Perché ha preso piede l’ipotesi dell’errore del comandante Ugo Chessa, “distratto” dalla Juve, nonostante questi fosse uno dei più esperti in tutto il Mediterraneo? È vero che l’“Agip Abruzzo” proveniva dal porto egiziano di Sidi Kerir e non da uno scalo in Sicilia, ad esempio Milazzo, come suggerisce la ricostruzione del tragitto della petroliera prima di raggiungere Livorno? Un’altra questione lasciata in sospeso è quella dei soccorsi, che alla “Moby Prince” furono tardivi a differenza che per l’“Agip Abruzzo”. Ma non solo. Dai rilievi sulle vittime in nessuna sono emersi segni di caduta. Inoltre quasi tutti i corpi sono stati trovati al centro della nave, con accanto le valigie e addosso il giubbotto di salvataggio.
